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Ct Nazionale, perché Mancini è favorito su Conte: le promesse di Malagò e l'ingaggio (più economico)

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Il sogno di Giovanni Malagò è naufragato. Voleva rilanciare il calcio italiano attraverso la condivisione con Paolo Maldini e Leonardo e invece dopo appena diciassette giorni complicati l’armonia si è spezzata e il presidente federale, scosso dalle polemiche e dai veleni sul Pirlo-gate, ha preso la decisione di andare avanti di testa sua. «Decido io» ha ripetuto entrando e uscendo a ripetizione da via Allegri in un lungo lunedì di passione. Ha bocciato in maniera definitiva la candidatura di Pirlo e ha deciso di puntare su un ct strutturato, che sappia fronteggiare l’emergenza di una Nazionale rimasta fuori dagli ultimi tre Mondiali.

In un lampo siamo tornati indietro di oltre un mese, quando i nomi sul taccuino erano quelli di Roberto Mancini, il preferito dello stesso Malagò e di Antonio Conte, suggerito con forza ogni giorno dalla Lega di serie A. Due ex agli antipodi. Mancio ha vinto l’Europeo 2021 ma se n’è andato dalla sera alla mattina inseguendo i petrodollari arabi e lasciando la Figc in grave difficoltà. Antonio, l’uomo degli scudetti, ha guidato all’Europeo 2016 una delle Nazionali meno forti ma più entusiasmanti e promette di dare una scossa alla squadra che deve ritrovare orgoglio e dignità. Il problema, semmai, è sulla durata del rapporto visto che Conte non è mai rimasto per più di tre anni (alla Juventus) sulla stessa panchina. 

Malagò non ha fornito indizi sul ballottaggio anche se il favorito è Mancini e non si è sbilanciato neppure con i presidenti delle componenti, che ieri sera lo hanno incontrato (tranne Bedin, serie B, per problemi di volo). Mancini, a cui erano state fatte delle promesse, è il più facile da prendere: per l’Italia ha perso anche un paio di occasioni ghiotte all’estero. Conte è più impegnativo, in tutti i sensi, anche economico e bisogna metterlo al centro del villaggio azzurro ma è un porto sicuro, il preferito dalla tifoseria.

Malagò ci pensa. Maldini e Leonardo, contrari sia a Mancini sia a Conte, invece ci hanno pensato poco a prendere la decisione di dimettersi. Detto e fatto. Già all’ora di cena la pratica era archiviata e i documenti spediti all’avvocato Viglione, anche se manca ancora l’annuncio. Si sono sentiti traditi dall’uomo che li aveva corteggiati promettendogli l’autonomia. Ma un conto è l’autonomia, un altro la condivisione. E su questo punto il rapporto è saltato. Prima di andarsene, sbattendo la porta, hanno tentato la carta Thiago Motta, un tecnico che ha la loro stessa idea e visione. Sul nome dell’italo brasiliano, fermo dall’anno scorso, quando è stato esonerato dalla Juventus, erano favorevoli anche le componenti tecniche, l’Assocalciatori e gli allenatori guidati da Ulivieri.

Malagò invece no. Ora il presidente federale ha fretta. L’Italia da troppo tempo è senza una guida e il tempo stringe. Le prossime ore saranno decisive, già oggi al Consiglio federale, in programma alle 12, ci potrebbe essere la schiarita definitiva almeno per capire quale direzione è stata presa. La questione deve essere chiusa in pochi giorni, compresa la presentazione del tecnico prescelto che a settembre avrà il compito di guidare l’Italia in Nations League in un gruppo complicato con Belgio, Turchia e Francia. L’ultima retrocederà nella Lega B e sarebbe un disastro sia dal punto di vista dell’immagine sia da quello economico. 

Malagò non vuole pensare al peggio. Ha voglia di chiudere questa storia e riportare la tranquillità in Figc. «Non siamo abituati a situazioni così, bisogna riprendere il filo del discorso», ha spiegato Giancarlo Abete che il 22 giugno ha sfidato alle elezioni proprio Malagò. Il presidente dei Dilettanti è curioso, come tutta l’Italia, di capire come l’uomo scelto dalla serie A rilancerà la sfida. L’idea è che per uscire dalla crisi possa prendere subito l’allenatore e solo dopo cercare un altro direttore tecnico. Continua a rimbalzare il nome di Chiellini, che per il momento non è stato contattato e intende rimanere alla Juventus. Può tornare in ballo anche Gigi Buffon, ma ha fatto altre scelte privilegiando la famiglia. Malagò sta studiando la situazione, solo con sé stesso. Tocca al presidente, come è sempre stato nella storia della Federcalcio. Troppe ombre e troppe polemiche. Come un altro Mondiale fallito.

28 luglio 2026, 07:04 - Aggiornata il 28 luglio 2026 , 08:01