Economia

Tetto al costo dei carburanti, cosa c’è dietro la scelta di Eni: i viaggi in Africa e le telefonate tra Meloni e Descalzi

Tetto al costo dei carburanti, cosa c’è dietro la scelta di Eni: i viaggi in Africa e le telefonate tra Meloni e Descalzi

Prima, ieri pomeriggio, il comunicato dell’Eni con la notizia eclatante che la compagnia petrolifera controllata dallo Stato ha deciso, sua sponte, di fissare un tetto ai prezzi di benzina e gasolio. Poi la nota di Palazzo Chigi, con la quale la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ringrazia «per l’importante iniziativa» l’Eni guidata da Claudio Descalzi, l’amministratore delegato rinnovato nell’incarico lo scorso maggio per la quinta volta consecutiva proprio da questo esecutivo, che già lo aveva confermato nel 2023, unica nomina di rilievo non toccata dal repulisti del centrodestra.

La mossa del price cap ha colto di sorpresa gli operatori e la politica, ma in realtà dietro l’uno-due di Eni e Palazzo Chigi di ieri c’è un lavoro di settimane, anzi di mesi, dove a pesare è stata soprattutto la «moral suasion» del governo, come riconoscono ai piani alti della stessa Eni. E decisivo è stato il rapporto personale tra la premier e Descalzi, che si è fortificato negli anni, grazie anche ai numerosi viaggi in Africa nell’ambito del Piano Mattei, così caro a Meloni e pienamente condiviso dal manager di Stato.

Sulla questione carburanti i due si sono sentiti spesso. E già in una telefonata del 26 agosto, a ridosso di una riunione del consiglio dei ministri che era stato costretto ad approvare l’ennesimo taglio momentaneo delle accise finanziandolo con un anticipo delle tasse sui dividendi dell’Eni, la premier e l’amministratore delegato avevano parlato di come uscire dalla logica delle misure tampone. 

Poi, per carità, da entrambe le parti si sottolinea che la decisione di ieri è stata presa dall’Eni in piena autonomia e senza pressioni indebite. Tanto che la società sottolinea come già da marzo, sia pure non mettendo un tetto agli aumenti, la compagnia aveva seguito una politica di controllo dei prezzi, scaricando sulla clientela solo una parte degli aumenti determinati dall’andamento delle quotazioni internazionali. Ma il contesto in cui è maturata la decisione è quello descritto e la soddisfazione di Palazzo Chigi lo conferma.

Meloni vede così prendere forma quella «soluzione a tenaglia» di cui parlano gli ambienti a lei vicini: da una parte l’abolizione parziale del bollo auto e dall’altra il tetto ai prezzi. Significativo che quello della benzina sia stato fissato a 1,99 euro al litro, cioè sotto la soglia psicologica dei 2 euro. Ora quello che si aspetta la presidente del Consiglio, ma anche il ministro della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è che il resto delle compagnie si accodino, anche perché l’Eni, per quanto sia importante, gestisce in Italia circa 4mila stazioni di servizio pari al 20% del totale. Tra l’altro, va detto che la decisione dell’Eni è analoga a quella che in Francia la Total ha preso all’inizio dell’anno, senza che le altre compagnie l’abbiano però seguita sulla strada del price cap.

Ma intanto Palazzo Chigi ritiene di aver portato a casa importanti successi politici. Non solo perché le mosse delle ultime settimane hanno spiazzato le opposizioni, ma anche perché la scelta dell’Eni dovrebbe disinnescare la polemica nella maggioranza tra la Lega, che insiste per una tassa sugli extraprofitti e Forza Italia che si oppone. È un fatto che al gigante petrolifero il governo abbia già chiesto di anticipare parte delle tasse sui dividendi. E ora a questo primo contributo si aggiunge la decisione della stessa compagnia di calmierare spontaneamente i prezzi, intanto per un mese, poi forse fino a fine anno. Basterà a disinnescare la richiesta di una tassa sugli extraprofitti? Che del resto Giorgetti e i ministri di altri cinque Paesi (Germania, Spagna, Austria, Portogallo e Polonia) hanno chiesto alla Ue di fissare, ma a livello europeo appunto, per non discriminare singole compagnie. Bruxelles però finora ha chiuso («Si tratta di una decisione che spetta agli Stati»), rimandando la palla ai ministri.

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