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Vasari e Roma, il pittore e autore delle ‘Vite’ e il legame con la città

Disegnatore, pittore, architetto, Giorgio Vasari al giorno d’oggi è conosciuto forse in misura maggiore come scrittore d’arte, fonte preziosa sulle biografie degli artisti da Cimabue ai suoi contemporanei contenute nel libro ‘Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori’, pubblicato per la prima volta nel 1550. A disegnare la sua figura a tutto tondo arriva la mostra ‘Vasari e Roma’ – allestita dal 20 marzo al 19 luglio a Palazzo Caffarelli – che ricostruisce in particolare il rapporto dell’artista aretino con la città eterna dove arrivò per la prima volta nel 1532, poco più che ventenne, al seguito del cardinale Ippolito de’ Medici.

La città divenne per lui luogo cosmopolita di formazione e poi di maturazione artistica che lo portò a divenire interprete delle maggiori imprese monumentali della ‘Maniera moderna’ che contribuì a diffondere, spiega il sovrintendente capitolino ai Beni Culturali, Claudio Parisi Presicce, in seguito “ai suoi viaggi in tutte le regioni italiane dove acquisiva informazioni e osservava opere” nel suo caso caratterizzate dallo stretto rapporto tra architettura, pittura e scultura. Con i suoi viaggi a Roma, di cui la mostra divisa in quattro sezioni segue la cronologia, si documenta la sua ascesa che lo porterà a divenire uno degli artisti più influenti del suo tempo e il rapporto che coltivò in particolare con Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. La città dei papi, tra cui Paolo III, Giulio III e Pio V furono suoi mecenati, “è un luogo ideale, una sorta di patria intellettuale e artistica per Vasari che va oltre il modello di pittore di tipo artigianale che lavora nella bottega per diventare il primo artista accademico, con una vocazione umanista”, sottolinea la curatrice della mostra, Alessandra Baroni. A Roma si stanno formando le collezioni pontificie “che sono alla base del suo linguaggio pittorico”, dai capolavori dell’antichità a quelli moderni come le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina, creata dal genio di Michelangelo al cui rapporto con Vasari l’esposizione dedica una sezione ad hoc. Fu di quest’ultimo il primo disegno del Ninfeo di Villa Giulia, cuore dei giardini voluti da Papa Giulio III per la sua sontuosa dimora ai piedi dei Parioli che poi fece realizzare ad un altro architetto e sempre per il pontefice Ciocchi del Monte realizzò una grande pala d’altare che però non fu pagata e che diventerà l’elemento centrale dell’altare Vasari ad Arezzo presso la Badia delle SS. Flora e Lucilla: è la Vocazione dei SS. Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, che è stata data in prestito e si può ammirare nella mostra romana.

Nel complesso sono oltre settanta le opere esposte tra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti, di cui sedici autografi insieme a sette disegni tra cui quello per la cappella di San Pietro in Montorio. Tra i dipinti spiccano la Resurrezione realizzata insieme a Raffaellino del Colle (1545 ca., Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo del 1550 (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di gentiluomo (Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco di Genova). Di particolare rilievo sono inoltre due capolavori provenienti dal Monastero di Camaldoli, nel Casentino: la Natività del 1538, celebre come “Notte di Camaldoli”, raffinata opera giovanile dipinta “alla fiamminga”, e l’Orazione nell’Orto del 1571, testimonianza della fase conclusiva della carriera dell’artista. Completa il percorso un importante prestito del Museo ungherese Móra Ferenc di Szeged: l’Annunciazione (1570-1571), un tempo nella Cappella di S. Michele in Vaticano.

‘Vasari e Roma’ è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La mostra e il catalogo, edito da Gangemi, sono curati da Alessandra Baroni.

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