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Putin mette la mimetica per il supermissile atomico: “No a intese in un giorno”

Alla forza Vladimir Putin risponde sempre con la forza. In quasi quattro anni di conflitto in Ucraina, la mimetica l’aveva indossata soltanto lo scorso marzo quando Donald Trump sembrava avergli voltato le spalle la prima volta e gli aveva intimato una tregua di 30 giorni. L’ha rimessa ieri per visitare un posto di comando delle forze impegnate in Ucraina dove non solo ha applaudito l’accerchiamento delle truppe nemiche nelle regioni di Donetsk e Kharkiv, ma ha annunciato il successo del test del Burevestnik, missile a propulsione nucleare dalla «gittata illimitata».

Tutto per ricordare di essere il comandante-in-capo di una potenza nucleare che da tale vuole essere trattato e che non si piegherà né alle sanzioni varate mercoledì contro il suo petrolio né a possibili intese tra Trump e il leader cinese Xi Jinping che si vedranno giovedì. Non c’è nessuna fine o congelamento dei combattimenti in vista, ha fatto poi capire parlando col capo di Stato maggiore Valerij Gerasimov: «Non armonizzeremo nulla con date o eventi. Ci baseremo sulla razionalità militare».

Gerasimov ha decantato l’avanzamento delle truppe e, in particolare, l’accerchiamento di 5mila militari ucraini in direzione di Kupiansk e altri 5,5mila in direzione di Krasnoarmejsk. «Una bugia totale» per Kiev. Putin si è congratulato, ma ha invitato i gerarchi a «trattare i nemici sconfitti con misericordia» e a «garantire la sicurezza della popolazione civile che le forze ucraine usano come scudi umani». Poi è passato a lodare la modernità delle «forze di deterrenza nucleare» russe dimostrata già mercoledì dalle esercitazioni delle forze strategiche. Che evidentemente non gli era bastata. Tanto da annunciare il test del missile Burevestnik, «un vettore unico» che avrebbe coperto una distanza di 14mila km in 15 ore.

Washington farebbe dunque bene a prendere in considerazione le sue aperture sul controllo degli arsenali nucleari e, se mai fornisse a Kiev informazioni d’intelligence su obiettivi russi a lungo raggio, sappia che Mosca può contrattaccare con missili in grado di raggiungere gli Usa. Era questo il messaggio e, perché arrivasse a destinazione, il suo inviato Kirill Dmitriev, a Washington da venerdì, ha «informato» i funzionari dell’amministrazione Usa del «test riuscito». Prendendosela ancora una volta con i «tentativi titanici» d’interferire, Dmitriev ha anche detto che la Russia è disposta «a impegnarsi in un dialogo costruttivo», ma che il «rispetto» per i suoi interessi e «l’eliminazione delle cause profonde della crisi ucraina» dovrebbero servire come base per «soluzioni giuste». L’economia russa è «in buone condizioni» e non soccomberà alle sanzioni. «Qualsiasi tentativo di fare pressione è semplicemente inutile», ha concluso. Gli Stati Uniti, però, stavolta, sembrano non aver ceduto a minacce o lusinghe. Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha bollato Dmitriev come «propagandista» assicurando: «La nostra è una campagna di massima pressione che funzionerà».

Provocazioni che il Cremlino ha lasciato cadere anche ieri. Mosca resta interessata a «costruire buone relazioni» nonostante il «passo ostile» compiuto dagli Usa, ha detto il portavoce Dmitrij Peskov, respingendo però l’«eccessiva fretta» di Trump che ha rinviato il vertice di Budapest finché non ci sarà «certezza d’accordo». Per Peskov un conflitto complesso come quello ucraino «non si può risolvere da un giorno all’altro».