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Super Mario Bros e Luigi, un dialogo fantastico

Mario:

Luigi:

Mario aspetta che il titolo della schermata sparisca, poi si piazza nel bel mezzo del display. Davanti a lui, un paesaggio di grossi tubi verdi che spuntano dal suolo e terrazzamenti squadrati simil-Lego sospesi nell’aria contro un cielo blu pastello. Nell’aria, un vago sentore di caramelle.

Luigi: «Cosa ti piglia, ?»

Mario: «A furia di correre e saltare, mi sono stancato».

Luigi: «Ma se ci fermiamo, chi andrà a salvare la principessa?».

Mario: «Una volta tanto potrebbe salvarsi da sola, non credi?»

Luigi: «Ho capito, hai mangiato uno di quei frutti velenosi. Una volta è capitato anche a me e, te lo giuro, non riuscivo più a muovere nemmeno un dito».

Mario: «Nessun frutto velenoso. Sono solo stanco, ma non nel modo che credi tu. Potrei saltare ancora per cento livelli senza sentire bruciare le piante dei piedi. La mia, se proprio lo vuoi sapere, è una stanchezza interiore».

Luigi: «Interiore? Cosa significa?».

Mario: «Mi è venuto un po’ da pensare ai fatti miei, ecco tutto. Del resto, sono passati quarant’anni! Quaranta, mi hai sentito? Non sono mica bruscolini! E chi potrebbe biasimare un povero idraulico se, dopo tanti anni di servizio, si sedesse un attimino su un fungo per guardarsi indietro?».

Luigi: «Guarda pure indietro! L’unica cosa che vedrai saranno i Koopa Troopa che si avvicinano per farci la pelle».

Mario: «Si sono fermati anche loro, non te ne sei accorto?».

Luigi: «Per mille monetine! Hai ragione! Se ne stanno là in fondo come se un incantesimo li avesse pietrificati!».

Mario: «Rimuginano pure loro, ci scommetto! Si sono accorti del tempo che è passato, e iniziano a chiedersi il perché di tutto questo scrollare avanti e indietro».

Luigi: «Forse è solo una questione di joypad. Magari l’interfaccia è lenta…».

Mario: «Apri gli occhi, scimunito! Qui non si tratta di hardware, ma di capire il senso delle cose! Capire, intendo, perché non facciamo in tempo a compiere una missione che subito ce ne viene appioppata un’altra!».

Luigi: «In effetti, una volta era più semplice. Ti ricordi la nostra prima avventura? Si trattava di ripulire le fogne da qualche tartaruga, granchio e mosca assassina. E poi… poi è arrivata lei, la principessa!».Mario: «Sì, con lei si è complicato tutto. Da idraulici siamo diventati paladini… Anzi, cavalieri serventi! E lasciamelo dire, , si è iniziato a pretendere un po’ troppo da noi! In fin dei conti, non siamo mica come Rambo e Conan il Barbaro! Mannaggia a loro, non abbiamo nemmeno i poteri di mago Merlino! Eppure ci fanno correre qua e di là, sempre in cerca di quella vanesia della principessa che si va continuamente a cacciare nei guai! Manco fosse Raperonzolo o Biancaneve! Dimmi, a tal proposito! Ti ricordi quanti boss abbiamo dovuto sconfiggere per proteggerla?».

Luigi: «E chi se li ricorda tutti? Bowser, suo figlio Junior, Kamek, i Koopalings, il Goomboss, il King Boo, il Tryclyde con tre teste… Ma personalmente, a inquietarmi di più sono sempre stati i tizi piccoli e insidiosi. Quei fetenti che, mentre te la saltelli tutto tranquillo, sbucano fuori dal nulla e ti fanno secco».

Mario: «Sì, sì! I fantasmi, le piante carnivore, i Pallottolo Bill e quei dannati affari che indossano dei gusci con gli spuntoni! Che rabbia mi fanno! Se non fosse per i gruzzoli di monetine che raccogliamo strada facendo, sarebbe proprio un lavoro ingrato! Ma non di questo stavo parlando. Il fatto è, vedi, che credo di avere una crisi di identità. Un tempo ero un tizio qualunque che tirava a campare, e mi stava bene! Poi questa storia della principessa, con tutto ciò che ne consegue. La trama si complica, capisci bro? Da un po’ di tempo a questa parte non gironzoliamo più dentro delle fogne, ma siamo finiti in una favola! Una favola con i fiocchi, oltretutto, con tanto di colpi di scena e regole di Propp!».

Luigi: «Che cosa sono le regole di Propp?».

Mario: «Sei proprio un ignorante! Del resto, cosa ci si può aspettare da uno che va in giro con quel vestito color pisello?».

Luigi: «Parli proprio tu, con quei baffi da ex attore hard!».

Mario: «I baffi li hai anche tu, scemo! Non ti sei mai guardato allo specchio?».

Luigi: «Certo che li ho anch’io! E per colpa di chi, secondo te? Quando mi hanno creato, decisero che dovevo essere il tuo gemello! Un mucchietto di frame verdastri che si muoveva dietro la tua ombra, per fare contento qualche ragazzotto paninaro patito del multiplayer!».

Mario: «Ah, quelli sì erano bei tempi! Gli anni Ottanta! Era tutto più semplice, tutto più lineare! Un po’ di scrolling a destra e a sinistra, la bidimensionalità, qualche potenziamento e il gioco era fatto! Poi sono arrivati il 3D, gli adattamenti grafici, il Super Jump, lo Spin Jump, le evoluzioni videoludiche… Siamo diventati un franchise, ti rendi conto?»Luigi: «Se non altro il super fungo ce l’hanno lasciato».

Mario: «Vorrei ben vedere! Quel fungo compare persino sulle t-shirt, lo sapevi? Per non parlare degli altri gadget!».

Luigi: «Vada per i gadget… e anche per quel pessimo film del ‘93! Personalmente, però, mi mette a disagio di essere diventato persino un’action figure».

Mario: «Ecco, vedi? Inizi a capire! Io e te corriamo come matti da una parte all’altra e quei tizi là, dall’altra parte dello schermo, prendono decisioni sulle nostre vite senza consultarci».

Luigi: «Sei sicuro che non sia il contrario?».

Mario: «Cosa vorresti dire?».

Luigi: «Se fossimo noi a influenzare le loro scelte? Noi a ispirarli? Voglio dire… siamo nati da una costola di , e guarda un po’ dove siamo arrivati!».

Mario: «Ho sempre adorato quello scimmione!».

Luigi: «Ma vuoi ascoltarmi? Siamo nati da zero, dicevo, e ora ci dedicano persino i quadranti degli smartwatch! Per mille frittelle, ci fanno schizzare addirittura sulle macchine della formula 1 e negli anime! Mentre gli altri che sono nati insieme a noi, che fine hanno fatto?».

Mario: «Be’, va ancora forte».Luigi: « è roba da nerd».

Mario: «Sarà pure da nerd, ma il fascino dell’arcade non tramonta mai! Come Pac-Man, Zelda e Sonic».

Luigi: «Noi però siamo più cool! Abbiamo segnato un’epoca, e continueremo a farlo… Sempre che tu decida di muoverti!».

Mario si liscia i baffi, poi inizia a correre verso sinistra, spicca un salto sopra un terrazzamento e si ferma a guardare il fratello dall’alto in basso.

Luigi: «Era ora! Da che parte si va?».

Mario: «In verità non abbiamo molta scelta. Siamo costretti a seguire la trama».

Luigi: «Ancora con questa storia! L’importante è divertirsi!».

Mario: «Forse hai ragione! Però, che nostalgia mi fanno i bei tempi andati! Darei il mio berretto per rientrare nelle vecchie sale giochi. Per sentire il tintinnare dei gettoni, lo scattare forsennato delle levette e l’interminabile pigiare dei tasti… Quell’atmosfera alla e alla che non si respira più da nessuna parte!».

Luigi: «Forse abbiamo perso qualcosa. Però in cambio abbiamo guadagnato qualcos’altro! Pensaci, bro! Siamo diventati molto più che un semplice videogioco! Inoltre, abbiamo insegnato alla gente una cosa importantissima!».

Mario: «E quale sarebbe?».

Luigi: «Per vincere non devi avere spade o bazooka. Devi soltanto essere furbo e veloce».Mario: «Sei saggio, lo sai?»Luigi: «Dopo quarant’anni, era ora che te ne accorgessi!».

Mario compie un lungo balzo ad arco che gli permette di raccogliere al volo una cascata di monetine e, atterrato a sinistra dello schermo, si volta verso il fratello. «Per di qua!».

Luigi: «Ottimo, bro! Sei grande!».

Mario: «No, sono Super!».

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da Author
«La piccola, cresce sana e cattiva. Morde chiunque e mangia le arance…