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L'imbarazzo per la tempesta politica, il caso dei figli di Maldini e Pirlo: perché Malagò è sempre più inquieto sul nuovo ct

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Alle incertezze adesso si somma l’imbarazzo. La tempesta politica, intorno ad Andrea Pirlo, ha allargato i confini dell’inquietudine di Giovanni Malagò nell’ultimo week end senza ct. Paolo Maldini e Leonardo, dopo il no prevedibile di Guardiola, hanno puntato tutte le loro fiches sul centrocampista campione del mondo. Ma il presidente federale, che si sarebbe speso volentieri per Roberto Mancini, è sempre meno convinto. Condivisione è la parola magica che tiene insieme una strategia dalle fondamenta fragili, al tempo stesso Malagò non può e non vuole ignorare la tempesta che si è abbattuta sul candidato allenatore della Nazionale.

Pirlo è meno vicino all’azzurro di quanto lo fosse il giorno prima. In Figc conoscono la questione spinosa legata allo sponsor russo, ma non si aspettavano che deflagrasse in maniera così forte in un sabato italiano a tinte forti. Il presidente federale ha seguito sul cellulare dal mare di Sabaudia le dichiarazioni del mondo politico che, ora dopo ora, si sono sommate contro il tecnico, colpevole di essere testimonial di una società di scommesse in cui ha notevoli interessi l’oligarca Sergey Lomakin, presidente dell’United Fc, la squadra degli Emirati Arabi allenata proprio da Pirlo. Portarlo a Coverciano sta diventando una battaglia contro vento, considerando le perplessità dell’opinione pubblica, il desiderio della serie A di ingaggiare Conte e i dubbi delle altre componenti. All’ora dell’aperitivo Malagò si è messo in contatto con Maldini per affrontare una questione che rischia di sfuggire di mano e diventare un autogol.

È il momento della verità. Pirlo è in Austria e ieri non ha parlato con il numero uno di via Allegri che gli aveva telefonato venerdì. Le condizioni, per avviare la trattativa finale con la Federazione, sono che Andrea si liberi dall’United Fc e dai legami con lo scomodo sponsor. Poi dovrebbero intervenire (a questo punto il condizionare è d’obbligo) gli avvocati per preparare il contratto quadriennale, sino al Mondiale del 2030, da un milione e mezzo. Tutto procede a rilento. Pirlo è ancora alla guida del club arabo e ieri, nel ritiro austriaco di Geinberg, ha diretto una doppia seduta. Oggi la sua squadra giocherà in amichevole con il Salisburgo, ma il giovane allenatore ha altro per la testa.

Una storia ingarbugliata anche dalla posizione dei figli dello stesso Pirlo e del d.t. Maldini, che hanno avviato una carriera da procuratore. Il primogenito del potenziale ct, Nicolò, si occupa di intermediazione e scouting per la società You First che cura gli interessi di molti giocatori, tra cui il campione del mondo Fabian Ruiz e Davide Calabria e conta tra i suoi assistiti il tecnico della Spagna, De la Fuente. Anche il primo figlio di Maldini, Christian, una volta smesso di giocare, ha deciso di intraprendere quella strada e lavora nell’agenzia Gr Sports di Giuseppe Riso, che gestisce moltissimi calciatori di interesse della Nazionale. 

Il fatto ci riporta alla mente cosa successe giusto dieci anni fa, nell’estate 2016, quando Marcello Lippi, contattato dal presidente Tavecchio per diventare d.t. con Gian Piero Ventura in panchina, aveva fatto un passo indietro per non compromettere la carriera lanciatissima del figlio Davide. C’è una norma federale sul conflitto di interesse e l’incompatibilità tra i ruoli in Figc e i parenti agenti. Stavolta il caso è ridimensionato dal fatto che i baby Pirlo e Maldini per adesso non hanno dato l’esame e non sono iscritti all’albo dei procuratori. Ma forse, per questioni di opportunità, dovrebbero fare lo stesso un passo indietro. Martedì in Consiglio federale c’è chi potrebbe chiedere un chiarimento a Malagò.