Omnia technology, che cosa farà da grande il mini campione di fusioni e acquisizioni (dal beverage ai farmaci)
Omnia Technologies è un gruppo poco conosciuto dal grande pubblico. Lo possiamo catalogare tranquillamente tra le multinazionali tascabili in virtù dei 39 impianti manifatturieri (di cui 4 all’estero) e delle 33 filiali commerciali che compongono il suo network globale. Ha sede a Signoressa in provincia di Treviso, conta oltre 2.800 dipendenti ed è controllata all’80% dal fondo di private equity Investindustrial di Andrea Bonomi. Lo guida l’amministratore delegato Andrea Stolfa, 54 anni, napoletano prestato al Nord Est, con un passato in Alitalia.
Omnia Technologies opera nell’industrial machinery per l’industria del vino, delle bevande e del farmaceutico ma quel che lo rende un soggetto quasi unico è la sua missione e la sua storia. Il gruppo trevigiano vuole essere infatti un aggregatore di aziende specializzate in singole nicchie di produzione, a conduzione familiare ma in possesso di ottime tecnologie. E in virtù di questa missione il gruppo guidato da Stolfa ha condotto in porto 32 acquisizioni, una cifra da record.
Tutto è iniziato con Investindustrial che nel 2020 acquista il gruppo veneto Della Toffola (i rappresentanti della famiglia hanno ancora una quota in Omnia Technologies e tre posti su sette nel Cda) e attorno ad essa pian piano costruisce il nuovo progetto. Vale la pena ricordare tra le prime tappe dell’aggregazione lo shopping, sempre in Veneto, di un’azienda di prestigio come la veronese Bertolaso. Stolfa, che si occupava di integrazioni già in Alitalia, non si limita però a sommare «aritmeticamente» le aziende acquisite, ne cura l’ingresso nel gruppo e utilizza i know how delle singole imprese per fare un passo in avanti comune sul mercato. Ovvero offrire ai grandi player del vino o del beverage soluzioni chiavi in mano, più remunerative.
La ricetta sembra funzionare tanto che in pochi anni sommando i ricavi acquisiti e la crescita sul mercato Omnia Technologies è passata da poco più di 100 milioni di fatturato del 2020 a 747 milioni di oggi, ha costruito nuovi headquarters a Signoressa e ha integrato storie aziendali, gruppi dirigenti e tecnologie che altrimenti sarebbero rimaste isolate e, nel migliore dei casi, comunque destinate a diventare preda di soggetti stranieri.
Il fil rouge dell’incalzante cammino del gruppo è stato sempre rappresentato dall’automazione, dall’allargamento del servizio offerto e dalla partnership di mercato con i maggiori player, siano essi Coca-Cola o Campari o Martini. E questo è valso inizialmente per il vino, poi per gli spirits e successivamente per le bevande. «Mi permetto di considerarla un’esperienza unica nel suo genere perché accanto all’integrazione dei know how delle singole imprese, c’è il lavoro sulle persone. Abbiamo industrializzato l’integrazione societaria, semplificando, costruendo sinergie e ampliando via via la gamma dei servizi offerti», racconta Stolfa. I tempi di ciascuna integrazione possono essere stimati tra i 12 e i 18 mesi e via via Omnia Technologies ha messo a punto un modello operativo formale per le acquisizioni. Le sinergie sono ovviamente decisive per produrre valore e lubrificare l’intero percorso di crescita. I manager delle business unit provengono dai gruppi acquisiti e solo la dirigenza della holding viene dall’esterno, come lo stesso Stolfa.
In questo modo non si è disperso (anzi) un patrimonio industriale tipico del capitalismo familiare italiano e in particolare di regioni come il Veneto e l’Emilia, dove Omnia è più presente. E a presiedere il gruppo c’è infatti Vittorio Della Toffola.
Accanto all’integrazione negli alcoolici e nelle bevande Stolfa ha guidato più di recente il gruppo in un’operazione di diversificazione, questa volta nel promettente segmento del packaging dei farmaci. Il modello di business applicato è rimasto lo stesso e anche in questo caso le acquisizioni sono state scelte in funzione della possibilità di offrire al mercato soluzioni chiavi in mano. Con questo proposito sono state acquisite la toscana Comas e poi la laziale Tecnomaco, primi tasselli dello sbarco nel mercato farmaceutico. Ma proprio in questi giorni sono state finalizzate in un sol colpo ben altre quattro acquisizioni (Bram-Cor, Siempharma, C.Matic, Formartis) per potenziare il profilo del gruppo.
La diversificazione per ora ha generato ricavi per 90 milioni, ma le speranze di Stolfa e dell’azionista sono di crescere velocemente addirittura al ritmo del 30% l’anno.
Per finanziare le numerose acquisizioni, quelle più vecchie nel tempo e le ultime, Omnia Technologies ha emesso un bond da 600 milioni che viene rimborsato, secondo i dati forniti da Stolfa, al ritmo di 45 milioni l’anno grazie alle sinergie di cui abbiamo parlato e alla liquidità generata dal business. Il giudizio delle agenzie sul debito Omnia Technologies però è singolare, perché sia Fitch sia Standard and Poor’s hanno conferito un rating B all’emissione ma la prima giudica la velocità del rimborso congrua mentre la seconda agenzia la giudica lenta. I numeri sulla redditività, secondo gli ultimi dati disponibili, parlano di 117,7 milioni mentre l’ebitda run to rate, che include sinergie da incamerare a breve, si ferma a 148,6 milioni.
Al di là dei numeri va sottolineato come in questo caso Investindustrial si stia comportando in maniera diversa da un private equity canonico. È in Omnia Technologies da 6 anni e teoricamente sarebbe il tempo di uscirne, ma proprio perché si giudicano elevate le chance del gruppo di crescere ancora (soprattutto nel pharma) e di generare ulteriore valore, Investindustrial ha deciso di restare dentro.
Se questi sono i presupposti che facilitano l’azione odierna di Stolfa quali sono invece le prospettive più a lungo termine? Come si usa dire, cosa ha intenzione di fare da grande la multinazionale Omnia Technologies?
Non c’è per ora, secondo gli analisti, un esito predefinito e la sensazione è che le decisioni non potranno che essere prese in itinere. Nessuno può escludere una quotazione in Borsa come un potenziale merger of equals, ma nessuno può anche non considerare realistica l’ipotesi che il gruppo, reso più largo e con meno debiti, possa essere venduto a un big del settore, come ce ne sono in Europa. Parliamo però di una seconda fase della storia di Omnia Technologies, tutta da costruire, mentre è giusto sul breve focalizzarsi sulle sue performance e sulla sua storia originale. «Non bisogna dimenticare — chiosa Stolfa — che grazie all’integrazione nel gruppo tante tecnologie sono rimaste in Italia».
21 set 2026 | 09:15