Economia

Perché i dipendenti di Palazzo Chigi hanno scioperato: lo smart working dimezzato (a un giorno a settimana) e la vertenza sul contratto

Perché i dipendenti di Palazzo Chigi hanno scioperato: lo smart working dimezzato (a un giorno a settimana) e la vertenza sul contratto

Il dimezzamento dei giorni di smart working a Palazzo Chigi, che limita a un massimo di 52 il numero di giorni in cui è possibile lavorare da remoto, sta suscitando malcontento tra i circa 3.500 i dipendenti a tempo indeterminato che lavorano per la Presidenza del Consiglio. A stabilire i nuovi limiti è una direttiva sul lavoro agile firmata il 14 aprile scorso da Carlo Deodato, segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri. 

«Il dipendente può svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile per 52 giorni annui, da concordare con il dirigente responsabile nell’ambito dell'accordo individuale di lavoro agile, nel rispetto delle esigenze organizzative della struttura e del criterio della prevalenza dello svolgimento della prestazione lavorativa in presenza su base settimanale», si legge nel testo. Ai dipendenti con figli piccoli, alle donne in gravidanza e ai lavoratori con disabilità viene garantita una maggiore flessibilità. Nel documento si fa riferimento «alla complessità  delle funzioni attribuite alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che richiede un modello gestionale capace di coniugare le esigenze di flessibilità e di benessere del personale con la necessità di assicurare una risposta tempestiva alle priorità
istituzionali». 

La direttiva, secondo quanto riportato dal documento, nasce anche dalla necessità «di definire criteri uniformi di indirizzo per l'utilizzo del lavoro agile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, idonei a garantire parita di trattamento, certezza applicativa e sostenibilità organizzativa»

Giovedì 11 giugno le sigle sindacati Snaprecom, Usb, Flp e Sipre hanno proclamato uno sciopero contro la decisione di ridurre i giorni di smart working da 104 a 52, vale a dire da due giorni a un giorno a settimana. «La decisione di ridurre i giorni di lavoro da remoto e di ribadire l’importanza della presenza in ufficio incide direttamente sulle condizioni di lavoro del personale», hanno evidenziato i sindacati di base in una nota. Le sigle che hanno promosso lo sciopero lamentano anche la difficoltà di lavorare in uffici che hanno bisogno di manutenzione in quanto collocati all’interno di palazzi storici. In alcune sedi, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori dello sciopero, è stata segnalata la presenza di insetti e topi. «Le lavoratrici e i lavoratori denunciano condizioni che, in alcuni casi, mettono in discussione sicurezza e salubrità degli ambienti e segnalano interventi tardivi o insufficienti a fronte di criticità già note», evidenziano in una nota i sindacati che hanno indetto lo sciopero. Palazzo Chigi ha fatto sapere  che sono state già avviate pulizie straordinarie e interventi urgenti per garantire la sicurezza di tutti gli edifici e del personale.

Anche Fp Cgil, che non ha aderito allo sciopero, aveva chiesto che le regole sullo smart working venissero uniformate garantendo a tutti due giorni di smart working a settimana. «Si è scelto invece di rendere le regole uguali per tutti ma riducendo i giorni di lavoro agile», evidenzia la segretaria nazionale Giordana Pallone. «Il contratto nazionale della Presidenza del Consiglio non ha previsto che i criteri di riconoscimento del lavoro agile siano oggetto di confronto con i sindacati - aggiunge -. Si tratta di una decisione unilaterale dell’amministrazione che segue mesi di richieste di confronto per definire un quadro uniforme, capace di rispondere alle legittime istanze di conciliazione vita e lavoro della generalità di lavoratrici e lavoratori».

13 giugno 2026, 09:04 - Aggiornata il 13 giugno 2026 , 09:11

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