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California al voto sulla tassa sui Paperoni: in sette sono già fuggiti, portando con sé 578 miliardi. Chi va e chi resta

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Il 3 novembre i 40 milioni di residenti della California saranno chiamati alle urne per votare sulla nuova tassa a una tantum del 5% sui patrimoni superiori al miliardo di dollari, azioni incluse.

In attesa del responso dei seggi, l’imposta ha spaccato il fronte della Silicon Valley. C’è chi come il ceo di Nvidia, Jensen Huang, è pronto a contribuire. «Il fatto che possa permettermi di versare 8 miliardi al fisco in cinque anni è un privilegio — ha detto il manager da 180 miliardi di patrimonio — non mi spaventa pagare le imposte, mi spaventa essere povero».

Sul fronte opposto c’è chi ha fatto fagotto e si è trasferito in altri Stati per evitare la gabella come i co-fondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, il creatore di Uber, Travis Kalanick, e il regista Steven Spielberg. Secondo l’università di Stanford, questi e altri tre ricchi migranti hanno portato via dalla California patrimoni per 578 miliardi e sottratto 28,9 miliardi al gettito potenziale della nuova tassa.

C’è chi, infine, come Mark Zuckerberg ha accettato di rimanere in California a patto di venire compensato dalla sua azienda per l’esborso fiscale straordinario. L’imprenditore era pronto a lasciare il Golden State pur di evitare di pagare l’imposta. Per convincerlo a restare, il board di Meta ha deciso di procedere a una riassetto del gruppo proprietario di Facebook e Instagram. Meta intende infatti procedere a una scissione del capitale sociale: ogni socio riceverà una nuova azione priva di diritti di voto per ogni azione ordinaria detenuta, trovandosi così in portafoglio due titoli Meta. 

Il maggior beneficiario dello «split» sarà proprio Zuckerberg che detiene il 61% dei diritti di voto nel gruppo e potrà vendere subito una parte delle nuove azioni speciali per far fronte all’esborso fiscale straordinario. In cambio l’imprenditore si è impegnato a rimanere in California almeno per i prossimi otto anni.

La proposta — raccomandata dal cda dopo un negoziato descritto come «lungo e, a volte, controverso» — sarà sottoposta al voto degli azionisti di Meta che dovranno valutare se la permanenza di Zuckerberg in California giustifichi una mossa tanto radicale. Che, ad alcuni, è parsa piuttosto un pretesto per consentire a Meta di emettere azioni in quantità per finanziare il piano di investimento da 825 miliardi sull’intelligenza artificiale, senza perciò indebolire il controllo di Zuckerberg sul gruppo.

24 ottobre 2026, 08:07 - Aggiornata il 24 ottobre 2026 , 08:07