Matteo Salvini insiste. Nel pacchetto sicurezza vuole inserire l’espulsione dai circuiti dell’accoglienza e poi il rimpatrio dei minori migranti non accompagnati e sorpresi a delinquere. Ne ha parlato durante il vertice di governo, che ha rimandato il provvedimento al prossimo Consiglio dei ministri, e poi in tv a su Rete4: «I minori non accompagnati che oggi sono ospiti a carico degli italiani se commettono un reato smettono di essere ospiti a carico degli italiani».
Assai improbabile però che la richiesta del vicepremier leghista possa trovare posto nel pacchetto. Il Viminale ha già sollevato le sue perplessità non fosse altro perché le norme europee e le Convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce non lo consentono. È uno dei motivi per cui ieri il Cdm non ha esaminato le norme sulla sicurezza e invece la premier Giorgia Meloni ha convocato una riunione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri di Giustizia e Difesa Carlo Nordio e Guido Crosetto, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari.
Al di là di questa delicata questione che riguarda i migranti che hanno meno di 18 anni, Piantedosi è tornato al Viminale pienamente soddisfatto del consenso unanime incassato a palazzo Chigi sul pacchetto e pronto a lavorare al travaso nel decreto legge delle norme che il governo ritiene più urgenti per rispondere all’allarme sociale provocato dagli ultimi episodi di violenza giovanile. Comunque sia, il decreto più consistente dovrà passare al vaglio del Colle.
Nel testo, infatti, dovrebbero confluire le misure relative ai coltelli, a cominciare dal divieto assoluto di porto di lame di ogni genere e di vendita ai minorenni di strumenti da punta e taglio. Divieti accompagnati dalla possibilità di arresto in flagranza per il porto illecito di armi bianche e da un aumento di pena per chi viene sorpreso con un coltello nelle vicinanze di scuole, parchi, giardini pubblici, stazioni, metropolitane. Nel decreto-legge dovrebbero finire, di conseguenza, anche le sanzioni amministrative collegate sulla cui capacità di dissuasione il Viminale conta molto: la sospensione della patente, del passaporto, del permesso di soggiorno (in caso di stranieri) e multe da 200 a 1.000 euro per i genitori o per chi è tenuto alla sorveglianza dei minori. Sanzioni previste anche per gli esercenti sorpresi a vendere coltelli ai minori: rischiano la revoca della licenza commerciale. E Salvini ha anche sottolineato che nel nuovo decreto sicurezza ci sarà «una stretta sulle baby gang».
Delle misure sollecitate dalla Lega è già al primo punto nel decreto il potenziamento delle cosiddette zone rosse che oggi possono essere istituite dai prefetti solo in casi eccezionali. La nuova norma rende invece più agevole l’allontanamento dai centri delle città e dalle aree della movida di soggetti ritenuti pericolosi o con precedenti penali. Resterebbe invece nel corpo del disegno di legge tutto il capitolo relativo all’immigrazione, dall’interdizione temporanea delle acque territoriali per le navi (ong comprese) ritenute una minaccia per la sicurezza nazionale alle espulsioni più facili dopo il secondo ordine di allontanamento del questore fino alla stretta sui ricongiungimenti familiari.Una norma questa che sta particolarmente a cuore al leader leghista che infatti vorrebbe integrare il capitolato con ulteriori articoli “antimaranza” ma ha trovato il muro delle norme europee prima che dei colleghi.
«Sette italiani su dieci sono favorevoli a queste nuove norme», dice Piantedosi. Ma per il Pd, «non è possibile risolvere i problemi solo aumentando le pene o introducendo nuovi reati: servono risorse concrete, dal rafforzamento degli organici delle forze di polizia al sostegno ai Comuni», dice il responsabile sicurezza Matteo Mauri. E poco dopo interviene infatti Giuseppe Sala, sindaco di Milano, città additata come poco sicura: «I problemi stanno venendo fuori ovunque, non solo qui». E viene ricordato che non sono ancora arrivati i cinquecento agenti promessi dal Viminale.
