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Tavolara Bay, ecco i nomi dei miliardari del mega progetto extra lusso in Sardegna: spunta la clausola sul «contributo governativo»

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«Immaginiamo un luogo dove lusso e natura convivono in armonia». Immaginiamolo. Ma alle parole di Alberto Biancu, sardo, 39 anni, capocordata del progetto Tavolara Bay, manca il terzo elemento: i soldi. Lusso, natura e soldi creano una sinfonia per chi vuole trasformare uno splendido lembo di costa sarda in un paradiso vacanziero esclusivo con ville da 13 mila euro al metro quadro, hotel a 5 stelle e spiagge private. Ne ha scritto Gian Antonio Stella il 10 giugno. Ma chi mette i capitali? Da dove vengono? E quella strana clausola su un possibile contributo economico del governo italiano?

Ecco gli investitori: quattro italiani (13%) e il gruppo turistico-immobiliare brasiliano Jhsf di Josè Auriemo Neto (44%) al controllo congiunto con la holding lussemburghese Csfg Re Europe (43%). Quest’ultima è posseduta da ricchissime famiglie e manager che diversificano i loro portafogli attraverso società o trust alle Isole Vergini, Malta, Bahamas, Delaware. Nomi e cognomi emergono dalle carte che abbiamo consultato. Tutti fanno affidamento anche su un «contributo governativo» italiano, come testualmente si legge nei documenti contrattuali.

Alt un attimo: contributo governativo, cioè pubblico? A favore di un progetto in cui investono molti miliardari stranieri che poi incasseranno gli utili in paradisi fiscali? Quindi dopo aver ottenuto le autorizzazioni a trasformare un promontorio gioiello della Gallura in una “location vip esclusiva”, li aiuteremmo economicamente a costruire ville, alberghi e campi da golf?

Breve riassunto: Tavolara Bay è un progetto turistico di lusso nel comune di Loiri Porto San Paolo di fronte all’isola di Tavolara, in linea d’aria 20 km a sud di Porto Rotondo. Parentesi: l’assessore al turismo del comune, Riccardo Biancu, è fratello del capo progetto Alberto, secondo fonti locali che al momento non siamo riusciti a verificare. È prevista la costruzione, tra l’altro, di un hotel a cinque stelle, 26 ville, strutture ricettive e un campo da golf 18 buche per centinaia di milioni di euro di investimento su 120 ettari (1,2 milioni di metri quadrati) di costa. Sviluppo o speculazione immobiliare? È l’eterno conflitto tra incremento turistico e tutela del territorio. Compatibilità (ambientali, urbanistiche) e autorizzazioni sono tappe ineludibili. 

Regione Sardegna e altri enti hanno contestato la compatibilità dell'intervento con i vincoli paesaggistici dell'area. Però ci sono anche scorciatoie perfettamente legali per accelerare la lentezza labirintica della burocrazia. I promotori hanno utilizzato, per un passaggio iniziale del progetto, la procedura della Zes Unica che tra l’altro dà al governo poteri straordinari in grado di superare i normali percorsi autorizzativi e urbanistici. Di fronte ai pareri contrastanti, la decisione è stata così rimessa al Consiglio dei ministri che il 4 giugno ha confermato e autorizzato il proseguimento dell'iter.
Proprio questa decisione rappresenta oggi il punto più controverso della vicenda, perché secondo i critici crea un precedente che potrebbe indebolire il sistema di tutela delle coste sarde, mentre per i promotori costituisce un passaggio legittimo per sbloccare un investimento ritenuto strategico per lo sviluppo turistico ed economico dell'isola.

Fatto sta che subito dopo la decisione del governo si sono chiuse, ma potrebbe essere solo una coincidenza, quattro transazioni in Lussemburgo che hanno visto entrare nell’affare Tavolara Bay altrettanti azionisti esteri tra cui una finanziaria delle Isole Vergini Britanniche e un fondo di Bahamas.

Un articolato statuto della società italiana titolare del progetto (Tavolara Bay srl) regola i rapporti tra i soci, una trentina tra diretti e indiretti. In una recente modifica, approvata da un’assemblea straordinaria, è stato introdotto anche un meccanismo di compensazione per i soci di minoranza (cioè gli italiani, come vedremo) «nel caso in cui la società riceva il Contributo Governativo entro 5 anni dalla data del 30 giugno 2025». È l’articolo 17: «Claw-back dei soci di minoranza». Per «Contributo Governativo - leggiamo nei documenti dei soci - si intende la potenziale sovvenzione in denaro che il governo italiano verserà alla società nell’ambito di "Tavolara Bay - Contratto di Sviluppo Turistico”».
«Sovvenzione in denaro»: il valore della società, dunque, potrebbe aumentare in proporzione del contributo pubblico che darebbe sostanza economica e “patrocinio” politico all’operazione turistico-immobiliare. 

Esiste, per ora, solo un’aspettativa. Però è diventata parte integrante dello statuto. Il contributo è considerato talmente rilevante da giustificare una clausola autonoma di claw-back (recupero) e ridistribuzione quote a favore degli azionisti italiani e una formula matematica già pronta e dedicata al calcolo. Forse perché gli italiani sono quelli più sul pezzo e in prima linea nelle pratiche di sblocco politico-amministrativo.

Chi sono? Alberto Biancu che è anche amministratore delegato e Carlo Di Biagio, ex top manager di Procter & Gamble, Ducati e Roberto Cavalli. Poi il presidente della Lega Serie A di calcio, Ezio Simonelli, per anni commercialista di fiducia di Silvio Berlusconi. Tra l’altro Tavolara Bay ha sede proprio a Milano nello studio Simonelli. Il quarto italiano è Davide Bizzi con la sua Bizzi & Partners che opera a livello internazionale nello sviluppo immobiliare. Ha rilevato per 500 mila euro a settembre 2025, sulla base di accordi precedenti, la partecipazione che era in mano a una facoltosa americana residente a Ginevra, Chang Karin Rin Hui. Bizzi e gli altri italiani, presenti nel capitale in modo trasparente, hanno oggi quote del 3,3% a testa che potrebbero salire se l’eventuale il contributo governativo facesse scattare la clausola di claw back. Biancu non ha risposto alla nostra richiesta di spiegazioni, inviata più volte per email, su governance, assetti di Tavolara Bay ed eventuale parentela con l’assessore al Tursimo del Comune di Loiri Porto San Paolo, Riccardo Biancu.

Il 44% fa capo a Jhsf Capital, il gruppo brasiliano titolare del marchio Fasano (ristorazione e hotellerie di lusso) che ha la leadership imprenditoriale dell’operazione. Il patron Neto si è mosso appoggiato da una folta schiera di investitori finanziari rappresentati dalla lussemburghese Csfg Re Europe, cui fa capo il restante 43% di Tavolara Bay srl. L’asse Neto-Csfg ha il controllo. 

E chi c’è “dietro” il 43% in mano a Csfg? Alcuni investitori sono del tutto “coperti” come Inovare Ventures che ha fatto un bonifico dalle Isole Vergini il 10 giugno per rilevare una quota. Oppure la Bessemer Corporation di Bahamas. Claudio Moniz Barreto Garcia, brasiliano, economista e filantropo, membro del board di AB InBev (multinazionale leader mondiale nella produzione di birra: Corona, Stella Artois, Budweiser ecc) e dell’”Harvard global advisory council”, è entrato con una sua società del Delaware, la Azulona. L’ha seguito un trust del Connecticut intestato a Miguel Nuno Da Mata Patricio, portoghese, ex top manager di AB InBev poi amministratore e presidente (fino a pochi mesi fa) della Kraft. Nomi e sigle che tornano. 

A marzo 2026 entra la Clbb Real Estate di Nassau-Bahamas del brasiliano di Rio Alexandre Behring da Costa che in alcuni documenti dichiara come suo domicilio l’hotel cinque stelle lusso Palazzo Parigi a Milano. Conosce bene l’Italia: nel 2024 ha acquistato la Pro Recco, il club più titolato della pallanuoto mondiale. Behring è una figura importante della finanza internazionale e centrale in questa operazione: ha cofondato 3G un fondo che nasce dall'universo imprenditoriale dei miliardari brasiliani Jorge Paulo Lemann, Carlos Alberto Sicupira e Marcel Herrmann Telles. Anche loro tutti azionisti indiretti di Tavolara Bay. Il fondo 3G di Costa ha partecipato alla costruzione di Ab InBev, ha acquisito Burger King, ha pilotato la fusione Kraft-Heinz di cui poi è stato presidente.

E Kpx, socio lussemburghese di Tavolara? Fa capo a “The Haddad Family Trust” del Wyoming (Usa) e anche qui atterriamo a casa di un ricco brasiliano residente a Lisbona, Claudio Haddad, ex dirigente della banca centrale e fondatore di scuole no profit in economia e ingegneria. Il 2 giugno è entrato nella “partita” Tavolara anche un manager vicino agli Haddad, Daniel Mahseredjian. Già da tempo un fondo delle Bahamas, Hudson Investment, gestito da banca Ubs filiale di Nassau ha in portafoglio quote ma non si sa chi siano i sottoscrittori. 

Più semplice invece inquadrare la società maltese Prime & Partners: fa capo a Filippo Maria Alberto Carlo Buffa di Perrero Costa di Trinità, gestore di patrimoni immobiliari e cognome di antica nobiltà sabauda. 
Fermiamoci qui. Il parterre dei soci è una garanzia di solidità patrimoniale. Altre garanzie dovranno essere date sulla compatibilità ambientale e urbanistica. Ma hanno davvero bisogno del “Contributo Governativo”?

24 giu 2026 | 07:53