«Dopo anni di retorica sull’Europa fuori gioco, ora si vede che, più ancora della potenza dei sistemi di calcolo, conta la capacità di analizzare e mantenere il controllo dei propri dati. Il caso Anthropic ha dato la scossa: al G7, da imprenditore, ho visto leader politici che cercano intese, si interrogano sulle soluzioni. I problemi li creano i giganti Usa della tecnologia: a parole collaborativi, ma ognuno, poi, va per la sua strada. E anche nella Ue non abbiamo ancora un tavolo per le società europee dell’AI. Ma ci stiamo lavorando».
Uljan Sharka, fondatore e capo di Domyn, società italiana che sviluppa modelli linguistici, data center e agenti AI per settori regolamentati (governi, difesa, grandi imprese, banche), invitato a partecipare alla sessione del G7 di Evian dedicato all’intelligenza artificiale insieme ai capi dei giganti Usa (da Sam Altman di OpenAI a Dario Amodei di Anthropic) e ai leader di altre aziende europee come la francese Mistral, respinge la narrativa di uno scontro tecnologico Usa-Ue: «L’Europa deve conquistare autonomia tecnologica, ma non può che usare i sistemi disponibili che sono americani. Scopriamo oggi una realtà che è tra noi da decenni? Andiamo allo scontro? Si può trovare il modo di vincere senza combattere, non è necessario distruggere per poter costruire».
La denuncia di problemi di sicurezza dei suoi stessi sistemi di AI da parte di Anthropic, e poi di Amazon, ha spinto il governo Usa a introdurre divieti che hanno allarmato gli europei, per la prima volta tagliati fuori da una tecnologia di punta, sia pure per problemi di sicurezza. Al G7 Macron ha chiesto di non creare divisioni tra le democrazie.
«Le conversazioni erano riservate, ma sono state costruttive, senza tensioni. Non sul fronte politico, almeno. Serve un modello Nato per uscire da una narrativa sull’AI che oggi è distorta: esagerazioni di grandi laboratori di ricerca che hanno un impatto sulle decisioni dei governi. L’intervento su Anthropic non mi sorprende: se un’azienda privata ti dice che ha creato un modello potente come un’arma nucleare e poi lo offre al mondo, che fa un governo, Trump o non Trump? Basta con la narrativa “noi contro loro”: ci sono rischi sistemici da affrontare, ma non è la bomba atomica. È un software molto avanzato che può essere usato tanto in modo offensivo quanto difensivo. Servono sistemi di difesa by design offerti a tutti i Paesi di G7 e Nato».
Focus sulla creazione di sistemi protetti, allora.
«Più che protezione, accesso paritario e controllo completo. Senza controllo non proteggi niente: se rimane dipendenza, qualcuno potrà sempre spegnerti con un comando remoto. Qui la narrativa sbagliata è che la dipendenza arriva dagli Usa: smettiamo di mettere in mezzo i governi e creare tensioni geopolitiche. Il problema sono le aziende private: distorcono la realtà e alimentano conflitti geopolitici, convenienti, per loro, a livello di business. Come quando dicono che se metti regole vince la Cina».
Per il presidente Mattarella queste imprese sono «attori di imponderabile legittimità». Parla di «rischio di un nuovo disordine mondiale».
Allarme eccessivo?
«Anticipa il futuro: quando questa tecnologia diventerà totalmente pervasiva, avremo quei problemi. Accadrà tra 5 o 10 anni. Dobbiamo arrivare lì con le soluzioni giuste. In Europa lo stiamo facendo su tre fronti: creando la massa critica di capacità di calcolo che ci consentirà di essere competitivi. Mentre si dice che siamo indietro, stiamo costruendo le fondamenta. Abbiamo, poi, una crescita esponenziale delle start up di qualità, sempre più distribuite in tutta la Ue. I modelli fondativi europei, compresi i nostri di Domyn, sono ormai competitivi. In alcune aree superiamo i cinesi e anche alcuni modelli aperti Usa. C’è ancora molto da fare, ma stiamo colmando i gap».
E i modelli di Domyn? Pensate alla quotazione?
«In un anno il valore dell’azienda è triplicato, non posso dare dati perché siamo sempre in fasi di aumenti di capitale. E abbiamo rilasciato due modelli AI nuovi, uno da 262 miliardi di parametri, l’altro d 10 miliardi, competitivi con quelli Usa e cinesi. Abilitano il cliente, governo o azienda, ad addestrare il modello coi proprio dati. I clienti chiedono riservatezza. Ma siamo alla moltiplicazione dei numeri del fatturato. La quotazione arriverà quando avremo un valore di 100 miliardi. Non credo sia un traguardo molto lontano».