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Lusso, Azimut Benetti a 3 miliardi di ordini tra super yacht e resort: i piani alle Maldive e il salvataggio di The Italian Sea Group

· Business

Ci sarà un momento di questa intervista in cui la voce di Giovanna Vitelli cambierà tono, come per assicurarsi che il suo interlocutore sia abbastanza attento e ricettivo. Quel momento arriverà parlando di prodotto, innovazione e tecnologia. Prima, però, ascolteremo la sua analisi sui riflessi che la complessa situazione geopolitica nel mondo riversa sulla nautica da diporto. Del resto il punto di osservazione di Vitelli è quello privilegiato di presidente e proprietaria del più grande produttore mondiale di yacht sopra i 24 metri, il gruppo Azimut|Benetti. Ma anche presidente di Altagamma, l’associazione che riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana.
«La situazione geopolitica è complessa ma per quanto riguarda la nautica da diporto dobbiamo distinguere il segmento delle imbarcazioni sopra i 30 metri da quelle sotto. Gli effetti negativi si sentono di più in quest’ultimo, con un rallentamento al quale come gruppo abbiamo reagito andando a cercare nuovi sbocchi — dice Vitelli —. Questo ci ha consentito di rimanere stabili anche nella fascia minore. Diverso il discorso nella fascia maggiore, dove il mio portafoglio ordini ha toccato i tre miliardi, in crescita rispetto allo scorso anno perché nel segmento delle barche molto grandi sia con Azimut che con Benetti stiamo vivendo una stagione vivace. Tre miliardi sul triennio ci danno ovviamente sicurezza. Abbiamo gestito bene il periodo Covid e post Covid e in cinque anni il fatturato è salito da 700 milioni a un miliardo e mezzo. Siamo poi forti di oltre mezzo miliardo di cassa, potendo guardare a investimenti di ogni tipo, in primis al prodotto. Al Salone di Cannes solo Azimut ha portato quattro nuovi modelli. Siamo l’espressione tipica dell’azienda familiare che reinveste gli utili in azienda».

Guardate anche a un intervento per rilevare The Italian Sea Group?
«Gli spazi sono molto interessanti, siamo nella data-room e stiamo analizzando la situazione del cantiere, che è complicata, con barche in costruzione, dipendenti. In una situazione così non vanno fatti errori ma certo siamo tra quelli che possono gestirla con serietà e continuità».
Torniamo al prodotto. Sia con Azimut che con Benetti vi state spostando su barche di dimensioni maggiori.
«Abbiamo sentito arrivare questo diverso trend e quindi in questi ultimi cinque anni la gamma di prodotto si è spostata più verso l’alto. Inoltre abbiamo aggiunto prodotti più premium, con un posizionamento più alto – come la linea Seadeck di Azimut - e ci siamo tirati su le maniche sulla fascia più critica inventando cose nuove. Ad esempio, siamo andati ad esplorare il mondo della luxury resort e solo in Asia, in particolare alle Maldive, abbiamo venduto 18 barche. L’idea è coniugare soggiorni in resort su misura con la libertà della crociera in mare. Già da quest’anno, una flotta dedicata di 18 yacht Azimut e un centro di assistenza Azimut a Malé daranno vita a questa visione».
E poi ci sono le grandi sfide di sostenibilità e nuove tecnologie...
«Su questo non abbiamo mai mollato. Si è parlato in questi anni di tecnologie e fuel alternativi quando né la produzione, né la distribuzione erano utilizzabili su diverse dimensioni di barche. Noi abbiamo scelto di non fare promesse ma dare risposte, scegliendo le migliori tecnologie disponibili per avere i migliori risultati oggi. Questo ci ha portato, nel mondo Azimut, ad avere gran parte della gamma a livello di low emission yacht perché facciamo dal 20 al 30% in meno di consumi di barche simili. Il 44 metri presentato a Cannes è l’essenza massima di questa scelta. Il concetto di sostenibilità lo abbiamo abbracciato anche da un altro punto di vista, il silenzio, applicando le tecnologie disponibili per ridurre la rumorosità a bordo. Abbiamo ad esempio puntato sull’offerta di un pacco batterie che consente una ricarica veloce, due ore, per stare fino a otto ore nel silenzio. Offriamo questo su quasi tutta la gamma Azimut. Non sarà la soluzione ultima ai problemi del pianeta, ma se si insegue sempre quello che non c’è, non avremo mai risultati palpabili. Se tutta la nautica puntasse su ciò che è possibile, ridurre le emissioni del 30%, sarebbe un bel risultato. Oltretutto parliamo di sistemi facilmente gestibili».
Quali clienti apprezzano maggiormente questo tipo di offerta, i più giovani o gli armatori più navigati?
«Entrambe. Il cliente experience per certi versi comprende ancora di più il beneficio offerto perché è figlio dell’era del generatore acceso, mentre il giovane ce l’ha un più nelle sue corde».
Sempre più la nautica è legata a mondi come la moda e il mobile, gli altri pilastri del made in Italy vincente.
«È sempre stato un po’ così nel senso che la nautica è di per sé oggetto di design ma anche grande contenitore, mezzo per muoversi, ma anche una bella villa. Certamente c’è stato un crescere delle collaborazioni tra mondo di terra e di mare. Architetti che vengono da altri mondi si sono avvicinati alla nautica. A me piace chi ha un atteggiamento eclettico, chi ha lavorato nell’hotellerie, retail, musei, residenziale di lusso, cioè declinazioni che portano ecletticità di pensiero. Un percorso che ha arricchito ulteriormente il nostro settore. Il ruolo del cantiere è poi decisivo perché deve mettere insieme questi portatori di identità».
I Saloni Nautici continuano ad essere strategici per vendere barche?
«Per me l’aspetto fisico rimane imprescindibile. Possiamo fare video meravigliosi che raccontano i nostri prodotti e che aiutano il potenziale cliente a farsi un’idea, ma poi il contatto fisico è necessario quando si compra una barca. Che si chiami evento o Salone, è necessario. Il Salone rimane un momento centrale e anche per il cantiere lo è. Personalmente mi ritengo un animale da Salone. Si lavora magari tre anni per produrre un prodotto nuovo e non c’è dubbio che quell’appuntamento rappresenti il termometro per tastare cosa piace al mercato. È un incontro che non ritengo sostituibile».

21 set 2026 | 09:55