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Zelensky riceve il piano Usa, pressing di Trump: “Accettalo”. Ma a Kiev è scontro politico

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «ha ricevuto formalmente una bozza» del piano americano per porre fine alla guerra in Ucraina, e ha accettato di discuterla. Il piano in 28 punti, anticipato mercoledì, ripresenta proposte che l’Ucraina rispedì già al mittente nei tentativi precedenti: cessione di territori, riduzione dei soldati, nessuna truppa straniera né armi a lungo raggio. Ma con l’avanzata dei russi nel Donbass e lo scandalo corruzione di cui sarebbe emersa solo la punta dell’iceberg e che minaccia di falciargli la squadra, Zelensky reagisce ingoiando il rospo: nessuno strappo, gli Stati Uniti e Trump sono un alleato tanto riluttante quanto indispensabile.

«Le nostre squadre ci lavoreranno — dice dopo aver incontrato a Kiev gli inviati del Pentagono tra cui il segretario dell’Esercito Usa, Daniel Driscoll — siamo pronti a un lavoro costruttivo, onesto e rapido». Tutto è rimandato, però. Prende tempo, bisogna capire i margini di manovra e «nei prossimi giorni» vuole «discuterne» direttamente con Trump. Per valutare, dice, «le opportunità diplomatiche disponibili e i punti principali necessari». Per vedere, cioè, se il castello di carte avverse crollerà su se stesso. Se anche stavolta il “piano di capitolazione” presentato da Trump come unica via d’uscita finirà in fumo.

Quello che ne pensano realmente gli uffici della presidenza è ben diverso da ciò che Zelensky dice ufficialmente. Per tutto il giorno reazioni a mezza bocca definiscono la bozza «assurda» e «inaccettabile». Il presidente della Commissione esteri, Oleksandr Merezhko, e il vice ministro degli Esteri, Sergiy Kyslytsya, la demoliscono come una «provocazione russa».

Ma le pressioni ad andare avanti sono enormi. «Raggiungere una pace duratura richiederà che entrambe le parti accettino concessioni difficili ma necessarie», dice il segretario di Stato americano, Marco Rubio, lasciando comunque una porticina aperta a Kiev per «sviluppare un elenco di potenziali idee basate sul contributo di entrambe le parti in conflitto». La Casa Bianca insiste: «Il piano» di Trump «è in continua evoluzione, ma il presidente lo sostiene. È un buon piano sia per la Russia che per l’Ucraina, e crediamo che dovrebbe essere accettabile per entrambe le parti».

Zelensky si consulta con gli alleati e sceglie per ora la linea morbida. Non asseconda, ma precisa e prepara la strada per provare a smussare le spine, ancora una volta, una a una. Trump e la sua squadra gli hanno già posto davanti piani di capitolazione e li ha smontati pezzo per pezzo: «Lavoreremo sui punti per garantire una conclusione dignitosa della guerra», dice il suo ufficio in una giornata difficilissima per la prima resa dei conti interna sullo scandalo corruzione: i suoi Servi del Popolo chiedevano le dimissioni del capo Ufficio presidenziale Yermak, ma non le hanno ottenute. Il vertice della fazione, in serata, era stato già disarticolato dalla decisione del presidente di fare quadrato intorno al suo braccio destro. La maggioranza ha solo 299 voti su 296 necessari, un margine che espone a nervosismi e terremoti. A guidare la fronda anti Yermak c’era il capo partito in Parlamento, David Arakhamia: anche il suo licenziamento era stato evocato. Alta tensione, ma per ora entrambi rimangono al loro posto: «Dobbiamo restare uniti. Chiunque sia contro noi è per la Russia», ha detto Zelensky secondo un deputato.