La fotografia è donna, a Roma la Collezione Donata Pizzi
Dopo anni di mostre ed eventi in giro per l'Italia e oltre confine la straordinaria collezione di fotografie di Donata Pizzi, insieme all'imponente patrimonio di libri e documentazione accumulato nel corso di una vita dedicata alla fotografia e allo studio dello sguardo femminile nelle arti visive, ha finalmente trovato casa.
Il nuovo spazio nasce a Roma in un ex bunker tra piazza Bologna e la via Tiburtina come luogo dedicato alla conservazione, allo studio e alla ricerca sul lavoro delle fotografe italiane dagli anni Sessanta a oggi. Lo ha voluto con determinazione la stessa collezionista che lo ha ristrutturato e allestito trasformandolo in uno spazio in cui la conservazione dialoga con la ricerca.
La collezione esplora il ruolo delle donne nella società e nell'arte, guarda all'intersezione tra narrazione personale e storia collettiva. Il ruolo delle donne fotografe in Italia si è fatto più presente negli anni Settanta nell'arte e nel fotogiornalismo a seguito del cambiamento culturale alimentato dalle trasformazioni politiche e dall'ascesa del femminismo.
Molte di quelle protagoniste hanno ricevuto in tempi recenti un riconoscimento internazionale, eppure le loro storie restano spesso neglette e molte autrici influenti attendono ancora di essere pienamente valorizzate. Nella Collezione Pizzi ciascuna ha voce: trecento fotografie di novanta autrici, dalle pioniere come Letizia Battaglia, Lisetta Carmi e Carla Cerati fino alle voci contemporanee di Paola Agosti, Marina Ballo Charmet, Paola Di Bello, Silvia Camporesi, Gea Casolaro, Moira Ricci, Silvia Rosi, Giulia Parlato, Alba Zari e Alessandra Spranzi.
"Sono generazioni molto distanti tra loro e nel loro lavoro è evidentissimo ciò che è accaduto in questi decenni nella società italiana. La parte centrale della Collezione è incentrata sul femminismo. L'Ateneo di Bologna e Sapienza Università di Roma hanno condotto molta ricerca su questi temi e la Collezione è diventata un interlocutore privilegiato. Nel 2016 con Raffaella Perna siamo state pioniere: quando abbiamo allestito la prima mostra in Triennale non esisteva nulla di paragonabile. Contestualmente la Fondazione Prada recuperava, nella mostra 'TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai', i lavori di tante artiste ingiustamente dimenticate" racconta Pizzi.
Oggi l'allestimento è completo e lo spazio è operativo, pensato per accogliere studenti, ricercatori e curatori. Si sta ultimando il lavoro di catalogazione dei libri. "Al momento siamo arrivate a catalogare 1600 volumi, moltissimi rari e preziosi che sono parte essenziale della Collezione: un fondo che abbraccia la storia e la critica della fotografia italiana e internazionale ben oltre le sole opere esposte".
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