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Kimi, campione con la paghetta. Mamma Veronica sceglie il budget e pure i vestiti: «Kimi resta il mio “topo”»

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Per volare bisogna tenere i piedi per terra. In pista, a casa, nella vita. Mamma Veronica lo ripete anche ora che il figlio è sul tetto del mondo, indossa una corona di fiori in testa: «Veniamo da famiglie umili, conosciamo l’importanza del lavoro. Ci siamo sempre dovuti fare in quattro». Il primo impiego alle Poste, contratti a termine, prima di conoscere Marco in palestra e dedicarsi al team di corse di famiglia. «L’ho sempre vissuta senza pressione come se corresse sui kart, Kimi resta il mio “topo”, il mio bambino. Le corse sono sempre state il nostro lavoro». Maggie, l’altra figlia dodicenne, impazzita di felicità con il vestito di Halloween, «la vera boss». Il papà Marco che scherza ma mica tanto («Peccato, abbiamo perso il campionato Gt italiano al Mugello con il mio team, mi interessava più quello... Che pensate, che smetto di lavorare adesso? Mi tocca»). Sorride, mostra una foto del campione del mondo, piccolissimo, su un ovetto nell’officina del nonno, fra gli attrezzi, a Casalecchio di Reno: «Così vedete che famiglia squinternata siamo, da dove veniamo. Per fortuna Kimi ha amato il nostro mestiere, lo mettevo sulla gru che serve a sostituire i motori e lo cullavo. Ma se avesse voluto praticare la scherma lo avremmo assecondato».

Macché, a un anno era già su un kart in braccio al papà a mettere le manine sul volante: «Però la prima volta che mi sono accorto che gli piaceva davvero è stato nel 2009. Avevo preso un simulatore per il Motor Show di Bologna, l’ho portato a casa e a tre anni lo usava in braccio a me: acceleravo e frenavo con i pedali, lui guidava e cambiava le marce. A volte mi addormentavo e mi svegliava con le gomitate». Un’educazione emiliana, solida e senza fronzoli: «Per partecipare a una gara a Pergusa ho dovuto contrarre un debito con la banca, dovevo comprare un casco nuovo e i biglietti aerei. Non è stata una passeggiata, ho fatto anche il camionista». Veronica ricorda: «Finivo il turno in ufficio preparavo i pasti per la scuderia. Per anni mi hanno dato della madre snaturata perché spingevo Kimi sul passeggino, per addormentarlo fra le macchine da corsa accese, ma lui si addormentava così». 

Nove anni dopo Kimi è arrivata Maggie, «la più sveglia di tutti. Se lo rigira come vuole. Meno male che ha scelto la ginnastica ritmica e non l’automobilismo. Non avrei retto». Ma la rivelazione più sorprendente riguarda la «paghetta» che viene passata ancora adesso a Kimi: «Non è minimamente interessato ai soldi — rivela Marco — prende quello che gli passa la mamma». Possibile, un pilota da F1 con ingaggio milionario? «Gli ho detto: decidiamo un budget — spiega Veronica — così almeno hai le idee chiare su come funziona. È importante restare con i piedi per terra. Se arrivi ad agosto che hai già speso tutto ti arrangi per le vacanze. Ma lui usa quello che serve per divertirsi, l’unica tentazione sono le macchine, non i vestiti. Glieli scelgo ma è un disastro nell’abbinarli. Andrebbe in pantaloncini e tuta a un matrimonio». Ora gli servirà almeno uno smoking, di galà dovrà frequentarne.