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Nirmal Purja, morto a 43 anni l'alpinista dei record: travolto da una valanga sul Broad Peak. Messner: «Una vita vissuta al massimo»

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Il celebre alpinista britannico-nepalese Nirmal Purja è morto insieme ad altri membri della sua spedizione travolto da una valanga sul Broad Peak, in Pakistan. Risultava disperso insieme ad altri nove alpinisti da giovedì, e oggi — 1 agosto — la Elite Exped, la società di alpinismo da lui co-fondata, ha dato il drammatico annuncio: ««È con profonda tristezza e immenso dolore che confermiamo che Nirmal "Nimsdai" Purja ha tragicamente perso la vita a seguito della valanga sul Broad Peak. Abbiamo anche ricevuto conferma che altri membri della spedizione purtroppo non sono sopravvissuti». 

Il più celebre degli alpinisti italiani, Reinhold Messner, in una storia su Instagram ha voluto ricordarlo con un post su Instagram: «Nirmal ha scelto la sua strada con coraggio e passione. Ciò che rimane non è solo tristezza, ma la memoria di una vita davvero vissuta. I miei pensieri sono rivolti alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo»

Purja, 43 anni, era partito intorno alla metà di luglio per tentare l'ascesa al Broad Peak, 8.051 metri, la dodicesima montagna più alta del mondo, situata nella catena del Karakorum, considerata una delle scalate più tecniche e difficili di tutte le ascese sopra gli 8.000 metri. 

Dei dieci alpinisti, sei erano nepalesi, gli altri provenivano da Pakistan, Oman, Stati Uniti e Cina. Quattro i corpi recuperati finora, trasportati in elicottero in ospedale per l'identificazione formale: tra questi una donna americana, una donna omanita e un uomo nepalese.

Le squadre di soccorso hanno individuato la posizione delle altre vittime grazie a riprese con droni, ma non sono ancora riuscite a recuperarle: si tratta di un'operazione «estremamente complessa», ha spiegato Sajid Hussain, vicedirettore del dipartimento del turismo della regione pachistana del Gilgit-Baltistan. A differenza del Nepal, il Pakistan non dispone della pratica del recupero con elicotteri tramite verricello. 

Purja aveva battuto numerosi record d'alpinismo: nel 2019 aveva scalato le 14 vette più alte del mondo in poco più di sei mesi (189 giorni), polverizzando il precedente record di sette anni; il primato gli sarebbe poi stato tolto quattro anni dopo dall'alpinista norvegese Kristin Harila. L'impresa di Purja, ribattezzata «Project Possible 14/7», è stata raccontata nel documentario Netflix «14 Peaks: Nothing Is Impossible». Nel 2021 Purja aveva fatto la storia anche con la prima scalata invernale del temibile K2, la seconda montagna più alta del mondo, insieme a un gruppo di altri nove alpinisti nepalesi. Secondo il suo stesso conteggio, aveva raggiunto la vetta di un Ottomila per 57 volte, e ora puntava a diventare il primo al mondo a scalare tutte le 14 «super vette» due volte senza ossigeno.
Gli mancavano, appunto, il bis sul Broad Peak e quello sul Cho Oyu (8.201 m, la sesta vetta più alta). E il 27 luglio scriveva:  «Broad Peak, non chiedo altro che un passaggio sicuro in salita e in discesa. Il mio sguardo non è mai stato su di me, ma su ciò che rappresento. Riguarda il mostrarvi che le vostre montagne — qualunque esse siano — sono scalabili»

Il primo ministro del Nepal, Balendra Shah, ha espresso le sue condoglianze per la «tragica» morte di Purja e degli altri alpinisti: «La morte tragica di sei alpinisti nepalesi e di quattro alpinisti stranieri, tra cui Nirmal Purja, ci ha tutti scioccati» ha scritto sui social media. «La storia del loro coraggio e della loro dedizione continuerà a ispirarci».