Il magnate Strnad offre 30 miliardi per Delfin, cassaforte di Luxottica: chi è il 34enne ceco che ha fatto fortuna con le armi
Trenta miliardi per comprare Delfin, ma gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio non vendono. La proposta del miliardario ceco Michal Strnad, azionista di controllo del gruppo della difesa Czechoslovak Group (CSG), anticipata dal quotidiano Domani, ha trovato una famiglia che almeno su questo punto pare d’accordo. Nessuna assemblea, nessuna delibera comune: i soci hanno espresso separatamente la loro contrarietà. Considerano l’offerta irricevibile. A cominciare dal prezzo: Strnad vuole il controllo della holding e propone uno sconto del 30% sul valore del patrimonio.
La lettera, datata 20 ottobre e valida per trenta giorni, è arrivata all’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, che l’ha inoltrata a ciascuno degli azionisti. A presentarla è stato Stefano Cacchi Pessani. Un nome conosciuto in casa Del Vecchio: l’avvocato, oggi partner e deputy managing partner di PedersoliGattai, quando era in BonelliErede lavorò con Sergio Erede all’unione tra Luxottica ed Essilor, annunciata nel 2017. Nel 2023 seguiva per Delfin il dossier Mediobanca.
La circostanza non è sfuggita ad alcuni degli eredi, che si chiedono come sia nata l’iniziativa e chi l’abbia incoraggiata. Delfin, presieduta da Francesco Milleri, che guida anche EssilorLuxottica, non commenta. Leonardo Maria Del Vecchio ha invece preso posizione: «Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia». Lmdv chiede anche chiarezza sulla provenienza e sulla struttura dei fondi, da sottoporre al vaglio delle autorità.
Strnad offre contanti, per una somma nell’ordine dei 30 miliardi. Il calcolo parte dal valore patrimoniale netto di Delfin e lo riduce del 30%. Ma, osserva una fonte vicina ai soci, acquistare il controllo significa poter decidere sugli investimenti e sulla gestione delle partecipazioni. Gli eredi si aspettano un premio per cedere quel potere, non uno sconto sul patrimonio. La holding custodisce infatti attività per circa 40 miliardi: il 32,4% di EssilorLuxottica, circa il 10% di Generali, il 17,6% di Mps, il 2,7% di UniCredit e intorno al 28% di Covivio.
L’imprenditore ceco ha costruito la proposta tenendo conto anche dei tentativi di riassetto già in corso. Bardin sta studiando il riacquisto da parte di Delfin fino al 25% del proprio capitale: permetterebbe a due soci di uscire, lasciando agli altri una quota più alta e meno interlocutori con cui trovare un accordo. Per finanziarlo, la holding ha avviato colloqui con le banche. Strnad scrive che quel progetto e la sua offerta «non sono incompatibili» e si dice «pronto a discutere» come combinarli. Sarebbe disposto a comprare anche il 62,5%, pari a cinque delle otto quote. Ma, al momento, cinque venditori non ci sono.
Per valutare il riacquisto delle quote, la holding ha ottenuto tempo fino a marzo. Il 29 settembre il tribunale del Lussemburgo ha concesso a Delfin altri sei mesi per esercitare la prelazione sulle quote di Leonardo Maria, Clemente e Rocco Basilico, che avevano chiesto di trasferirle in società personali. Non c’è ancora una decisione di acquisto: si stanno studiando prezzo e finanziamento. Un ingresso di Strnad richiederebbe inoltre di cambiare lo statuto, che riserva le quote agli eredi designati dal fondatore. Il quorum dell’88%, con l’attuale distribuzione del capitale, impone l’accordo di tutti. Anche cinque soci favorevoli alla vendita, quindi, non basterebbero da soli ad aprirgli la porta.
Strnad, imprenditore che ha fatto fortuna con le armi, è già conosciuto in Italia: a luglio ha comprato da Sinochem il 14% di Pirelli per circa 987 milioni, diventandone il terzo azionista. Attraverso CSG controlla anche due aziende italiane: Fiocchi, produttrice di munizioni, e l’80% di Perazzi, specializzata nei fucili da tiro e da caccia. A 34 anni, ha ampliato l’attività avviata dal padre Jaroslav, che nel 1995 fondò Excalibur Army per commerciare materiale militare dismesso. Michal, entrato in azienda nel 2011, ne ha assunto la proprietà nel 2018. Con le acquisizioni di produttori di munizioni, mezzi militari e radar ha costruito Czechoslovak Group, quotata ad Amsterdam dal gennaio 2026 e con ricavi per 6,7 miliardi nel 2025. Negli Stati Uniti ha comprato Kinetic, con marchi come Federal e Remington Ammunition.
Comprare Delfin, però, avrebbe tutt’altre dimensioni. Forbes stima il suo patrimonio in 13,9 miliardi di dollari, in gran parte legato alle partecipazioni: non liquidità disponibile. Per l’acquisizione si prospettano prestiti e partner finanziari, dei quali restano da chiarire identità e impegni. Nella lettera Strnad spiega che cerca «investimenti di lungo periodo» in aziende con posizioni di mercato solide e incassi ricorrenti. Delfin, sostiene, corrisponde a quel modello.
Il conto potrebbe salire ancora se l’acquisto facesse scattare un’Opa a cascata su EssilorLuxottica. Delfin ne possiede oltre il 30% e la partecipazione è il suo principale investimento: il cambio di controllo della holding potrebbe comportare un’offerta sulle azioni del gruppo quotato a Parigi, da valutare secondo le regole francesi e le eventuali esenzioni dell’Amf. È una possibilità remotissima. Prima di affrontare il costo dell’operazione e le autorizzazioni, Strnad dovrebbe convincere i proprietari di Delfin. Che litigano su come governarla, ma non intendono vendergliela.
30 ott 2026 | 07:41