BRUXELLES – Come far aderire l’Ucraina all’Unione europea? Un enigma che sta diventando sempre più intricato. Soprattutto da quando i negoziati di pace – anche se non sono mai davvero decollati – prevedono l’ingresso di Kiev nel “circolo di Bruxelles” già nel prossimo anno. L’accettazione da parte del presidente ucraino, Volodomyr Zelensky, di un compromesso soprattutto sui territori passa dalle garanzie di sicurezza, la principale delle quali è proprio l’Ue.
Ma il nodo si fa ancora più stretto quando si leggono i requisiti per l’adesione all’Unione. Praticamente l’Ucraina non ne rispetta quasi nessuno e avrebbe bisogno di almeno una dozzina d’anni per attuare tutte le riforme richieste. Senza contare che in questo momento è uno Stato “belligerante”, circostanza prevista come clausola di esclusione. Tra l’altro molti dei 27, tra cui la Polonia e l’Ungheria per motivi diversi, non hanno mai visto di buon occhio l’iscrizione al “club” di un Paese territorialmente grande come l’Ucraina.
I funzionari della Commissione, allora, dopo il vertice di Ginevra cui hanno preso parte Usa, Ue e Ucraina, hanno iniziato a studiare le varie possibilità per accontentare Kiev. Una delle soluzioni prevede una adesione “light” in attesa di quella definitiva. Con un ingresso graduale nel mercato unico e ai sussidi, e senza diritto di voto in Consiglio. Da tenere presente che quasi tutti i partner europei guardano con sospetto alla possibilità che l’Ucraina riceva i fondi per l’agricoltura. Questa procedura però comporta due rischi: il primo è che bisognerebbe modificare i Trattati. Non una modalità semplice. E poi tutti gli altri Paesi “candidati”, a partire da Montenegro e Albania, reclamerebbero una eguale corsia preferenziale. Per di più una opzione del genere potrebbe essere invocata anche dalla Turchia la cui domanda è in stand-by da anni perché non rispetta i requisiti minimi di democrazia. Insomma la soluzione in via di definizione da parte dell’esecutivo comunitario appare già fragile per la contrarietà di molti partner che assolutamente non condividono l’ammorbidimento delle regole per l’allargamento.
E infatti i governi stanno già suggerendo un metodo alternativo. Quello di costruire una rete di accordi bilaterali con Kiev sull’esempio di quanto già fatto con la Norvegia e con la Svizzera. Che, ad esempio aderiscono allo spazio Schengen di libera circolazione, o allo Spazio economico europeo. In particolare uno di questi accordi dovrebbe riflettere l’articolo 42 del Trattato Ue che prevede la Clausola di difesa reciproca. In sostanza l’Ucraina sarebbe garantita dalla sicurezza militare europea, continuerebbe a ricevere i fondi e inizierebbe il suo percorso di adesione attraverso il canale preferenziale delle intese bilaterali.
