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Zelensky: “Non regaliamo la nostra terra ai russi”. E si affida agli alleati

BERLINO – È l’ipotesi più agghiacciante, uno «scambio di territori» tra Ucraina e Russia mentre ancora si combatte, senza un cessate il fuoco e senza che Kiev abbia più nulla da “scambiare”, ossia da restituire a Mosca, dopo la riconquista russa di Kursk. E Volodymr Zelensky non poteva che reagire come ha fatto ieri alle parole di Donald Trump, con un “no” deciso. «Gli ucraini – ha scandito in un video dal suo ufficio di Kiev – non regaleranno la loro terra all’occupante». Per il presidente ucraino «qualsiasi decisione presa contro di noi, qualsiasi decisione presa contro l’Ucraina, è allo tesso tempo una decisione contro la pace». Secondo il presidente ucraino quegli eventuali accordi «non porteranno a nulla. Sono decisioni morte; non funzioneranno mai».

Dopo mesi di tentativi di ammansire Trump che erano seguiti all’agghiacciante umiliazione subita a febbraio nello Studio Ovale, Zelensky ha usato per la prima volta parole nette contro il presidente americano, e in particolare contro contro la sua ipotesi formulata qualche ora prima. Dal vertice di Ferragosto con Vladimir Putin in Alaska potrebbe emergere uno «scambio di territori» tra Kiev e Mosca, aveva anticipato Trump.

In serata, il capo di Stato ucraino ha ammorbidito i toni: «Nessun partner ha dubbi sul fatto che gli Usa possano far finire la guerra: il presidente americano ha le leve necessarie e la determinazione». Zelensky ha ricordato di aver «sostenuto tutte le proposte del presidente». L’Ucraina, ha scritto su X, «non ha bisogno di un cessate il fuoco in futuro, non tra mesi, ma subito». Ed è ciò che Putin gli ha sempre rifiutato.

Ma Trump ha fretta di scrivere la parola “pace” sul conflitto russo-ucraino, di realizzare una delle principali promesse elettorali, a qualsiasi costo. L’accordo che si evince dalle indiscrezioni apparse sui giornali americani e ucraini somiglia troppo a una capitolazione perché Zelensky possa accettarla.

Dal summit di Ferragosto potrebbe emergere un’intesa che preveda la cessione integrale di due delle quattro regioni ucraine reclamate da mesi dal Cremlino ma non ancora conquistate del tutto, ossia Donetsk e Lugansk, oltre alla Crimea annessa illegalmente già nel 2014 dalle truppe russe. E Putin si «accontenterebbe» di mantenere le altre due regioni dove si combatte ancora, Zaporizhzhia e Kherson, tirando un confine lungo l’attuale fronte.

Un punto di caduta che coincide quasi con quello che il Cremlino chiede da mesi, ossia la cessione integrale delle quattro regioni più la Crimea. Non si capisce quale sarebbe lo “scambio”, ossia la concessione a Zelensky. Come ha sintetizzato ieri una fonte europea vicina al dossier al «Putin avrà tutto quello che vuole in cambio di niente».

«La risposta alla questione territoriale ucraina – ha ripetuto dunque il presidente ucraino – è già scolpita nella Costituzione ucraina», che vieta la cessione di territori. Gli ucraini meritano una pace «dignitosa», e i partner di Kiev devono capire questo principio, ha sottolineato.

L’angoscia di Zelensky non riguarda solo il fatto che al vertice Putin-Trump non sia stato neanche invitato. Anche l’Europa è stata di nuovo cacciata dal tavolo, dopo che nei mesi scorsi era faticosamente riuscita a riconquistare uno strapuntino nelle discussioni sull’Ucraina, approfittando della crescente stanchezza di Trump verso Putin. Gli europei stanno cercando di garantirsi una nuova “finestra di opportunità”’ attraverso una controproposta che è stata presentata ieri agli americani e parte dalla madre di tutte le proposte sensate, per l’avvio di un serio negoziato di pace: un cessate il fuoco.

Anche dall’opposizione è arrivato un rifiuto dell’ipotesi formulata da Trump: Petro Poroshenko, capo dell’opposizione ed ex premier, ha sottolineato che «l’Ucraina non è un Paese che mercanteggia con le proprie terre». Perciò «non possiamo consentire che venga creato un precedente dove la pace viene accettata al costo di concessioni di porzioni di Ucraina».

Un sondaggio recente dell’Istituto internazionale di Sociologia di Kiev ha registrato che oltre tre quarti degli ucraini si oppongono a cedere le loro terre alle Russia. Anche se quando la domanda riguarda regioni già finite sotto il controllo di Mosca, la contrarietà cala a poco più nella metà dei sondati. E c’è anche un 38% di ucraini che accetta in generale l’idea che alla fine Kiev qualcosa dovrà cedere. Due anni fa era ancora il 10%.

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