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Putin fa paura agli europei con i supermissili a Minsk

Trump manda i sottomarini «più vicino alla Russia»; Putin mette i supermissili Oreshnik in Bielorussia. Come in una micidiale partita a Risiko, i due leader spostano ordigni da fine del mondo e si comincia a passare dalla retorica nucleare a mosse operative: dalle parole ai fatti, spazzando via i canoni della deterrenza definiti ai tempi della Guerra Fredda in un clima di rassegnazione collettiva davanti alla nuova corsa agli armamenti di distruzione di massa.

Lo schieramento degli Oreshnik in Bielorussia è stato annunciato dal presidente russo durante l’incontro con l’autarca di Minsk Lukashenko. Si tratta della nuova versione di un missile balistico concepito nei primi anni Duemila, il cui nome significa “nocciola” perché l’ogiva con sei testate somiglia al grappolo di quei frutti. Proprio la presenza di numerosi ordigni che piovono su diversi obiettivi lungo traiettorie imprevedibili, oltre alla velocità superiore a diecimila chilometri orari, lo rendono estremamente difficile da intercettare. Oggi in Europa non esistono scudi in grado di fermarlo; solo Israele e Usa possiedono sistemi che potrebbero distruggerlo all’esterno dell’atmosfera, prima che le testate autonome si separino.

Putin ha detto che la produzione in serie è in corso, che è stata individuata la base per dislocarli in Bielorussia e che i problemi tecnici per consegnarli all’alleato verranno risolti entro la fine dell’anno. Non ha specificato se saranno muniti di testate nucleari o con esplosivo convenzionale, descrivendo genericamente entrambi i modelli. Un mese fa, però, Lukashenko aveva già parlato dell’arrivo di questi ordigni, precisando che non avrebbero avuto cariche nucleari: una notizia che era stata accolta con scetticismo. In realtà, un reparto delle forze speciali di Minsk avrebbe già iniziato l’addestramento per impiegarli e sarebbe stato pure deciso il luogo dello schieramento: la regione di Gomel, confinante con l’Ucraina e a poche centinaia di chilometri da Kiev.

Una posizione che spinge a considerare il trasferimento degli Oreshnik non una risposta ai sottomarini di Trump, quanto una minaccia contro l’ipotesi che missili a lungo raggio occidentali vengano consegnati all’Ucraina. Il potere distruttivo di quest’arma è stato esibito nell’attacco lanciato lo scorso 21 novembre contro la zona industriale di Dnipro con immagini apocalittiche: il segreto militare ha impedito di quantificare i danni e si è diffusa la convinzione che si trattasse solo di un’azione dimostrativa, con testate multiple ma prive di esplosivo.

In Bielorussia da un anno sono già presenti cariche nucleari per i missili tattici Iskander e per le bombe affidate a jet Sukhoi 25, entrambi con un raggio d’azione inferiore a 500 chilometri. L’Oreshnik invece può colpire a cinquemila chilometri di distanza, seminando una pioggia di ogive – atomiche o al tritolo – su tutte le capitali europee, Londra inclusa.

La militarizzazione della Bielorussia sta aumentando la preoccupazione nei Paesi della regione, tutti membri della Nato: i governi polacchi, baltici e scandinavi temono di venire sottoposti al ricatto missilistico della Russia senza possibilità di reagire né di difendersi. Nessuno ha fiducia nell’America di Donald Trump e al momento c’è un’unica alternativa: l’ombrello nucleare francese. Ad aprile i cacciabombardieri Rafale delle squadriglie atomiche di Parigi hanno svolto un’esercitazione in Svezia: non era mai accaduto prima. Un mese dopo è stato firmato il trattato tra Francia e Polonia, che prevede l’assistenza reciproca in caso di attacco: il presidente Macron ha sottolineato che questo sostegno «comprende tutte le componenti militari» e il premier Tusk ha confermato che è stata discussa pure la questione della difesa atomica. Infine, il 10 luglio Londra e Parigi hanno annunciato il rafforzamento della collaborazione missilistica, inclusa quella sul deterrente nucleare: sono le uniche nazioni europee a disporre di un arsenale autonomo di testate. Anche il Pentagono sta cambiando postura e – sulla base di un ordine dell’amministrazione Biden – ha da poco riportato in Inghilterra le bombe ritirate negli anni Novanta. Sono tutti segnali concreti di quanto stia crescendo la tensione nel nostro continente.