Antonio Tajani non respinge il parallelo fatto dal ministro Luca Ciriani, responsabile dei Rapporti con il Parlamento, tra il clima attuale e quello “delle Brigate Rosse”. Parallelo fatto riferendosi ad alcune reazioni all’omicidio di Charlie Kirk, attivista di destra americano ucciso nello Utah. Anche allora, osserva infatti il ministro degli Esteri, “si è iniziato con il criminalizzare le persone, ricordiamo la storia del commissario Calabresi“.
“Fu tutta una campagna orchestrata contro questo funzionario di polizia”, ricorda ancora Tajani parlando con la stampa a margine di un evento alla Sioi. “Dopo quella campagna, Calabresi venne assassinato”, sottolinea il ministro e vicepremier, avvertendo che “bisogna stare attenti ad aizzare l’opinione pubblica, perché non è detto che sia per forza un militante politico a compiere atti criminali”.
Luigi Calabresi, commissario capo all’ufficio politico della questura di Milano, fu ucciso il 17 maggio 1972 vicino alla sua abitazione, mentre stava per andare in ufficio. Calabresi era stato oggetto di una lunga campagna da parte della stampa di sinistra con l’accusa di essere il responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto in circostanze mai del tutto chiarite dopo essere precipitato dal quarto piano della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Pinelli era stato fermato dalla polizia per accertamenti dopo la strage di piazza Fontana.
Per l’omicidio Calabresi sono stati condannati, dopo un lungo iter giudiziario, gli ex leader di Lotta Continua, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, in veste di mandanti. Mentre come esecutori sono stati condannati Ovidio Bompressi e Leonardo Marino.
