Voice of Freedom Повна версія

Poste, l’offerta su Tim si chiude all’85,8%: ora la fusione e l’addio alla Borsa

· Business

La chiusura dell’Offerta di acquisto e scambio promossa da Poste sui titoli di Tim si chiude con un bottino del 65,72%, che sommato al 20,1% del capitale già detenuto dal gruppo guidato da Matteo Del Fante porta al controllo dell’85,82% dell’azienda di telecomunicazioni. A distanza di quasi 28 settimane dalla sera del 22 marzo scorso, quando Poste comunicò il lancio dell’Opas, la giornata di ieri segna per Tim l’avvio definitivo di un nuovo corso. L’iniziativa non ha centrato l’obiettivo del 90% di adesioni, una soglia che avrebbe consentito a Poste di avvalersi del diritto di acquisto delle azioni residue, ma per Del Fante la quota dell’85,82% è più che sufficiente per procedere con la fusione di Tim nel perimetro di Poste, decretando così il delisting della compagnia di telecomunicazioni. 

Il disegno è, del resto, quello illustrato fin da subito con il lancio dell’Opas: creare un grande gruppo integrato con l’ambizione di operare come leader nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, oltre che appunto nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali. I prossimi mesi serviranno, dunque, ad accelerare il percorso per costituire una piattaforma integrata con ricavi aggregati per oltre 27 miliardi di euro e 150 mila dipendenti. Tim, come lasciato intendere da Del Fante in più di un’occasione pubblica, manterrà una sua identità e una forte riconoscibilità del marchio, ma è altrettanto certo che da ora in poi Poste eserciterà il proprio ruolo di azionista sul versante della governance. Individuando cioè il nuovo vertice a cui affidare il compito di presidiare il mercato dei servizi digitali e di giocare la sfida nell’intelligenza artificiale. 

Per il gruppo un contributo significativo in termini di ricavi e margini continuerà ad arrivare dalla controllata Tim Brasil, che nel 2025 ha generato 4,3 miliardi di ricavi e un utile netto di 700 milioni di euro. Nell’immediato le certezze sono legate alla contabilità dell’offerta chiusa nelle ultime ore (si trattava della seconda e definitiva finestra per aderire alle condizioni di Poste). Le adesioni sono salite al 65,72% del capitale (ovvero l’82,2542% sulle azioni oggetto dell’offerta), un valore che assicura a Poste un controllo complessivo di oltre l’85% del capitale di Tim, ben superiore alla soglia del 66,67% fissata dall’azienda all’avvio dell’opas. Un comunicato segnala che il numero totale di azioni Tim in possesso di Poste ha raggiunto quota 1.832.917.988, ricordando che per ogni azione conferita è stato riconosciuto un prezzo di 1,97 euro più 0,218 azioni ordinarie di Poste. Per coloro che hanno aderito all’offerta terminata ieri verrà liquidato il prossimo 2 ottobre. L’esborso massimo in contanti previsto da Poste era stimato in circa 3,3 miliardi di euro, a cui si aggiunge la componente azionaria.

26 settembre 2026, 07:43 - Aggiornata il 26 settembre 2026 , 07:46