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Mps, Giorgetti e l’offerta di Intesa: «Tesoro neutrale, ma possibili prescrizioni per il Golden Power»

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Nessuna interferenza del governo nell’operazione che potrebbe ridisegnare gli equilibri del credito italiano, ma massima attenzione agli effetti sul mercato e agli strumenti di tutela nazionale. È questa la linea indicata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sull’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

Audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, il titolare del Tesoro ha chiarito che il ministero manterrà una posizione di «neutralità» rispetto al processo di consolidamento in corso e che uscirà definitivamente dal capitale di Mps, dopo il salvataggio del 2016, ma senza accelerazioni. Una scelta che vale anche per l’operazione annunciata da Intesa e per eventuali offerte alternative che dovessero emergere nelle prossime settimane.

«Noi siamo neutrali», ha spiegato Giorgetti, aggiungendo però che la procedura di Golden Power valuterà se vi siano le condizioni per introdurre eventuali prescrizioni. Un passaggio che conferma come Palazzo Chigi non intenda ostacolare il riassetto del settore bancario, ma voglia comunque verificare l'impatto dell'operazione su interessi considerati strategici.

Il ministro ha sottolineato che il tema centrale non riguarda soltanto la solidità del sistema, ma anche la concorrenza. Le aggregazioni, ha osservato, contribuiscono a rafforzare la stabilità degli istituti e del settore nel suo complesso, ma non devono tradursi in una riduzione delle alternative disponibili per famiglie e imprese nei territori. Una questione che sarà oggetto delle valutazioni antitrust. Secondo quanto risulta, l'esame della concentrazione dovrebbe spettare all'Autorità garante della concorrenza italiana, dal momento che oltre i due terzi del fatturato complessivo dei due gruppi è realizzato nel nostro Paese.

L'audizione è stata anche l'occasione per fare il punto sulla presenza residua dello Stato nel capitale della banca senese. Oggi il ministero dell'Economia possiede ancora il 4,86% di Mps e ribadisce l'obiettivo di uscire completamente dall'azionariato. La cessione, tuttavia, avverrà soltanto quando le condizioni di mercato saranno ritenute favorevoli. «Andrà valutata la finestra più opportuna per massimizzare l'incasso», ha spiegato Giorgetti.

I numeri, del resto, raccontano una storia molto diversa rispetto a quella di pochi anni fa. Le operazioni di dismissione già realizzate hanno consentito al Tesoro di incassare circa 2,6 miliardi di euro, a fronte di un investimento da circa 1,6 miliardi effettuato nel 2022. La quota residua vale oggi, alle quotazioni correnti, circa 1,5-1,6 miliardi di euro.

Da qui anche una riflessione dal tono più politico che tecnico. Giorgetti ha ricordato la situazione ereditata all'inizio del suo mandato, quando la banca era ancora impegnata nel difficile percorso di rilancio seguito all'aumento di capitale da 2,5 miliardi. «Mps era una Cenerentola, non la voleva nessuno», ha detto il ministro. Un'immagine utilizzata per descrivere una fase in cui le ipotesi di aggregazione si susseguivano senza trovare interlocutori disposti a scommettere sull'istituto senese.

«L'unica volontà era salvare le penne», ha aggiunto, ricordando come nel 2022 incombeva anche la scadenza concordata con la Commissione europea per la riduzione della presenza pubblica nella banca. Oggi, invece, il quadro appare radicalmente cambiato. Il titolo, che nel 2022 era sceso fino a 1,95 euro per azione, ha superato quota 10 euro dopo l'annuncio dell'offerta di Intesa Sanpaolo.

Un risultato che, secondo il ministro, testimonia il percorso di rafforzamento compiuto dall'istituto e che consente allo Stato di affrontare l'uscita finale dal capitale in condizioni molto più favorevoli rispetto a quelle immaginabili appena quattro anni fa.

Resta ora da capire se l'operazione porterà davvero alla nascita di un nuovo gigante del credito italiano. Per il governo la bussola sembra già fissata: nessuna invasione di campo nelle scelte del mercato, ma attenzione agli effetti sulla concorrenza e agli interessi strategici nazionali.