Sei pretendenti per l’aeroporto di Catania: dai Benetton ai francesi di Vinci, da Save agli indiani di Adani
Si profila una corsa a sei — tre gruppi italiani e tre esteri — per la privatizzazione dell’aeroporto di Catania. Sul tavolo c’è una partecipazione di maggioranza, almeno del 51%, della società titolare fino al 2049 delle concessione sullo scalo etneo e di Comiso (Sac), che è attualmente controllata dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e partecipata da diversi enti locali.
Secondo indiscrezioni, al prossimo traguardo si presenteranno tre operatori italiani: Mundys, piattaforma che fa capo alla holding Edizione della famiglia Benetton e possiede Aeroporti di Roma; Save, società che controlla lo scalo di Venezia e ha per azionisti il fondo Finint Infrastrutture di Enrico Marchi e il private equity francese Ardian; e 2i Aeroporti, società che ha partecipazioni in sette scali nazionali e ha come soci F2i, il fondo spagnolo Asterion e Cdp Equity.
Quanto ai gruppi esteri, sono attese le offerte del colosso francese Vinci, titolare di 70 scali nel mondo; di Corporacion America che ha in portafoglio 52 scali fra cui quelli di Firenze e Pisa, e si sarebbe alleata con l’operatore infrastrutturale saudita Mada International Holding che potrebbe rafforzare i flussi di traffico dal Medio Oriente. Infine, potrebbe essere della partita anche il gruppo indiano Adani che gestisce l’aeroporto di Mumbai e controlla un quarto del traffico aereo nel subcontinente.
Il termine per il deposito delle nuove offerte è fissato al 18 novembre che segna la conclusione della seconda fase del processo, volta a individuare il piano industriale, con gli investimenti, le previsioni di traffico e di tariffe. A queste considerazioni si è aggiunta negli ultimi mesi la valutazione l’impatto dell’attività dell’Etna che, tra fine luglio e settembre, ha costretto alla cancellazione di migliaia di voli. Il vulcano potrebbe impattare sul traffico, si stanno quindi studiando quali rimedi si possano apportare, anche con l’uso di tecnologie predittive. Da questa nuova fase uscirà una rosa limitata di pretendenti che andranno a competere sul prezzo.
Le stime che circolano tra gli addetti ai lavori collocano il valore dell’intera società nell’intorno dei 500 milioni di euro, a cui aggiungere un corposo piano di investimenti che dovrebbe attestarsi ad almeno 1,3 miliardi e andrà a finanziare la costruzione di nuovi terminal e piste. La somme in gioco fanno della privatizzazione dei due scali siciliani — gestita da Mediobanca — la gara più rilevante in Europa nell’ambito delle concessioni aeroportuali.
Complice il fattore Etna, nei primi nove mesi del 2026 lo scalo di Catania ha subito un calo del 3,3% dei passeggeri (9,23 milioni), scivolando dal quinto al sesto posto nella classifica degli aeroporti italiani. Una parte del traffico è stato ridiretto verso lo scalo di Comiso che ha registrato una crescita dei flussi dagli 84.286 del 2025 ai 325.439 del 2026.