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Putin snobba le minacce di Trump e incassa il sostegno di Xi alla Russia

Alle minacce di Donald Trump a Mosca non crede più nessuno. Né il Cremlino, né la casalinga Anna che spinge un passeggino lungo la Moscova. «Cambia idea continuamente», commenta imperturbabile. titola , , “Tu quoque, Trump”. Ma al di là del teatrale stupore da prima pagina perché «il capo negoziatore del conflitto in Ucraina si è arruolato al partito della guerra», il quotidiano russo ringrazia il leader della Casa Bianca perché la Borsa di Mosca ha chiuso persino in rialzo dopo il suo atteso “annuncio sulla Russia” di lunedì. La verità è che ci si aspettava di peggio di un nuovo ultimatum — un accordo entro 50 giorni o dazi primari e secondari al 100% — e della promessa di nuove armi all’Ucraina.

Cinquanta giorni sono «un tempo molto lungo perché Trump possa cambiare idea molte volte», scrive, ma anche perché Vladimir Putin possa proseguire la sua offensiva. Continuare a combattere resta l’obiettivo primario, come ieri hanno ribadito a tre fonti vicine al Cremlino. «Putin ritiene che nessuno si sia seriamente confrontato con lui sui dettagli della pace in Ucraina, compresi gli statunitensi, quindi continuerà finché non otterrà ciò che desidera», vale a dire la resa di Kiev. Anzi, potrebbe persino ampliare le sue richieste territoriali e rivendicare non soltanto le cinque regioni unilateralmente annesse, ma anche porzioni di territorio di «Dnipropetrovsk, Sumy e Kharkiv» man mano che le forze russe avanzano. «L’appetito vien mangiando».

La minaccia di sanzioni non lo preoccupa. Pensa che l’economia sia abbastanza resiliente da non soccombere a ulteriori misure occidentali, compresa la minaccia di dazi statunitensi contro i suoi partner, vale a dire la Cina, che vanta un interscambio con Mosca di circa 225 miliardi di dollari l’anno e che a maggio aveva importato 9,71 milioni di tonnellate di petrolio russo, e in misura minore India, Turchia e Bielorussia.

«La Russia sta già affrontando un numero senza precedenti di sanzioni, non ho dubbi che ce la faremo», ha confermato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. E ieri, incontrandolo, il presidente cinese Xi Jinping non ha dato alcuna impressione di voler scaricare il vicino. Ha anzi condannato «qualsiasi sanzione unilaterale illegale», convinto che «la coercizione e le pressioni non portino da nessuna parte», e promesso di «rafforzare il loro sostegno reciproco». Anche perché teme che una volta archiviata la pratica ucraina l’America potrebbe tornare a concentrarsi sull’Indo-Pacifico

In nome del successo in Ucraina, Putin sarebbe pure pronto a sacrificare il dialogo appena instaurato con Trump anche se per ora prova a salvaguardarlo. «Sa che Trump è una persona imprevedibile che potrebbe fare cose spiacevoli, ma si sta muovendo per evitare di irritarlo troppo». Da qui la reticenza a commentare le minacce del leader statunitense. «Sono molto serie. Abbiamo ovviamente bisogno di tempo per analizzare quanto detto a Washington. Se e quando il presidente Putin lo riterrà necessario, commenterà», ha detto il suo portavoce Dmitrij Peskov per guadagnare tempo. Ma non ha esitato a cavalcare le promesse di riarmo di Kiev per accusare l’Occidente di voler «prolungare la guerra» e sostenere che la Russia resta invece disponibile a negoziare, ma attende «proposte dalla parte ucraina» per un terzo round di colloqui.