Assunzioni di giovani e madri, allo studio gli sconti per le imprese. Caccia alle risorse per taglio Irpef e pensioni
Se su pensioni e taglio all’Irpef i partiti di maggioranza si stanno ancora confrontando, c’è invece un largo consenso sugli sgravi per i giovani under 30-35 e per le donne, che prenderebbero la forma di una no tax area e/o di una flat tax ad hoc o maxideduzioni. Nel dettaglio, le ipotesi allo studio prevederebbero uno sconto che potrebbe arrivare fino al 140-150% per le assunzioni di nuovi dipendenti sotto una certa soglia anagrafica, che potrebbe essere fissata a 30 o a 35 anni, e fino al 180% nel caso di giovani madri.
«Abbiamo avuto colloqui proficui con l’Italia su come utilizzare al meglio il maggiore margine di manovra in termini di misure energetiche». Così ieri uno dei portavoce della Commissione europea rispondendo alle domande dei giornalisti. Si tratta di un primo segnale nella direzione richiesta dal governo italiano, che vorrebbe appunto spendere parte dei 14,4 miliardi in deficit destinati all’energia nel biennio 2027-28 non solo per interventi strutturali di riconversione green, come prevedono le regole europee, ma anche per misure di sostegno a famiglie e imprese sulle bollette. Se su questa richiesta arriverà l’ok della commissione, si libereranno risorse nella manovra che potranno essere utilizzate per soddisfare qualcuna delle molte richieste dei partiti di maggioranza.
Per esempio, quelle della Lega sulle pensioni e il trattamento fiscale per i lavoratori autonomi e quelle di Forza Italia sull’Irpef e gli anziani. Ieri il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha ribadito che per lui le «priorità» sono: consentire anche a chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 di andare in pensione a 64 anni (ma con l’assegno tutto calcolato col contributivo) e allargare la platea della partite Iva beneficiarie della flat tax al 15% alzando il tetto dei ricavi annui da 85 mila a 100euro. L’altro vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, insiste invece sul taglio dell’Irpef per il ceto medio, aumentando il secondo scaglione (aliquota del 33%) da 50 a 60 mila euro o almeno a 55 mila, se le risorse a disposizione non consentono di fare di più, e per dare una card agli anziani fragili per far fronte a prestazioni non coperte dal servizio sanitario. Per accogliere tutte queste richieste presentate dai due partiti ci vorrebbero almeno 4-5 miliardi nel 2027. Che al momento il Tesoro non sa dove trovare mentre il tempo strige: il disegno di legge di Bilancio è in ritardo rispetto al termine ordinario del 2o ottobre e dovrebbe essere approvato in Consiglio dei ministri la prossima settimana.
Sul fronte delle entrate, resta caldo il fronte banche-assicurazioni: il governo lavora a un prelievo per complessivi 5 miliardi, ma dovrebbero essere escluse le Bbc e le banche popolari, come ha chiesto lo stesso Tajani, mentre potrebbero essere colpiti altri soggetti finanziari come Cassa depositi e prestiti. Anche ieri il presidente dell’Abi (associazione bancaria), Antonio Patuelli, ha ripetuto tutta la sua contrarietà a nuove tasse sulle banche, dopo che l’anno scorso il settore ha raggiunto un accordo con il governo per un contributo di oltre 10 miliardi in tre anni: «Abbiamo già dato? No, stiamo ancora dando. Le imposte che pagano gli azionisti delle banche si avvicinano al 60%. Perché, invece, le big tech che vengono da fuori Europa pagano pochissimo?», chiede Patuelli. Che avverte: «Non bisogna pensare che le banche siano il corno della fortuna, che qualsiasi cosa succede producono quattrini: io non dimentico le 11 crisi bancarie del passato».
24 ott 2026 | 16:27