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Intesa e Unicredit, nel risiko bancario è il momento delle big: possibile accordo per le Generali

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L’estate del grande riassetto finanziario procede a passo più lento delle attese, ma deciso. La scorsa settimana c’è stato l’annuncio di imminenti riunioni dei consigli di amministrazione del Banco Bpm e del Monte dei Paschi di Siena, pronti secondo indiscrezioni a deliberare sul futuro. Annuncio che si è rivelato essere solo un colpo di sole, come confermato nella serata di venerdì dal comunicato del Banco Bpm, che ha interrotto «le consultazioni in merito alla potenziale aggregazione, dandone contestuale comunicazione a Mps».
Per Giuseppe Castagna lo scorso è stato un venerdì da dimenticare. In mattinata infatti, a Parigi, i vertici del Crédit Agricole, banca che controlla il 29,9 per cento del capitale del Banco Bpm, erano andati giù molto duri commentando le vicende del risiko bancario italiano. «Non abbiamo ricevuto alcun progetto, alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Banco Bpm», ha annunciato pubblicamente l’amministratore delegato dell’Agricole Olivier Gavalda. E il suo vice, Jérôme Grivet, ha rincarato la dose: «Nulla può accadere contro di noi o senza di noi». A sera il passo indietro del Banco Bpm, dopo un consiglio di amministrazione dai toni roventi. Altro che merger of equals.

Era già stata una settimana ricca di velleitarie iniziative. Venerdì il gran finale. Esemplare in questo contesto la lettera dei consiglieri di minoranza di Mps, firmata dall’ex presidente Nicola Maione, da Paola De Martini di Assogestioni (entrambi tra i firmatari della lettera di licenziamento di Luigi Lovaglio nei mesi scorsi), assieme ad Antonella Centra e al rettore della Luiss, Paolo Boccardelli.
Esemplare soprattutto dopo il comunicato della banca Mps del 16 luglio scorso, dagli stessi votato favorevolmente. Sono schermaglie che fanno riaffiorare antichi rancori e nuove conflittualità e che portano ad evidenziare due particolari. Il cda del Monte dei Paschi manca ancora di due consiglieri in rappresentanza delle minoranze, visto che l’imperfetta composizione della lista del cda uscente da parte dell’allora presidente del Comitato nomine, Domenico Lombardi, unitamente all’ex presidente Maione, ha bloccato la sostituzione del dimissionario Fabrizio Palermo e dell’ineleggibile Carlo Vivaldi, dato che la posizione di Gianluca Brancadoro e di Alessandro Caltagirone, primi sostituti nell’ordine di lista del cda uscente, è ancora al vaglio della Banca centrale europea, che analizza, preventivamente all’autorizzazione, i requisiti di fit and proper.

Secondo aspetto, non meno rilevante per la comunità finanziaria, è che da questo disordinato assalto all’arma bianca si è chiamato fuori Corrado Passera, ex amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo ed ex ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, lui pure eletto nella lista del cda uscente, ma che non ha firmato la lettera dei giorni scorsi. Un segnale molto chiaro.

Il concludersi delle trattative tra Banco Bpm e Mps lascia il campo libero ad Intesa e conferma che quella di giugno era davvero e soltanto una lettera d’amore, come la definì Carlo Messina, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, rimasto da solo in campo. L’opas presentata l’8 giugno è un’operazione importante, in parte cash, che potrebbe portare Intesa a diventare il primo azionista delle Assicurazione Generali. Proprio il riassetto del capitale del Leone di Trieste è al centro delle osservazioni di questo momento. Quello che rileva dall’ultima settimana sono i concilianti messaggi di stima, rispetto ed amicizia che i due grandi protagonisti della finanza nazionale, Carlo Messina ceo di Intesa e Andrea Orcel ceo di Unicredit, si sono scambiati reciprocamente, Orcel esprimendosi sulle pagine del Corriere della Sera, nell’intervista di domenica 26, Messina in conferenza stampa, dopo aver presentato il più lusinghiero semestre nella storia della banca (5,6 miliardi di utile).

Un fair play che, secondo voci di mercato, prelude ad altro. Se Messina riuscirà, come probabile, a portare a termine l’opas su Mps si troverà, salvo singolari interpretazioni da parte dell’Antitrust, con un eccesso di sportelli sul territorio italiano. Ben 635 dei 1.252 sportelli oggi del Monte dei Paschi sono già stati promessi all’Unipol di Carlo Cimbri, consigliere di amministrazione della società che edita questo giornale e che la scorsa settimana ha votato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi al servizio dell’operazione. Sportelli che poi verranno girati a Bper Banca, di cui Unipol è primo azionista. Ma le oltre seicento agenzie rimanenti sono un carico pesante per Intesa, che dall’opas del 2020 su Ubi ha sempre dichiarato di non poter partecipare al risiko domestico vista la sua posizione di chiara leadership sul territorio italiano. E allora? Allora ecco la soluzione masticata dal mercato: le 617 agenzie di Mps non vendute a Unipol saranno cedute a Unicredit, che colmerà in questa maniera la sua attuale carenza territoriale italiana, lasciando a Intesa il vero valore della operazione sul Monte, ovvero la quota di primo azionista delle Generali.

Il piano è ardito, ma il riassetto in atto intende agire in profondità sul futuro della struttura finanziaria del Paese. Unicredit oggi ha in portafoglio l’8,8 per cento di Generali. Una quota che, ai valori di venerdì scorso, vale circa sei miliardi di euro. Un valore che potrebbe contribuire al pagamento delle 617 agenzie bancarie in eccesso a Intesa, insieme ad altri asset, anche se nel comunicato dell’8 giugno scorso Intesa ha definito la sua partecipazione in Generali di «natura meramente finanziaria». Quell’8,8 per cento, unito al 3,13 per cento già oggi in portafoglio a Intesa Sanpaolo e al 13,32 per cento oggi di Mps, porterebbe Intesa a contabilizzare il 25,25 per cento delle Generali, quindi nei fatti a controllarla. Sarebbe la realizzazione tardiva del progetto che Messina persegue dal 2017, giusto in tempo per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone, nella primavera del 2028.
Orcel, dal canto suo, potrebbe in questo modo finalmente sottolineare l’aumentata presenza di Unicredit in Italia e tutti avrebbero da guadagnare. Meno il Banco Bpm, bloccato dai francesi.

3 agosto 2026, 19:49 - Aggiornata il 3 agosto 2026 , 19:50