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Briatore: «Io in Ferrari? Sarebbe troppo tardi, vincerò con Alpine. Hamilton e Leclerc esagerano con la rivalità. Mi piacerebbe essere il capo di Antonelli, mi ricorda Alonso»

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Ha vinto tutto, vuole vincere ancora. Flavio Briatore resta in pista. Executive advisor di Alpine a 76 anni, con il solito anticonformismo e una voglia agonistica da ventenne.

Moda, ristorazione, finanza ma la F1 sembra l'ambito in cui si diverte di più. Conferma?
«Alla mia età devi fare ciò che ti piace. E la F1 è divertente e stimolante. Risposta: sì, senza dubbio».

Nel 1988 quando entrò per la prima volta nel team Benetton disse: «F1 is business». Sembrò una provocazione. Invece...
«Il tempo mi ha dato ragione. Allora le corse erano una faccenda che riguardava meccanici e ingegneri. Non era business, era sopravvivenza. Oggi la F1 è diventata the place to be... devi esserci. Con Liberty Media e Stefano Domenicali l'impulso è stato enorme sul fronte commerciale, su quello dell'immagine, sulla qualità degli eventi, della comunicazione. Abbiamo un pubblico enorme con una età media molto bassa e una componente femminile mai vista».

Alpine motorizzata Mercedes. Una mossa rivoluzionaria nata con De Meo a capo di Renault. Come l'ha presa Provost, il nuovo presidente?
«È molto contento, visti i risultati. La parte più difficile fu convincere Luca. Senza di lui l'operazione sarebbe risultata impossibile e io non sarei tornato in F1. Voglio vincere delle gare e magari qualcosa di più. Per farlo bisogna avere basi certe a cominciare da motorizzazione e cambio. Poi serve un gruppo di lavoro di eccellenza».

Ha ingaggiato un grande tecnico, Mike Elliott. Aveva abbandonato le corse. Come l'ha convinto a tornare?
«È stata dura, una negoziazione segreta durata 6 mesi. L'ha convinto un programma di sviluppi molto aggressivo. Ho lavorato con Ross Brawn, Pat Symonds, James Allison, so che serve un tecnico di primissimo ordine per crescere e per attirare altri ingegneri nel team».

Dal 2027 il team si chiamerà Gucci Racing Alpine. Non il solo marchio importante se pensiamo a Eni, a Msc. Un manifesto dell'italianità per una squadra francese.
«Beh, parliamo di brand eccezionali e internazionali. L'operazione Gucci lo dimostra. Non siamo ancora partiti e se ne parla moltissimo».

A proposito di business: in tanti vogliono entrare in questa F1. Valore presunto di un team: 3 miliardi. Corretto?
«Sì. L'offerta e la domanda rispondono a valori del genere. Infatti c'è gente disposta a spendere cifre ben superiori per acquistare una squadra. Parlare di 3 miliardi significa parlare di un valore minimo».

Vendere il team Alpine è una tentazione, una opzione o una fantasia?
«Chi parla di vendita racconta balle. Alpine e Renault vogliono rimanere in F1. Piuttosto, tutti sanno che il nostro socio di minoranza Otro Capital è disposto a cedere la sua quota pari al 24% e ci sono almeno 7 investitori pronti ad acquistarla».

Ha vinto con Schumacher e Alonso. Con quale pilota le piacerebbe vincere domani?
«Sono due i piloti un po' superiori agli altri: Verstappen e Antonelli. Ma serve sempre una macchina vincente. Max riesce a fare risultati strepitosi con una Red Bull meno competitiva della Mercedes ma non ce la fa a vincere. Poi ci sono altri 5 o 6 campioni di alto livello e altri che si stanno formando. Mi hanno criticato quando ho ingaggiato Colapinto. Beh, sta mostrando progressi eccezionali. Serve gestione, supporto per far sbocciare il talento».

Antonelli: qualcuno può batterlo quest'anno?
«No. Solo Kimi può perdere il titolo. È maturato in modo sorprendente, è solido. Ed è capace di segnare un'epoca. Toto Wolff ha fatto un super lavoro con lui ma poi serve la materia prima e Antonelli ne ha di ottima».

È da sempre al fianco di Alonso. Cosa gli consiglia? Continua a correre o pensa ad altro?
«Con una macchina competitiva, Fernando vince. Non molla mai, anche quando ha tra le mani una tragedia come quest'anno».

Gasly in pole a Monza. Per molti un'impresa misteriosa. Come la spiega?
«Sapevamo di poter essere da top 6. Abbiamo portato aggiornamenti, Gasly ha fatto un giro magico mentre altri sono stati imperfetti».

Ha accusato di collusione con la McLaren un giudice che ha cancellato il vostro podio di Monaco. Pentito?
«Io devo difendere il mio team. Quel podio era meritato. Abbiamo saputo che un giudice aveva vicinanza con McLaren. Beh, avrebbe dovuto astenersi. Abbiamo accettato il verdetto ma se vedo una cosa che non mi sembra corretta, lo dico».

Con Sinner continuate a vedervi? Come sta?
«Sta bene, segue il suo programma di riabilitazione. Questi sono ragazzi, devono curarsi visto quanto giocano. È che Jannik ci manca, come manca Alcaraz. È un po' come la MotoGp senza Valentino in lotta con Marquez».

Hamilton-Leclerc. Che idea si è fatto su questa coppia sull'orlo di una crisi?
«È una coppia litigarella a quanto ne so. Gestire due grandi piloti non è semplice. Basta far capire a tutti che la macchina appartiene al team. Serve responsabilità e attenzione. Non vorrei mai vedere uno dei miei piloti che spinge fuori l'altro».

E di questa Ferrari che delude?
«La Ferrari è competitiva, poi manca sempre un qualcosa. È che vincere un Mondiale è complicato, anche perché ci sono gli altri...».

Le farebbe piacere una chiamata da Maranello?
«È troppo tardi. Anche se la Ferrari è l'amante che tutti vorrebbero avere. Però non sono mai stato vicino a Maranello, sono sempre stato dall'altra parte della barricata».

Ma lei, una ricetta per la Ferrari l'avrebbe?
«Le ricette si fanno quando si conosce il paziente. Bisogna capire la malattia per provare a intervenire. Intanto va rispettato il lavoro di Vasseur, gli errori capitano in ogni squadra. Ma una Ferrari vincente è un patrimonio per l'intera F1, un po' tutti facciamo il tifo per quel Cavallino».

Ha detto: due o tre anni e poi mi fermo. Pensarla in pensione fa un po' ridere...
«Sì, fa ridere anche me».

24 set 2026 | 07:00