Paltrinieri agli Europei di nuoto di fondo: «La Senna fa ancora paura, l'acqua è putrida. Ma gli atleti contano poco»
Greg e la Senna, un amore mai sbocciato. La liaison con il fiume di Parigi è complicata per tutti i caimani del nuoto che martedì 4 agosto debutteranno agli Europei nella 10 km. Ai Giochi del 2024 fu un incubo tra acque nauseabonde sporche, infettate da batteri come l'Escherichia coli. Allenamenti cancellati, gare rinviate, gli organizzatori furono irremovibili, c'era da privilegiare l'effetto scenografico e soprattutto l'investimento di 1,4 miliardi di euro promosso dal governo.
«Alle Olimpiadi nella 10 km partivamo in trenta e almeno dieci sono poi finiti in ospedale. Io arrivavo da gare strepitose in vasca, avevo vinto l'argento nei 1500 e il bronzo negli 800, ma poi sulla Senna è stato tutto assurdo. Quest'anno abbiamo lottato tantissimo con la Federazione European Aquatics, abbiamo inviato due lettere firmate dagli atleti più forti, da Wellbrock a Rasovsky, la prima a gennaio, la seconda è di qualche settimana fa».
Agli Europei il campo di gara è diverso da quello olimpico. Si gareggia davanti all'Île aux Cygnes. È una delle quattro aree aperte alla balneazione nell'estate 2025.
«Ma sempre Senna è. Li abbiamo visti tutti i parigini che si buttano, ci stanno pochi minuti per rinfrescarsi, magari senza mettere la testa sotto. Noi invece dobbiamo nuotarci per 1 ora e 50 minuti, bevendo acqua putrida».
Cosa avete proposto?
«Abbiamo chiesto di spostare le gare del fondo in un'altra location perché non ci fidiamo. Agli Europei le acque libere vengono prima della vasca: se stai male sulla Senna poi magari ti saltano le gare in piscina. È rischioso».
Alternative?
«C'è un laghetto vicino a Parigi dove si sono svolti i Campionati francesi ma non ci vogliono sentire».
C'è un piano B?
«Sì, in un altro tratto della Senna, un controsenso. La scorsa settimana ci hanno chiamato per una riunione. Ci hanno detto, per tutelarvi avete la possibilità di fare analisi indipendenti dell'acqua, e udite… è previsto un rimborso delle spese mediche se qualcuno dovesse contrarre una malattia».
A giugno avete protestato anche con la Federazione Mondiale. Alcuni di voi erano stati male dopo la gara di Coppa del Mondo a Setubal. Idem l'anno scorso ai Mondiali di Singapore per le temperature bollenti oltre i limiti.
«Nel nostro sport purtroppo l'atleta conta ancora poco, è ciò che mi dispiace di più. Unito al fatto che io non amo lamentarmi, di base non vorrei mai fare casino ma è l'unico modo per farsi ascoltare. Non sono nemmeno il rappresentante degli atleti, ma vogliono sempre che dica la mia».
Non occorre una carica, Paltrinieri è il leader by example.
«Vediamo come andrà, spero di cuore che vada tutto bene. Però abbiamo davvero tutti paura. Eppure il nuoto di fondo è in grande crescita, c'è il record di iscritti ad ogni gara. Potrebbero renderlo più spettacolare e televisivo».
In che modo?
«Le idee non mancano. Mettiamo un chip sul costume, diventerebbe come la F1 o la vela, in un riquadro viene visualizzata la mappa del circuito per capire i movimenti degli atleti, valutare le decisioni tattiche. Renderebbe affascinante una gara che dura quasi due ore».
In questo 2026 ha privilegiato il fondo, al 90% non gareggerà in piscina agli Europei.
«È una stagione di passaggio in funzione dell'Olimpiade, per capire ciò che potrò fare a Los Angeles. Ho vissuto situazioni nuove in allenamento, ho fatto alcune gare molto bene altre male, si impara sempre».
Il pensiero a Los Angeles è una costante?
«Ho deciso di continuare a nuotare proprio per puntare al 2028. Ma non ci penso quotidianamente, sarebbe nocivo. Per altro, la qualificazione olimpica è ancora più difficile, i posti a disposizione per ogni Paese sono due, l'Italia è tra le più forti del mondo, in casa nostra c'è una concorrenza fortissima».
Sono passati 14 anni dal suo primo Europeo. A Debrecen 2012 un Paltrinieri sedicenne vinceva il primo oro nei 1500. Erano i giorni del terremoto in Emilia e nella sua Carpi.
«I miei genitori mi avevano tenuto all'oscuro. All'epoca ci rimasi pure male, ma poi ho capito che volevano tutelarmi prima di una gara così importante. La nostra casa è stata inagibile per quasi tre anni, non potevamo nemmeno entrare, facemmo giusto un blitz insieme ai vigili del fuoco per prendere al volo alcune cose. Dal punto di vista sportivo ripenso con tenerezza a quel debuttante ragazzino che vinceva quasi sempre».
Un viaggio lunghissimo per arrivare fin qui, a quasi 32 anni.
«Mai avrei pensato di poter essere così longevo anche se era il mio grande sogno. Fin da piccolo adoravo gli atleti che riuscivano a vincere attraversando il tempo, era la mia unità di misura per definire la loro grandezza, dove cioè contano anche le qualità mentali tra decisioni, gestione del fisico, tenacia. Speravo di essere uno di loro».
Ci è riuscito. Fuoriclasse per numero di vittorie ma non solo. Ha vinto medaglie nonostante la mononucleosi, una spalla ballerina, o un dito rotto. Nell'immaginario collettivo Paltrinieri è quasi sinonimo di epico.
«Sono un combattente. Le gare imprevedibili, in cui devi reagire anche alla sfortuna o al dolore, sono quelle che ti formano. Considero le medaglie più belle quelle di Tokyo 2021. Un mese e mezzo prima sotto la doccia piangevo per aver contratto la mononucleosi, non riuscivo a nuotare, ero senza forze, però ho vinto l'argento e il bronzo. Quelle due medaglie me le sono gustate più dell'oro olimpico».
Quasi dieci anni esatti dall'oro di Rio. Era il 13 agosto 2016.
«Una vita fa. Da allora è iniziato a piacermi il numero 13».
Prima del via adesso ha rivali giovani che la guardano con adorazione ma fremono dalla voglia di batterla.
«La cosa buffa è che vengono a dirmelo: Greg sono cresciuto con le tue imprese, sei il mio idolo. Mi sento vecchio per quei tre secondi ma poi in gara li sfido tutti senza paura, la competizione mi è sempre piaciuta».
Molti le scrivono per ringraziarla di avere dato lezioni anche di sconfitta, riconoscendo il merito degli avversari, senza mai accampare scuse.
«Me ne rendo conto, proprio perché parlo con tutti. Le nuove generazioni hanno un approccio diverso, positivo, guardate Tete Martinenghi come riesce a gestire la carriera in modo molto lucido. Oppure Sara Curtis che è già molto consapevole».
Cosa consiglia a loro?
«Ripeto che non bisogna essere perfetti. Si può fare un errore sia in una gara sia in una carriera, ma poi da lì si ricomincia, imparando a conoscere i propri limiti. Non ho mai avuto paura di competere, non ho paura di vincere ma nemmeno di sbagliare. Mi piace pensare che riesco a trasmettere proprio questo a loro».
Da Hong Kong la sua fidanzata Rossella Fiamingo è appena tornata a casa con un oro mondiale a squadre nella spada.
«Stiamo insieme ormai da sei anni, abbiamo vissuto entrambi momenti di alto stress emotivo nei nostri sport, ci aiutiamo a vicenda. Stiamo provando ad arrivare a Los Angeles con la stessa ambizione di essere competitivi e potercela giocare. Mica parliamo di Olimpiadi tutti i giorni a casa eh. Ci piace molto uscire con amici o da soli. Ma lo facciamo così poco, durante gli allenamenti della settimana ci ritroviamo stanchissimi sul divano».
2 agosto 2026, 07:11 - Aggiornata il 2 agosto 2026 , 07:12