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Frattesi: «Io via dall’Inter troppo tardi: mi sento come un bambino, non giocavo 4 gare di fila dai tempi dei dinosauri...»

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FIRENZE — «Con il senno di poi avrei dovuto puntare i piedi e lasciare l'Inter un anno fa. Ma parlare dopo è facile». Agire lucidamente, invece, lo è molto meno e Davide Frattesi, uno dei colpi migliori del mercato estivo nel rapporto costi-benefici, lo sa. Adesso è il punto di riferimento della Lazio capolista a sorpresa insieme a Roma e Inter ma nell'Aula Magna di Coverciano, con indosso la divisa della Nazionale e un'espressione finalmente rilassata, l'incursore principe della Serie A non cade nel trabocchetto. «La domanda sullo scudetto non è per me, fatela agli interisti e ai romanisti».

A Milano sperava di fare il salto definitivo e invece «il primo anno è andato bene, negli ultimi due ci sono stati alti che sono diventati altissimi e bassi molto bassi. Ho vissuto emozioni non replicabili, ma alla fine stai bene solo se giochi». E Frattesi giocava poco. «Per rendere al meglio, la continuità è indispensabile. Adesso è diverso, sento la fiducia e sono partito come un cannone».

Il feeling con Chivu non è scattato, anche se proprio il romeno lo aveva convinto a rimanere a Milano: «Mi ha detto delle cose e ho deciso di non forzare la situazione per cambiare squadra. È andata così, non ne faccio un dramma, un anno si può cannare, fa parte della vita di un calciatore».

Alla Lazio Frattesi è rinato. «Mi sento bene, sto ritrovando me stesso. Non giocavo quattro partite di fila dai tempi dei dinosauri...». Ha già firmato tre gol, ma dove vuole arrivare? Nessuna promessa, soprattutto a Gattuso con cui il rapporto è nato in Nazionale. Insieme erano a Zenica nella notte più buia: «Neppure se segnassi venti gol in campionato potrei ripagare Rino di quella delusione».

Davide piace moltissimo agli allenatori. Spalletti, anche lui lo ha allenato in azzurro, lo aveva caldeggiato per la Juventus, ma la Lazio ha lavorato bene nell'ombra contando sulla volontà del centrocampista. «Mi sento come un bambino, come ai tempi del Sassuolo. Con Gattuso in azzurro giocavo poco, però sentivo tanta fiducia. Mi chiamava e mi incoraggiava. Lo stimo, siamo simili e quando in estate mi ha telefonato ho capito che era la scelta giusta da fare».

Ora intende riprendersi la Nazionale. Anche Mancini è nella lista dei tecnici che adora questo centrocampista formidabile a scegliere il tempo dell'incursione nell'area avversaria. Nell'Italia ha segnato 8 gol in 34 partite, meglio di lui soltanto gli attaccanti, Kean e Raspadori, e Barella che ne ha fatti 10 ma con più del doppio delle gare (70). «Il ct è lo stesso che avevamo lasciato, con un'idea di calcio precisa, provare a fare qualcosa di bello. Sono contento che sia tornato e non è solo il mio pensiero ma quello di tutto il gruppo. Ne abbiamo parlato tra di noi. La gente lo accusa di essere andato in Arabia, ma voglio vedere quanti al posto suo non si sarebbero comportati alla stessa maniera. Le chiacchiere stanno a zero».

Nel momento della ripartenza conta cancellare i tre Mondiali di fila davanti alla tv con serietà e ambizione: «Di quello americano non ho visto neppure un'immagine». Ma sa bene, e non lo nega, che il gap con le migliori «c'è e non è poco. La Francia può mettere insieme tre squadre e la terza sarebbe nella condizione di vincere contro chiunque. Il problema è il ritmo, gli altri vanno più forte». A Frattesi, che contro il Belgio dovrebbe partire dalla panchina, questa Nazionale rinnovata e ringiovanita piace: «È un bel gruppo. Samuele Inacio mi ha stupito e Romano mi sembra Matic. Ragazzi di valore che devono crescere. Mancini ne ha chiamati parecchi, ma in Italia ne giocano troppo pochi e pochi sono anche quelli che vanno all'estero. Un bel problema su cui non si riflette abbastanza».

24 set 2026 | 07:03