La missione che studierà le nubi di fuoco provocate dagli incendi
È pronta a partire la prima missione che attraverserà le cosiddette nubi di fuoco, il cui nome corretto è pirocumuli: le imponenti formazioni che si innalzano nell'atmosfera sopra incendi particolarmente vasti e intensi, come quelli in corso in Francia, in Spagna e in alcune zone degli Stati Uniti. L'obiettivo della campagna della Nasa, chiamata Inspyre (Injected Smoke and Pyrocumulonimbus Experiment), è raccogliere dati e campioni e svolgere analisi su questo fenomeno, che presenta ancora aspetti poco chiari: dalla quantità di fumo immessa nell'atmosfera alle soglie di energia necessarie a innescarlo, come evidenzia la rivista Nature sul suo sito.
"I grandi incendi costituiscono un grandissimo motore di energia, che si va ad aggiungere a un sistema complesso qual è l'atmosfera", dice all'ANSA Cristiano Foderi, ricercatore dell'Università di Firenze ed esperto di incendi. "A un certo punto, i gas caldissimi che salgono verso l'alto, insieme a grandi quantità di vapore acqueo, incontrano strati dell'atmosfera più freddi e allora inizia la formazione di grosse nubi, che continuano a essere sostenute dalla grande quantità di energia rilasciata. L'incendio inizia, così, a decidere il proprio meteo - prosegue Foderi - grazie alle grandi correnti ascensionali che rimescolano non solo gli strati più bassi dell'atmosfera, ma anche quelli più alti. I pirocumuli, infatti, spesso sfondano il tetto della tropopausa, arrivando anche intorno ai 7mila metri di altitudine".
La missione della Nasa, che proseguirà fino a settembre e coinvolgerà più di 150 ricercatori, prevede l'uso di alcuni jet, che raccoglieranno campioni di fumo e analizzeranno le nubi con strumenti a infrarossi. Nel frattempo, a terra verranno impiegate tecnologie quali radar mobili e palloni sonda, per misurare le condizioni che alimentano la nube. Una delle domande principali a cui la campagna cercherà di dare risposta è se le nubi causate dagli incendi, che sono state osservate per la prima volta nel 1998, stiano diventando più frequenti a causa del cambiamento climatico.
"Si tratta di una domanda estremamente complessa - commenta Foderi - perché questi fenomeni sono dovuti a una combinazione di molti fattori diversi. Sicuramente, il cambiamento climatico influenza il modo nel quale si sviluppa l'incendio, e favorisce le condizioni meteorologiche necessarie alla formazione dei pirocumuli".
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