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Salvini: basta tolleranza nei confronti dei rom. Il Pd: “Solo sproloqui”

È un altro pezzo di campagna costruita sulla sicurezza e targata destra. «Agire subito». Basta con la “subcultura” dei campi rom, alza la voce la maggioranza. Prima il vicepremier Salvini, che su Facebook tuona contro gli eccessi di «buonismo», prendendosela anche con i servizi sociali, «fin troppo cauti di fronte a famiglie che vivono in baracche o roulotte». Poi rincarano la dose il suo vice Vannacci e il meloniano Mollicone.

La direzione è una sola, dopo lo sgomento e la rabbia per il destino di Cecilia De Astis, a 71 anni travolta e uccisa da quattro minori rom al volante di un’auto rubata: tolleranza zero, pressing per abbassare l’età imputabile o sottrarre quei minori. Perché quei gruppi etnici, attacca il presidente della commissione Cultura, «usano i figli per mendicare, li escludono dalla scuola, li trattano come mezzi per ottenere reddito». Nel mirino, dopo la tragedia di Gratosoglio, c’è anche il sindaco Beppe Sala. Ma per il Pd, quelli di Salvini sono «solo sproloqui via social». Dopo la doverosa premessa: «Chi ha sbagliato, rom o italiano, deve pagare».

E se il dramma di una vita investita e falciata in un attimo, e di quattro bambini che si macchiano di un assurdo omicidio, riattiva lo scontro con l’opposizione, l’Opera Nomadi Lombardia mette un punto fermo parlando di «un gesto irresponsabile e criminale». Mentre chiedono attenzione e investimenti duraturi, al di là di qualunque polemica politica, le voci che a quelle periferie provano da soli a dare risposte: terzo settore, preti, educative territoriali.

È il ministro Salvini, che già aveva rispolverato la parola «ruspe» e l’idea di «radere al suolo» quelle aree, a rilanciare ieri, mettendo insieme decreto Sicurezza e nomadi. Così promuove la nuova campagna con foto-gogna, dopo che a Roma era stato costretto a rinunciare alle immagini, generate con l’intelligenza artificiale, di madri-rom imputate di furti. «Da Roma alla Milano sconvolta dalla morte della donna falciata da un’auto con a bordo quattro rom bambini, la Lega non ferma la campagna a favore delle forze dell’ordine e del decreto sicurezza. Questa volta la sinistra censurerà la realtà?», è lo squillo di tromba nella nota della Lega. Parte infatti la nuova serie «con foto di delinquenti veri», scrive il Carroccio: e tra le immagini, c’è anche quella dell’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, legata al tema delle occupazioni abusive.

Al centro, comunque, resta la morte di De Astis. «Non si può far finta di niente. Agire subito, con l’intervento dei servizi sociali, troppo spesso cauti quando ci sono famiglie che vivono in roulotte o baracche». Per il vicepremier, «basta tolleranza e buonismo nei confronti dei rom e di gente che è davvero difficile definire genitore». Gli fa eco il vicesegretario del Carroccio, Vannacci: «Togliere quei bambini da quell’ambiente». E Federico Mollicone, presidente FdI della commissione Cultura alla Camera, punta l’indice direttamente sui gruppi: «Vergognosa la narrazione, le favole di comunità ben integrate. Per svariati studi europei, il 19% dei minori delle famiglie rom e sinti è analfabeta, il 14% delle famiglie rom e sinti ha almeno un bambino in dispersione scolastica, con picchi del 23% nei campi irregolari».

Speculazioni, replicano dal centrosinistra. Per Debora Serracchiani, responsabile Giustizia dei dem, «i nomadi non sono tutti uguali come non lo sono tutti gli italiani. Ci sono nomadi che sbagliano e che devono pagare, ci sono nomadi che vogliono integrarsi». E la deputata Lia Quartapelle: «Tocca al ministro dell’Interno fermare e punire chi è colpevole di reati. Se Salvini fosse una persona seria chiederebbe conto a Piantedosi del perché quel campo nomadi non fosse presidiato. Ma siccome non lo è, passa il suo tempo a sproloquiare».

Uno scontro politico destinato a crescere, nell’assenza di investimenti costanti. La soluzione non può essere abbassare l’età imputabile, neanche per don Claudio Burgio, cappellano nel carcere minorile Beccaria, una lunga storia d’impegno con i ragazzi più difficili sintetizzata (per difetto) nella definizione “prete dei trapper”. Chiedere ruspe o arresti, lascia intendere, significa non voler vedere. «Se non ci sono le condizioni di maturità necessarie, inutile mettere sotto processo dei bambini – spiega – la pena non sarebbe rieducativa». Quello che serve è «un’alleanza tra servizi e terzo settore per prevenire, Ma tutti lavorano in emergenza, perché manca il personale. Per questo bisogna investire risorse nella prevenzione».