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Sabrina Impacciatore: ‘Il mio sogno americano in The Paper’

Sabrina Impacciatore piange e ride nello spazio di una frase. Succede mentre racconta come è arrivata a ‘The Paper’, la nuova serie mockumentary firmata dal creatore di ‘The Office’, Greg Daniels, che debutta in Italia il 26 gennaio su Sky e in streaming su Now.

 In una sala del London Hotel di Los Angeles, l’attrice romana si presenta alla stampa estera dopo il successo di ‘White Lotus’, dove interpretava la rigida e vulnerabile direttrice d’hotel Valentina. Ride, agita le mani, si commuove: “Scusate ragazzi. Sono pazza, lo so”, dice tamponandosi gli occhi. “Sono solo emozionata. Per me questo è un sogno”. Il sogno è la consacrazione di una carriera oltreoceano, che le è piombata addosso in modo imprevisto quanto decisivo. The White Lotus è arrivato così: “tardi, inaspettato, mi ha cambiato la vita per sempre”. E poi l’audizione per ‘The Paper’, una notte su Zoom, caotica, emotiva: “Pensavo di aver sbagliato tutto. Dall’altra parte sentivo solo silenzio – ricorda -. Poi mi hanno richiamata, dicendo: eravamo in muto perché ridevamo troppo”. La conferma è venuta poco dopo: sarebbe stata Esmeralda, la co-protagonista di una commedia corale ambientata in una redazione locale in declino. La sua performance è stata così elettrica e stratificata da conquistare la critica (da Variety al New York Times) e i produttori, che l’hanno scritturata anche per la seconda stagione, da girare sempre negli studi Universal, a pochi minuti dalla sua nuova casa a nord di Hollywood. La stessa troupe che 20 anni fa aveva ripreso i dipendenti della Dunder Mifflin Paper Company di Scranton, dando vita al remake statunitense della serie di Ricky Gervais e Stephen Merchant per la Bbc, varca ora la soglia dello Truth Teller, a Toledo, in Ohio. Esmeralda Grand lo dirige, dando spazio a gossip e copia-incolla di agenzie mal scritte. È una donna italiana trapiantata in America, manipolatoria, seduttiva, perennemente in allerta e profondamente buffa. Un personaggio che lei stessa definisce “pericoloso” — “non voglio imparare niente da lei”. Il canto del cigno del giornale è arginato dall’arrivo di un nuovo direttore, Ned Sampson (Domhnall Gleason, visto in ‘Questione di tempo’ di Richard Curtis o ‘Ex Machina’ di Alex Garland), più giovane e idealista, che incoraggia i suoi reporter svogliati e inesperti a diventare veri “guardiani della verità”. Esmeralda viene messa da parte, e non la prende bene.

Portarla in vita non è stato semplice: “Io sono trasparente, lei è opaca. Io uso emozioni vere, lei le finge”. Per trovare il tono giusto, l’attrice ha costruito il personaggio come una macchina di sopravvivenza: sempre pronta ad attaccare per prima, convinta che ogni relazione sia una trattativa e ogni spazio una minaccia. “Ho pensato a Titti, il canarino. Costantemente in guerra, vede nemici ovunque”. Da qui nascono le scelte più visibili: le unghie lunghe e affilate come artigli, i capelli da diva d’altri tempi, l’uso della femminilità come arma di potere. “Volevo che fosse iconica – dice – Che a Halloween qualcuno si potesse vestire da Esmeralda”. Persino la luce diventa parte del personaggio: “Con questa faccia irregolare, ho grandi problemi quando la scena non è illuminata bene e in un formato che imita il documentario, i riflettori non sono mai lusinghieri”. Esmeralda arriva allora nella redazione/set con una sua illuminazione personale, come se stesse già pensando al proprio futuro da star. Quando le chiedono cosa ha in comune con Esmeralda, la risposta è immediata: “Il sogno americano. Non come mito di successo, ma come necessità di restare, di resistere, di costruire qualcosa che non c’era prima. Lo sto vivendo adesso – riflette -, Esmeralda lo trattiene disperatamente”.

Rispetto al suo personaggio, ha una forza in più: “So fallire meglio. Ho fallito tutta la vita. Sono abituata”, ripercorre 30 anni di lavoro, rifiuti, precarietà, fatica: dalle pulizie fatte all’alba per pagare le lezioni di recitazione, alle audizioni infinite: “Non sei abbastanza bella, non sei un’attrice drammatica, sei troppo vecchia”, racconta mescolando lacrime e autoironia, gratitudine: “Va bene così. Se morissi oggi, sarei felice. Non voglio perdere il diritto di cadere”. 

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