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Tassi e debiti, perché la Fed di Kevin Warsh va in cerca di stabilità (e c’entrano i data center)

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Ci fu un’era, dalla crisi finanziaria del 2008 fino a dopo la pandemia da Covid, durante la quale i tassi d’interesse facevano gongolare chi andava a prestito. La fine dei tassi vicini allo zero è arrivata da qualche anno: la novità è che anche la Federal Reserve è finalmente entrata con convinzione nella nuova stagione. Mercoledì scorso, il suo presidente Kevin Warsh e il comitato di politica monetaria hanno alzato il costo ufficiale del denaro di un quarto di punto percentuale, alla forchetta 3,75-4%. Altri rialzi probabilmente seguiranno già quest’anno.

Warsh ha detto di avere tutte le intenzioni di mettere una fine all’incapacità della Banca centrale americana, che va avanti da cinque anni, di abbassare l’inflazione all’obiettivo del 2%.
Possiamo definirlo un falco, rispetto alle colombe che lo hanno di recente preceduto, il più agguerrito contro l’inflazione dai tempi di Paul Volcker negli Anni Ottanta: non importa cosa può avere promesso al presidente Donald Trump quando questi l’ha nominato puntando su tagli dei tassi. Warsh & Co. dovranno avere spalle larghissime nei prossimi mesi e anni.
Nella battaglia contro l’inflazione, sono l’unica àncora in un mondo in enorme turbolenza finanziaria. Il debito pubblico americano ha superato i 40 mila miliardi di dollari per i quali già quest’anno dovrà pagare mille miliardi di interessi, i quali saliranno a più di 2.500 entro fine decennio, secondo il non-partisan Ufficio del bilancio americano.

Alzare i tassi d’interesse di fronte a questo mostro può sembrare una contraddizione. La realtà, però, è che i rendimenti sui titoli di Stato a dieci anni (cioè i tassi che paga il governo in gran parte delle sue emissioni di debito) sono già oltre il livello di guardia del 5 per cento, per molte ragioni, una delle quali è l’inflazione. Se la Federal Reserve riuscirà a farla scendere, avrà agito come l’attore americano, l’unico si direbbe nel panorama attuale, che porta stabilità e fiducia. Da sola non potrà stabilizzare le tensioni finanziarie globali.

Il governo degli Stati Uniti inanella debiti su debiti. Le grandi aziende dell’Intelligenza artificiale vanno a prestito come non mai per sviluppare i loro sistemi e per aprire data center, con ciò contribuendo a tenere alti i tassi. In più, c’è una concorrenza mondiale dei governi nella raccolta di denaro per sostenere il costo del debito, ormai arrivato a oltre centomila miliardi di dollari a livello internazionale. E il costo dell’energia lavora contro un abbassamento dell’inflazione. C’è insomma poco da gongolare. La Federal reserve di Kevin Warsh può cercare di dare un po’ di ordine.