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Buono (Newcleo): «Così posso riportare il nucleare sicuro in Italia entro il 2032»

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Stefano Buono, 60 anni, fisico con una carriera al Cern per dieci anni al fianco del premio Nobel Carlo Rubbia, imprenditore che ha già lanciato e venduto (per 3,9 miliardi di dollari) un’azienda di diagnostica e terapia medica nucleare, è nel pieno della sua nuova avventura: NewCleo, la società in gran parte basata in Italia che produce piccoli reattori nucleari di quarta generazione. La quarta generazione è basata sul raffreddamento del reattore non ad acqua ma a piombo fuso, il cui obiettivo è impedire fuoriuscite radioattive anche in caso di incidenti. Al Corriere spiega la sua visione e i progetti a cui lavora

In Italia si vuole esplorare di nuovo il nucleare civile con una nuova legge ad hoc. Che impressione ha?
«Sono soddisfatto, perché ci sono dei punti di principio della legge in materia che sono ben inquadrati. Quel che manca è l’istituzione di un’autorità indipendente. Si è discusso molto in questi due o tre anni se mantenere quella esistente, l’ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) oppure farne una nuova. Questo punto resta in sospeso. Sicuramente l’ISIN era è stato un po’ vittima della brutta narrazione del passato. Le faccio un esempio: noi in Italia dobbiamo decongestionare i siti nucleari italiani, se ci sono certi elementi di radioattivi. Ma per esempio nell'acciaio dei nostri vecchi siti nucleari che hanno dei limiti regolamentari di tolleranza, in Italia, mille volte più bassi che nel resto d’Europa».

Vuole dire che in Italia le norme sarebbero mille volte più stringenti?
«Ma sono anche oltre il ragionevole. Ci sono elementi che la cui tolleranza è un Becquerel, cioè un evento di disintegrazione al secondo (il Becquerel è l’unità di misura per l’attività di una sostanza radioattiva, ndr). Ma questo è assurdo, perché se io mangio una banana, allora mangio diverse decine di Becquerel. Non riesco a trovare nessuna logica in questo. Servirebbe magari un nuovo ente che recepisse una normativa non costruita ad hoc per uccidere e tenere sott’acqua il cadavere del nucleare. Noi che rappresentiamo il privato, abbiamo bisogno di un ente indipendente a cui fare domanda per le licenze ed altro».

Non trova che in Italia ci siano ancora molti dubbi sul nucleare?
«È soprattutto un peccato che ci siano spaccature lungo linee di partito. Quelli da una parte in parlamento tutti per il sì, quelli dall’altra tutti per il no. Questi sono argomenti su cui non ci dovrebbe essere neanche discussione, è una questione di innovazione prosperità per il Paese».

Avete bisogno di un ente indipendente dalla politica perché, se siete in concorrenza con fornitori pubblici, potreste essere in svantaggio rispetto ai vostri concorrenti?
«Tutti gli enti, come quelli farmaceutici, dovrebbero essere svincolati dalla politica. Ma noi non ci sentiamo in concorrenza con nessuno perché la domanda è enorme in questo momento. Noi come NewCleo abbiamo domande per più di 27 gigawatt elettrici di installazioni. Sono più di cento reattori, per noi».

Da dove avete queste domande?
«Europa e Stati Uniti. Metà da data center per l’intelligenza artificiale, l’altra metà dall’industria: imprese che hanno bisogno di elettricità, ma anche calore industriale. Questo mix oggi si fa con le turbine a gas, ma chi ha vissuto la crisi energetica con la guerra russo-ucraina ha subito uno choc. L’industria non può dipendere da un costo variabile così alto, che può oscillare così tanto».

Il Dipartimento dell’Energia negli Stati Uniti ha selezionato voi di NewCleo in partenariato con l’altra azienda di piccoli reattori nucleari Oklo, partecipata dal fondatore di OpenAI Sam Alman, per convertire il plutonio esausto in combustibile nucleare. È per un uso in alimentazione di data center?
«La filiera del nucleare per ottant’anni ha prodotto molti rifiuti radioattivi. Però in realtà il combustibile esausto aveva ancora, dentro la materia, duecento volte l’energia già espressa. Questo non era un problema quando la domanda di energia era più stabile, e con essa anche quella di energia nucleare. Adesso la disponibilità di combustibile nucleare può diventare una strozzatura, quindi l’idea del riciclo del materiale esausto è tornata in auge. Noi l’abbiamo capito due giorni dopo lo scoppio della guerra tra Ucraina Russia e Ucraina e abbiamo deciso di riprendere la strategia del riciclo. Siamo stati la prima azienda al mondo a perseguirla e per ora l’unica. Hanno mantenuto il know-how su questo, Russia, Cina, India, Giappone e Francia».

Cosa c’entra con i data center?
«A causa dell’intelligenza artificiale, gli Stati Uniti che devono disporre del 400% in più di elettricità nucleare nei prossimi 24 anni, e l’amministrazione di Donald Trump ha deciso che bisognava riciclare di nuovo il combustibile per questo. Noi siamo andati a parlare con il governo americano mostrando la tecnologia che abbiamo, ma dicendo che avevamo bisogno della materia prima, il plutonio. Gli Stati Uniti ne hanno molto da vecchio programma di disarmo. Certo per entrare negli Stati Uniti serve un partenariato e lo abbiamo fatto con Oklo di Sam Altman».

Il contratto è con l’amministrazione Trump o andrete sul mercato con il combustibile che avrete prodotto?
«L’amministrazione agisce da abilitatrice di investimenti privati, con molte facilitazioni. L’interesse per gli americani è che avranno a disposizione una materia fissile a costi molto ridotti, in modo da dare nuove opportunità al settore privato di vendere e comprare energia per le nuove esigenze tecnologiche. Nei prossimi vent’anni avremo una domanda di nucleare che supererà l'offerta sia per noi, che nel mercato in genere».

Vi quoterete al Nasdaq tramite la fusione con la Special-purpose acquisition company (Spac) NewHold Investment Corp III. Ma ancora non fatturate molto. Quale è il senso?
«Fino ad adesso avevamo raccolto 780 milioni, ma solo dall’Europa. Ma l’Europa investe pochissimo in innovazione e non ha molto la cultura di investire in una società tecnologica che perda del denaro. Quante biotech ci sono in Europa? Una biotech può arrivare a perdere un miliardo, prima di arrivare a un nuovo farmaco per portarlo sul mercato. Per il rischio e l’innovazione il mercato americano è almeno cento volte più grande. In un nostro roadshow negli Stati Uniti, noi abbiamo incontrato circa 120 nuovi investitori americani e fra questi forse c’erano al massimo due che gestivano meno di un miliardo».

Che prospettive vede per voi e la vostra industria negli Stati Uniti?
«La domanda, come dicevo, sta crescendo molto. Un potenziale cliente sarà la US Navy: ha manifestato la volontà di produrre quattro gigawatt elettrici di intelligenza artificiale, staccati dalla rete, per i suoi data center solo in Virginia. Noi potremmo essere uno dei fornitori. Per dare l’idea, quattro gigawatt sono quattro volte più della domanda della città di Roma. E questo è solo uno dei progetti americani sui quali stiamo lavorando». 

Voi avete bisogno di molto capitale, il punto per voi non è come e quando arrivare in modo sostenibile al momento in cui avrete le licenze, inizierete a produrre e installare i reattori e ci sarà un flusso di ricavi importante, non trova?
«Ci lavoro fin dall’inizio. Per questo sto facendo l’operazione al Nasdaq e perseguo una strategia che tende a differenziare i mercati, in modo da poter sempre avere opportunità aperte anche se in qualche altro Paese ci sono ostacoli regolamentari o politici».

Le vostre particolarità sono l’uso del piombo liquido per il raffreddamento, la cupola di sicurezza in piombo in caso di problemi e il riciclo del combustibile fossile: sono le caratteristiche dei reattori di quarta generazione. Ma in Europa c’è Rolls Royce, come campione continentale, che fa però reattori di tipo standard con raffreddamento ad acqua di terza generazione, giusto?
«Esatto. Secondo la Nuclear Energy Agency dell’Ocse sui reattori di quarta generazione noi abbiamo il progetto più avanzato in Europa, il secondo al mondo dopo l’azienda TerraPower, che è sostenuta da Bill Gates. Sui reattori con raffreddamento a piombo i russi hanno lavorato nei sottomarini e noi italiani abbiamo iniziato a imparare da loro negli anni ’90. La differenza è che i piccoli reattori nucleari di quarta generazione hanno forme e dimensioni standard. Di conseguenza, una volta prodotti su numeri sufficienti, possono portare il costo dell’energia elettrica a livelli decisamente competitivi. Probabilmente anche più dei reattori ad acqua».

Se ottenete le licenze in uno dei vari Paesi europei presso le quali le state chiedendo, entro quando potreste mettere a disposizione dei piccoli reattori modulari realmente operativi?
«Noi abbiamo l’obiettivo del 2032 per gli Stati Uniti, con la fabbrica per il combustibile pronta nel 2031. E poiché stiamo costruendo la supply chain in Europa e in particolare in Italia, saremo pronti tecnicamente anche in Italia per quel momento, se ci fossero le stesse condizioni. Le componenti non sono complesse da fare. Produrre un reattore, due o quattro non cambia molto».

Quanto spazio occupa un piccolo reattore modulare?
«La parte che produce calore e vapore è un recipiente largo sette metri e alto sei. Poi tutto quello che c’è attorno è molto simile a ciò che c’è in qualsiasi altra centrale a carbone o a gas ed è forse la parte che forse occupa più spazio».

In Italia è stata costituita Nuclitalia, un consorzio composto da aziende controllate dal governo (Enel, Ansaldo Energia e Leonardo) in vista di un ritorno al nucleare civile. È un vostro concorrente?
«La missione di Nuclitalia per ora è di selezionare la tecnologia. Un punto che ci piace della legge sul nucleare oggi in parlamento è l’obiettivo della neutralità tecnologica, definito in termini di sostenibilità e sicurezza. Quindi non bisogna avere preferenze per tecnologie specifiche, lasciando al mercato la scelta le soluzioni più efficaci. In Italia si parla molto di reattori di terza generazione, con raffreddamento ad acqua. Ma questo non preclude che si possa fare una scelta anche per la quarta generazione. Non so come funzionerà Nuclitalia. Per adesso non sta sviluppando la tecnologia, quindi non è in competizione con noi».

14 giu 2026 | 08:04