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Fusione SpaceX-Tesla: la vecchia tattica di Musk per reperire nuove risorse (e ottenere super poteri)

· Business

Ieri sera mercati come Polymarket o Kalshi davano una fusione fra SpaceX e Tesla come altamente probabile (80%) entro il 2027. Gli scommettitori conoscono Elon Musk. Il fondatore e ceo delle due aziende non è solo un innovatore radicale: l’uomo che ha abbattuto il costo dei viaggi orbitali, creato una nuova economia dello spazio con la sua costellazione che supererà i 40 mila satelliti e ha mostrato che può esistere qualcosa come un’auto elettrica di massa, destinata a diventare un «robotaxi» a guida autonoma metà veicolo personale e per metà strumento di car sharing. 

Gli scommettitori sanno che Musk è tutto questo, ma anche altro. È anche l’uomo che ottiene sempre quello che vuole, anche nelle manovre più spregiudicate sul corpo vivo delle sue imprese. Il ragazzo geniale venuto dal Sudafrica, l’autistico affetto della sindrome di Asperger e pestato a sangue dai compagni di scuola da piccolo, sa quello che vuole. Vuole il capitale degli altri azionisti, ma anche il potere assoluto, di fare ciò a cui lo porta la sua visione. Senza risponderne. Anche quando si tratta di fondere una sua azienda semifallita in un’altra sua azienda sana, per rendere invisibile l’emorragia della prima.

È una strategia che Musk ha perfezionato nel tempo. Nel 2016 organizzò l’acquisizione di SolarCity, l’indebitatissimo gruppo di pannelli solari, da parte Tesla. L’operazione innescò una serie di pesanti ricorsi di alcuni azionisti di minoranza del gruppo auto, in cui Musk riuscì a prevalere al prezzo di molta cattiva pubblicità. Il copione si è poi ripetuto con la fusione nel colosso dell’aerospazio SpaceX dell’azienda dell’intelligenza artificiale xAI, in profondo rosso, che in precedenza aveva rilevato l’altra azienda in perdita X (già Twitter). Di nuovo, gli altri azionisti di SpaceX non erano felici di farsi carico delle perdite di Musk nell’intelligenza artificiale e dei social. Ma hanno dovuto subire.

La chiave della fusione ora prospettata fra Tesla e la stessa SpaceX è qui, in questa capacità di Musk di imporsi. Il sistema di governo d’impresa del gruppo spaziale, da quando si è quotato quest’anno, è l’equivalente capitalistico di una satrapia assoluta. Non solo le azioni di Musk hanno un potere enormemente maggiorato che lo portano a controllare fino all’85% dei diritti di voto. Di fatto il fondatore controlla anche l’intero consiglio e ha inserito norme che rendono sostanzialmente impossibile per un’azionista fargli causa per qualunque sua scelta in azienda. 

Con la fusione di Tesla in SpaceX, Musk otterrebbe gli stessi superpoteri anche sul gruppo dell’auto (dove oggi ha «solo» il 20% del capitale ed è stato oggetto di ripetute cause di azionisti, per esempio sulle sue colossali stock option). Questa blindatura garantisce anche a Musk che dovrà rispondere a meno domande sulla minacciosa concorrenza cinese nei modelli elettrici – Tesla viene da un calo delle vendite per un triennio, forse solo ora interrotto – o sui robot umanoidi. Gli garantisce anche che non dovrà rispondere al consiglio per nuovi abusi sostanziali, come l’aver frenato il servizio satellitare che serve agli ucraini per ridurre il numero di vittime civili nei bombardamenti. 

Le domande sulla credibilità degli impegni dei tycoon del Big Tech, del resto, si rifiutano di sparire. Ieri un tribunale del New Mexico ha multato Facebook per 25 miliardi di dollari per aver ingannato gli utenti quanto alle tutele sulla privacy. Il gruppo di Mark Zuckerberg si era impegnato a garantirla dopo lo scandalo di Cambridge Analytica del 2016, ma il giudice ha riscontrato 43 milioni di violazioni. E Zuckerberg è solo un altro caso di sovrano assoluto della sua azienda, con poteri di voto maggiorati

22 ott 2026 | 09:23