NEW YORK – Le nuove sanzioni imposte alle aziende petrolifere della Russia potrebbero essere solo il primo passo: tutto dipende da come si comporterà Putin. La sostanza del messaggio inviato ieri dalla Casa Bianca al Cremlino sta tutta qui, e fa il paio col via libera alla vendita dei missili per la difesa area Patriot all’Ucraina. Trump ha deciso l’accelerazione perché Mosca «non ha dato alcun segnale di essere interessata alla pace», e se continuerà così non esclude altre misure. Se però l’ex amico Vladimir dimostrerà di avere la ragionevolezza necessaria per cercare sul serio una soluzione diplomatica alla sua invasione, un secondo vertice tra i due leader non è escluso, a patto che contenga la prospettiva di un risultato concreto.
La giornata ieri è cominciata con l’annuncio di Kiev che Washington ha autorizzato il trasferimento dei Patriot. Lo ha fatto il capo dell’ufficio presidenziale, Andriy Yermak, parlando con Rbc-Ucraina: «La cosa più importante è che Trump abbia dato il via libera, quindi le questioni adesso sono per lo più tecniche». Quanto ai Tomahawk «il dialogo è in corso e non direi che la porta sia chiusa». Poco dopo lo stesso Zelensky ha sollecitato gli europei ad accelerare la consegna dei Patriot, sottolineando che hanno pure i missili a lunga gittata, e quindi potrebbero inviarli loro a Kiev.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, non è tornata sulla questione dei Tomahawk, ma ha spiegato così la logica delle decisioni di Trump: «Il presidente ha decretato le nuove sanzioni perché ha ritenuto che fosse il momento opportuno per farlo». Il motivo di fondo è che «la Russia ha dimostrato di non essere interessata alla pace». Perciò Trump ha cancellato il vertice di Budapest, che si prospettava come una perdita di tempo, confermando invece quello con il leader cinese Xi. Avverrà giovedì prossimo in Corea del Sud e avrà sul tavolo anche la fine della guerra in Ucraina, considerando che le misure imposte contro le compagnie petrolifere Rosneft e Lukoil stanno già avendo un impatto sugli acquisti di energia russa da parte di Pechino.
Leavitt ha detto che le nuove sanzioni avranno «molto peso e provocheranno danni», perché a differenza di quanto era accaduto durante l’amministrazione Biden verranno applicate seriamente. Oltre alla Cina, anche l’India sta rallentando le importazioni di petrolio di Mosca, «così come dovrebbero fare i nostri alleati europei». Alla domanda se Trump potesse decidere altre misure contro la Russia, Leavitt non ha escluso che possa accadere. Ad esempio le sanzioni secondarie contro i paesi che acquistano energia da Putin, presenti solo in parte nei provvedimenti annunciati mercoledì. Nello stesso tempo, però, la portavoce ha aggiunto che «l’incontro fra i due leader potrebbe ancora avvenire», se a differenza di quello di Anchorage promettesse di avere una ragionevole possibilità di produrre un risultato.
Ieri Trump ha concentrato la sua attenzione sulla lotta contro i cartelli del narcotraffico, ma ha risposto così a Putin che si sente immune dalle sanzioni: «Mi fa piacere che la pensi così. Ne riparliamo tra sei mesi». Vladimir capirà il messaggio e accetterà di discutere una soluzione diplomatica, il dialogo tornerà ad aprirsi. Altrimenti deve aspettarsi altre misure, a meno che Donald non torni a cambiare idea come è già successo in passato.
