Parigi. Una condanna infamante, l’esilio, l’umiliazione pubblica. Alfred Dreyfus ha pagato il prezzo di un’ingiustizia resa possibile dall’odio e dal pregiudizio. Sono passati più di centotrenta anni, ma la sua storia resta una ferita viva nella coscienza francese. Condannato nel 1894 per alto tradimento e deportato nella Guyana francese sulla base di accuse false, alimentate da un antisemitismo radicato nell’establishment militare dell’epoca, il capitano Dreyfus fu riabilitato solo il 12 luglio 1906 dalla Corte di cassazione, reintegrato nell’esercito ma soltanto con il grado di maggiore.
A giugno, l’Assemblea Nazionale aveva finalmente posto rimedio a questa ulteriore ingiustizia, approvando una legge simbolica: portarlo al rango di generale, ai primi gradi della gerarchia militare. Ora Emmanuel Macron, a pochi giorni dalla parata militare del 14 luglio, annuncia la creazione di una giornata nazionale di commemorazione per ricordare Dreyfus. Il capo dello Stato punta a fare di questa celebrazione annuale un’occasione per restare «sempre» vigili «contro i vecchi demoni» dell’antisemitismo, purtroppo ancora attivi due secoli dopo. «D’ora in avanti, ogni 12 luglio (data della riabilitazione nel 1906, e della morte nel 1935, ndr) si terrà una cerimonia commemorativa per Dreyfus, per la vittoria della giustizia e della verità contro l’odio e l’antisemitismo», scrive Macron in una dichiarazione pubblicata dall’Eliseo. La prima commemorazione si svolgerà nel 2026, in occasione del centoventesimo anniversario della sentenza della Corte di cassazione che riconobbe l’innocenza del capitano. «Così, Alfred Dreyfus e coloro che attraverso di lui combatterono per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità continueranno a essere l’esempio che deve ispirare la nostra condotta», sottolinea Macron.
Il nome di Dreyfus resta legato a quello dello scrittore Émile Zola, che con il suo celebre articolo J’accuse contribuì a smascherare l’ingiustizia. L’Affaire Dreyfus lacerò l’opinione pubblica francese per oltre un decennio, sullo sfondo di un antisemitismo diffuso e di complotti politico-militari. Accusato di aver trasmesso informazioni militari alla Germania – all’epoca nemica giurata della Francia – Dreyfus fu condannato il 22 dicembre 1894 alla deportazione a vita. Tra quella data e la sua riabilitazione ufficiale dovette affrontare due processi, l’incarcerazione e la detenzione forzata sull’Isola del Diavolo.
Dreyfus aveva chiesto invano che la sua carriera completa venisse riconosciuta, prima di lasciare l’esercito nel 1907, per poi essere richiamato in servizio durante la Prima guerra mondiale e morire nel 1935. Per troppo tempo, la questione della sua piena riabilitazione è rimasta ignorata, fatta eccezione per la famiglia e alcuni studiosi dell’Affaire. Solo nel 2006, in occasione di un omaggio ufficiale, l’allora presidente Jacques Chirac riconobbe che «non gli è stata resa pienamente giustizia». Il nuovo aumento dell’antisemitismo ha convinto le istituzioni francesi a procedere a gesti più concreti. «Purtroppo, l’eredità degli antirepubblicani e antisemiti antidreyfusardi dell’inizio e della metà del Novecento non si è mai estinta», osserva Macron. «Sappiamo che bisogna sempre restare vigili e perseveranti contro questi vecchi demoni antisemiti alimentati dall’odio». Tra gennaio e maggio 2025, sono stati registrati in Francia 504 atti antisemiti, secondo i dati del ministero dell’Interno, il doppio rispetto a dieci anni fa.
Il capo dello Stato non ha invece accolto gli appelli a trasferire le spoglie di Dreyfus al Panthéon di Parigi, dove riposano alcune delle figure più illustri della storia francese. I detrattori di un ingresso nel mausoleo laico ritengono che Dreyfus, in quanto vittima, non abbia posto accanto ai “grandi uomini” della Repubblica. «Sarebbe una rottura rispetto alla tradizione della Quinta Repubblica», osserva lo storico Avner Ben-Amos, esperto di memoria collettiva all’università di Tel Aviv. Lo storico Vincent Duclert – specialista dell’Affaire Dreyfus – che aveva sostenuto questa possibilità, si dice comunque soddisfatto della decisione di Macron di commemorare ogni anno il militare. «Attraverso questa scelta e le parole che la accompagnano, è Dreyfus stesso a essere pienamente onorato», commenta, auspicando che si possa «trasmettere ai giovani la consapevolezza di cosa significhi essere francesi, ieri come oggi», grazie alla celebrazione di «un eroe democratico».
