Kering, vendite a 3,65 miliardi (+1%) «Segnali di ripresa» nei conti di Gucci
Kering prova a tornare in carreggiata grazie alle manovre messe in atto dal ceo Luca de Meo attraverso il suo piano di rilancio e la nuova riorganizzazione in quattro segmenti operativi. Il gruppo francese del lusso ha chiuso ieri in graduale miglioramento, con il fatturato del secondo trimestre in lieve aumento dell’1% (+2% a cambi costanti), a 3,65 miliardi, «con un ritorno alla crescita delle vendite» ha sottolineato de Meo, che ha evidenziato «una nuova accelerazione sequenziale, incluso per Gucci, sostenuta dalle azioni intraprese negli ultimi mesi». Il primo semestre ha registrato ricavi per 7,22 miliardi, in calo del 3% a cambi correnti ma in lieve ripresa (+1%) su base comparabile. Cade invece del 60% l’utile, dai 474 milioni della prima metà dello scorso anno ai 189 milioni di questo.
«I risultati del primo semestre testimoniano l’impatto positivo delle misure sostanziali che abbiamo adottato per rafforzare la desiderabilità e l’unicità dei nostri marchi, semplificare l’organizzazione e aumentare l’efficienza», ha sottolineato il numero uno di Kering, che ha messo in luce i primi segnali di progresso nell’intero gruppo «in termini di desiderabilità dei marchi, dinamica commerciale e performance operative», rivendicando gli effetti iniziali del piano di rilancio. La redditività migliora: il margine operativo sale al 12,8%, pari a 921 milioni, sostenuto da una forte disciplina sui costi e da un programma di razionalizzazione della rete retail, che nel semestre ha visto 84 chiusure.
Il principale segmento del gruppo (Fashion & Leather Goods) chiude il secondo trimestre con ricavi pari a 2,9 miliardi, sostanzialmente stabili su base comparabile (-1% a cambi correnti). Nel semestre le vendite arrivano a 5,8 miliardi (-5%). Il fatturato del marchio chiave del gruppo, Gucci, è stato di 1,410 miliardi, in calo del 3% a cambi correnti e del 2% su base comparabile, ma con un miglioramento di 7 punti percentuali rispetto al primo trimestre. Nel semestre il marchio totalizza 2,757 miliardi, in calo del 9%. Le nuove collezioni — in particolare le linee Borsetto e Paparazzo — stanno contribuendo a rafforzare la visibilità del brand. Le partnership con Alpine e L’Oréal sono destinate a sostenere ulteriormente la proiezione internazionale.
Ma è la gioielleria il vero motore della crescita, trainata da Boucheron e Pomellato, con performance record in Giappone e Asia Pacific. Il segmento ha segnato un balzo del 15% nel trimestre a 252 milioni, e del 14% nel semestre, a 521 milioni. Cresce nel trimestre anche il settore dell’occhialeria che ha raggiunto 476 milioni di euro, (+7% a tassi correnti e dell’8% a tassi comparabili) sostenuto da iniziative prodotto come la capsule per i 40 anni di Lindberg, il rilancio dell’ottico Maui Jim e il debutto della collezione Valentino. Nel semestre ha raggiunto invece 965 milioni, in aumento del 5% nel semestre.
Riguardo alle geografie, il Nord America ha continuato a rappresentare il principale motore di crescita. Europa occidentale e Asia-Pacifico hanno evidenziato i primi segnali di ripresa, mentre la Cina è rimasta un mercato difficile. Nonostante l’instabilità globale, de Meo guarda al futuro concentrato «sull’attuazione rigorosa e coerente della nostra roadmap, al fine di porre le basi per una crescita sostenibile e per la creazione di valore a lungo termine». Il titolo ha chiuso ieri in rialzo del 3,15%.
29 luglio 2026, 10:48 - Aggiornata il 29 luglio 2026 , 10:51