Mps e Banco Bpm accelerano sull’integrazione, i cda prima dei conti per stoppare l’offerta di Intesa: il risiko si scalda
Il progetto di combinazione tra Monte Paschi e Banco Bpm subisce un’accelerata. Ora anche i vertici di Piazza Meda sono al lavoro sulle nozze per cercare una quadra mentre il ceo della banca toscana, Luigi Lovaglio, starebbe vagliando più ipotesi con gli advisor Goldman Sachs, Ubs e Vitale. Anche perché il percorso è tutt’altro che facile, sia dal punto di vista finanziario — battere cioè i 30,6 miliardi di euro messi sul piatto da Intesa Sanpaolo per Rocca Salimbeni —, sia dal punto di vista normativo.
Secondo indiscrezioni di mercato è probabile che i cda delle due banche portino avanti parallelamente l’operazione di «fusione tra pari» e dichiarino congiuntamente l’operazione così da stemperare la passivity rule a cui deve sottostare Mps, la regola cioè che le impone di astenersi da qualsiasi manovra che possa contrastare l’Opas di Ca’ de Sass.
Probabile che le riunioni dei due board vengano messe in calendario prima di quelle dei conti semestrali del 5 e 6 agosto, forse qualcuno ipotizza già domenica prossima. Per Piazza Meda il piano di unione dovrà arrivare al comitato parti correlate prima che al cda, dato che è socia di Rocca Salimbeni con il 3,74%.
Qualcuno fa notare che un ruolo potrebbe averlo Mediobanca, controllata di Mps con l’86,3%, in quanto formalmente non imbrigliata dalla passivity rule, anche se questa norma si estenderebbe a tutto il perimetro della banca. A muovere potrebbe essere lo stesso Monte Paschi con un’offerta di fusione su carta a cui sarebbe aggiunta una componente cash per superare nel concambio quella di Intesa Sanpaolo: la liquidità potrebbe arrivare dal disinvestimento di quote non strettamente legate all’attività di banca commerciale, ma tutti guardano al 13,3% di Generali.
Dopo i cda sarà la volta delle assemblee straordinarie, che dovranno approvare le nozze con il 66%. E in entrambi i casi ricomincerebbe la conta dei voti dei soci. Siena dovrebbe tenere conto innanzitutto del congelamento della quota di Banco Bpm poiché in conflitto di interesse, quella stessa quota che fu determinante per la rielezione di Lovaglio a ceo grazie al 49,5% delle preferenze incassate dalla lista di Plt; bisognerà poi convincere Delfin (17,5%) e di nuovo tutti i fondi, che avrebbero fatto sostanziali aperture alla proposta di Carlo Messina (16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni Mps, più un euro in contanti per ciascuna azione di Monte Paschi); difficile invece sperare in un cambio di idee del gruppo Caltagirone (10,2%).
Quanto all’ex popolare milanese lo scoglio più arduo sono i soci di controllo ovvero i francesi del Crédit Agricole, con in mano il 29,3% della banca: dopo la proposta di Intesa Sanpaolo le riflessioni su un’unione Bpm-Crédit Agricole Italia erano tornate a farsi più concrete. La proposta di fusione dalla sua avrebbe la velocità d’esecuzione, bruciando l’offerta di Intesa Sanpaolo, anche se si starebbe guardando a un’opas lato Banco, che avrebbe il vantaggio di evitare l’assise a Mps. Lovaglio intanto ha richiamato a Siena, a ricoprire il vecchio ruolo di dg preposto alla redazione dei documenti contabili societari, Nicola Clarelli. Un aiuto in più contro l’assedio.
27 lug 2026 | 07:28