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Mps e Banco Bpm, prove di fusione: ipotesi premio agli azionisti di Siena

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Il tempo scorre e il Monte si esercita sulla presa di Banco Bpm per battere l’Opas da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Le carte verranno scoperte nelle prossime settimane, forse dopo i cda che approveranno i conti dei due istituti: Piazza Meda il 5 agosto e Mps il giorno seguente. Nella consapevolezza che per convocare consigli straordinari bastano 24 ore a Siena e 12 a Milano.

Al momento l’opzione che starebbe prendendo quota è una fusione tra uguali con la definizione dei concambi, ma — è questa la novità emersa ieri — con l’aggiunta anche di un premio cash per gli azionisti di Siena, visto che Mps in Borsa vale oltre 35 miliardi mentre il Banco poco sotto i 24. Al momento non è chiaro quale forma prenderà questo premio: se quella di un’aggiunta in contanti al concambio o quella di un super dividendo post fusione. Un’ipotesi potrebbe essere usare l’eccesso di capitale di Mps (il suo Cet1 è di 15,9%) per distribuire una cedola straordinaria ai propri azionisti prima di avviare la fusione. Oppure liberare nuova liquidità trasferendo il 13,3% di Generali sotto Bpm Vita che già possiede il Danish Compromise.

Il merger of equals, già proposto il 6 giugno da Banco Bpm al Monte, potrebbe quindi essere la via privilegiata, anche se con un arrotondamento per cassa. Questo schema accorcerebbe peraltro anche i tempi dell’operazione con la convocazione dell’assemblea straordinaria delle due banche, da calendarizzare entro 30 giorni dopo l’approvazione in cda, essendo Siena sotto passivity rule, ma senza la necessità di pubblicare un prospetto. Il giorni potrebbero essere a ridosso di quella del 10 settembre in cui i soci di Intesa saranno chiamati ad approvare l’aumento al servizio dell’Opas.

La complessa architettura allo studio garantirebbe agli azionisti delle due banche una partecipazione che riflette, in linea di massima, le attuali valutazioni dei due istituti. Non è peraltro da escludere che l’operazione possa assumere le vesti di una vera e propria offerta con carta e cash.

Il premio è un fattore chiave per gli azionisti di Mps: da Delfin (17,5%) al gruppo Caltagirone (13%) fino a Edizione (1,4%) alla Plt holding (1,2%) oltre ai grandi fondi e i piccoli azionisti che guardano all’offerta di Intesa Sanpaolo, che riconosce un euro cash per azione per un totale di 3 miliardi in contanti. Ca’ de Sass valuta Siena, agli attuali corsi, 34,7 miliardi, un miliardo in meno della Borsa, dove non si spengono le speranze di un rilancio.

Lo stesso ceo Luigi Lovaglio aveva detto a sostegno della suo piano: «Se tutti insieme uniamo le risorse arriveremo a costruire un gruppo, che se oggi ne vale 30, domani varrà 50 miliardi. Tutto potrà accadere, però noi dobbiamo avere la diligenza del padre di famiglia e prepararci per anche le avversità future». L’operazione dovrebbe essere informalmente illustrata quanto meno in Bce prima di una presentazione ufficiale e per l’ok di Francoforte — ma anche delle altre authority — si dovrebbe aspettare 90 giorni.

Secondo chi è al lavoro sul dossier, se Mps e Banco Bpm trovassero il modo di rendere l’operazione appetibile per gli azionisti, il Crédit Agricole — socio di riferimento di Piazza Meda con il 29,3% — potrebbe non opporsi in assemblea (perché anche il Banco dovrà far vagliare ai soci l’operazione). Anche se è tutta da verificare questa sua disponibilità.

Certo alla banca francese potrebbero essere riconosciute una serie di contropartite. Vale a dire un certo numero di sportelli che potrebbe emergere dopo l’indagine Antitrust, magari il credito al consumo sotto il cappello di Agos, già posseduta in maggioranza dalla Banque Verte, più difficilmente invece l’asset management di Anima sgr, trattandosi di risparmio, dunque di materia delicata per la sicurezza nazionale (leggi Golden Power). Restano da capire le valutazioni dei soci di Siena di cui una parte corposa ha visto con favore la proposta di Intesa.