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Pirlo si difende, ritiene le critiche dei politici «strumentali e ipocrite». Ma adesso è in bilico, Malagò riflette

· Sport

Alzi la mano chi ricorda un’accoglienza riservata al nuovo ct più feroce di quella che l’opinione pubblica sta dedicando ad Andrea Pirlo. I più agées si appellano alla scaramanzia e rimembrano le critiche con cui partì l’avventura di Enzo Bearzot negli anni Settanta, poi entrato nella leggenda. Troppa grazia, sarebbe. Per ora Il Maestro deve arginare attacchi e censure da parte di tutto l’arco costituzionale. Da destra a sinistra, il mondo politico ha puntato l’indice contro la scelta della direzione tecnica della federazione, rappresentata da Paolo Maldini e Leonardo, di individuare Pirlo come figura ideale per risollevare il movimento italiano. E tra le stroncature sul piano sportivo e la bufera mediatica legata al ruolo di global ambassador di un’azienda di betting russa, Giovanni Malagò ora è tentato di tornare sulle proprie posizioni. Sta studiando attentamente la situazione.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha scelto la strada dell’ironia per rivelare la preoccupazione circa la decisione dei manager della Figc. «Stimo Malagò, Leonardo e Maldini ma dico “che Dio ce la mandi buona”». La stima nell’ex campione è indiscutibile, ma spiega La Russa «come allenatore è un salto nel buio». E ancora: «Dopo il ballon d’essai mediatico di Guardiola non vorrei che la montagna avesse partorito un topolino, il topolino Pirlo».

Neanche il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha risparmiato frecciate ai vertici della Figc: «Non so se Guardiola veramente ci abbia pensato. Ma se si apre a un’opzione del genere o si ha una ragionevole certezza di arrivare al risultato oppure è meglio tenerla in maniera discreta». Riassumendo «è stato un azzardo tirarlo fuori». E su Pirlo Abodi non ha nascosto lo scetticismo: «Bisogna fare scelte che abbiano senso logico e solo il campo dirà se lungimiranti visto che l’accordo sarebbe quadriennale».

Per rendere ancora più incandescente il dibattito, si è inserito il contratto di Pirlo con la Fonbet. Ovvero il principale bookmaker russo, dove ha interessi il presidente della squadra che Andrea allena, Sergey Lomakin dello United Fc di Dubai. Nonostante le sanzioni contro la Russia, Pirlo è stato presentato come la star di prima grandezza che fa pubblicità al Paese di Putin. La sua presenza al Football Day, in un momento cruento della guerra con l’Ucraina, era stata fortemente criticata dallo scheletonista di Kiev Vladyslav Heraskevych. Così dopo i dubbi tecnici, adesso la scelta di Pirlo diventa un caso politico. «Io e il Partito democratico non saremo mai per alcun compromesso che preveda l’utilizzo della forma delle scommesse sportive o alla loro pubblicità, che la Lega calcio vuole. Il fatto che sia russo è un aggravante», ha dichiarato Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del Pd ed ex ct della nazionale italiana maschile di pallavolo. «Mi auguro con tutto il cuore che se Pirlo fosse scelto come ct la prima cosa che farà sarà quella di risolvere l’imbarazzo rinunciando a questo suo ruolo».

Il problema non si pone: qualora venisse nominato ct, la nuova carica impedirebbe a Pirlo di avere accordi con una società di scommesse.
Lapidario Carlo Calenda, leader di Azione: «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali». Dello stesso parere Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo: «Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata». Benedetto Della Vedova di Europa + ha aggiunto: «Mi auguro che Pirlo senta l’esigenza di rescindere con Fonbet, considerando anche la posizione dell’Italia nei confronti della Russia».

Andrea Pirlo, in ritiro in Austria con la squadra di Dubai, ha giudicato strumentali le polemiche. Ha intravisto nelle parole di tanti politici «ipocrisia», chiedendosi allora perché si sia disputato il Mondiale negli Stati Uniti, paese in guerra con l’Iran. Sa che il suo ingaggio ora è a rischio: ieri infatti Giovanni Malagò non si è fatto sentire (al contrario di giovedì) per tranquillizzarlo. Brutto segno. Fra sponsor russi, figli agenti, politici scatenati, il presidente della Figc è sotto attacco. Rinuncerà a Pirlo sconfessando Maldini o andrà avanti nonostante l’opinione pubblica? Notte di riflessione. E ribadiamo di studio: il tema Pirlo & Russia va letta bene, approfondita, capire i legami tra Fonbet e il suo proprietario, Sergey Lomakin, con il regime di Putin.

26 lug 2026 | 07:11