Pignataro (Ion): «Non serve inventare una OpenAi europea, bisogna accelerare l’adozione di Ia e robot nelle fabbriche»
All’Europa «non serve una OpenAi europea, ma adottare l’intelligenza artificiale e la robotica più velocemente di tutti nelle industrie in cui è già più forte». A parlare è Andrea Pignataro, fondatore del gruppo dei dati finanziari Ion che in Italia controlla Cerved, Cedacri e Prelios. Pignataro ieri è intervenuto al summit di Roma del Future Investment Institute, fondazione no-profit gestita dal fondo sovrano saudita Pif; una rarissima apparizione per lo schivo imprenditore che, secondo Forbes, è il terzo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato di 40 miliardi.
Dal palco, Pignataro ha spiegato come l’Europa possa accorciare la distanza economica scavatisi negli ultimi anni con gli Stati Uniti. «Circa il 70% del divario di reddito pro-capite con gli Usa è minore produttività», sostiene. «Togliendo il settore tecnologico dal confronto, le imprese europee hanno tenuto il passo per vent’anni — prosegue — non lavoriamo meno e non risparmiamo meno: l’Europa investe una quota di pil più alta degli Usa (22% contro 18%) ma ne ricava minor crescita».
Perché? Il problema sta nella velocità di adozione delle nuove tecnologie. «Il collo di bottiglia europeo non è l’invenzione, ma la diffusione — osserva Pignataro — e la diffusione si può accelerare subito con politiche e capitale». Sotto il primo profilo, Pignataro auspica misure sul modello del piano italiano Industria 4.0, ma con incentivi stabili e a beneficio non solo delle macchine ma anche delle competenze. «Ogni Paese dovrebbe introdurre pacchetti fiscali per incentivare un’adozione rapida e premiare i risultati in termini di produttività — dice — va incentivata l’adozione reale in misura inversamente proporzionale al tempo: tanto più velocemente si raggiungono i risultati (quota di processi automatizzati, ore-agente etc.), tanto maggiore deve esser l’incentivo su un arco di cinque anni». Quanto ai capitali, Pignataro ha ricordato che «l’Europa è stata finanziata principalmente dalle banche», ma oggi la dimensione degli investimenti richiesti per l’Ai è tale che occorre coinvolgere anche altri creditori, a cominciare dai fondi di private debt.
L’imprenditore è comunque convinto che l’Europa uscirà più forte da questa nuova rivoluzione industriale. «È già successo: il miracolo economico del dopoguerra fu un miracolo di adozione», sottolinea Pignataro, ricordando le migliaia di missioni di studio nelle fabbriche americane compiute negli anni ‘50 dagli imprenditori europei. Anzi, paradossalmente, l’Ue potrebbe avere un vantaggio sugli Usa nell’uso dell’Ia. «La struttura produttiva europea può rappresentare un vantaggio competitivo — conclude — le medie imprese possono infatti adottare nuove tecnologie più rapidamente dei grandi gruppi».
19 giu 2026 | 09:36