Voice of Freedom Повна версія

L’assedio di Siena: Mps, Lovaglio e la chance della contromossa

· Business

«Tutte le strade portano a Siena», aveva detto Luigi Lovaglio a fine maggio. Forse però l’amministratore delegato di Mps non si aspettava di ritrovarsi Rocca Salimbeni di nuovo cinta d’assedio, come nel 1555, dalle truppe di Carlo V. Allora la repubblica senese capitolò stretta dalla fame, aprendo le porte alle milizie spagnole e dei Medici. Questa volta riuscirà a resistere all’assalto di un altro Carlo, anzi di due Carlo (Messina e Cimbri)?

Lunedì scorso Intesa Sanpaolo, in joint venture con Unipol, ha recapitato all’istituto toscano un’offerta pubblica di acquisto e scambio per la totalità del suo capitale: 1,6 delle sue azioni più un euro, che valgono in tutto 30,6 miliardi di euro. Se l’operazione avrà successo Intesa Sanpaolo si prenderà 625 sportelli, Mediobanca e il suo 13,3% di Generali. Unipol dal canto suo otterrà l’entità giuridica della banca toscana e 635 filiali: tutto sarà fuso nella partecipata Bper Banca che diventerà il secondo istituto italiano per presenza fisica con oltre 2.600 punti commerciali e Unipol ne sarà il controllante con il 40%. I precedenti

L’Opas priva Mps di manovre difensive a causa della passivity rule e supera a destra la proposta di fusione amichevole Mps-Banco Bpm avanzata domenica. È come se l’orologio fosse tornato indietro di vent’anni. Già perché il Sanpaolo Imi nel 2006, presidente Enrico Salza, aveva accarezzato l’idea di una fusione con Mps, poi abbandonata a causa del complicato azionariato di Rocca Salimbeni; Mps invece, sempre in quegli anni, deteneva il il 39% di Finsoe, il veicolo in condivisione con altre cooperative che controllava Unipol, che a sua volta deteneva l’1,99% dell’istituto toscano.

A Siena intanto affilano le armi. Lunedì 22 giugno un cda farà i perimetri alla combinazione con Mediobanca ma parrebbe che Lovaglio possa portare una contromossa che vede in tandem il Banco.

L’ad di Siena dalla sua ha un carattere combattivo — che già diede i suoi frutti nello spuntare un prezzo vantaggioso quando il Creval fu ceduto al Crédit Agricole — e nuovi consiglieri che di finanza ne masticano, come l’ex ceo di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera; l’ex vertice di Unicredit, Cesare Bisoni; Carlo Corradini, già ceo di Banca Imi e Flavia Mazzarella, a suo tempo in Cdp. In Toscana già si grida allo scippo e la pugnace politica potrebbe fare gioco al ceo «risanatore».

Il governatore Eugenio Giani (centrosinistra), che si scagliò contro la trattativa con Unicredit, ha infatti fatto asse con la sindaca di Siena Nicoletta Fabio (centrodestra). Il contropiede di Lovaglio potrebbe arrivare da un’assemblea straordinaria che voti una contro-offerta contro un altro target. Il bersaglio potrebbe essere proprio il Banco Bpm, con cui si sarebbe dovuto costruire già due anni fa il famoso terzo polo tricolore. Riuscirà però il cda di Mps, balcanizzato tra otto consiglieri di maggioranza e sei del cda uscente, a far passare la manovra?

Si profilerebbe poi una nuova assise al calor bianco, con Delfin e Caltagirone che invece potrebbero vedere di buon occhio l’Opas di Ca’ de Sass.

L’ex popolare milanese domani, martedì 17 giugno, terrà un cda: difficile procedere con un’offerta, nell’ultima settimana circa dieci miliardi hanno frapposto le due capitalizzazioni. E la mossa di Intesa-Unipol gode già dell’indiretto beneplacito del governo, azionista con il 4,8% di Mps; potrebbe il Banco, con il Crédit Agricole nel 22,9% del capitale, godere dello stesso favore? Confronti

Giovanni Antonio Pecci, erudito senese del ‘700, nel raccontare la guerra di Siena sosteneva che il governo locale avrebbe preferito, se proprio si doveva rinunciare alla libertà, essere dominato «da Principe potente e lontano», ovvero Carlo V, «piuttosto che divenir sudditi di piccolo e vicino», cioè i Medici. E oggi per Siena Lovaglio non vorrebbe nessuna sudditanza, né lontana (Intesa), né vicina. Ma come convincere azionisti e mercato di una nuova, migliore offerta?

L’Opas di Intesa inquadra 2,9 miliardi di sinergie e, a fine operazione, una market cap vicina alle contendenti europee come Hsbc, Ubs e Santander mentre il Banco propone 1,9 miliardi di sinergie e una capitalizzazione di quasi 50 miliardi. Ma qualcosa potrebbe mettersi di traverso: a Siena sarebbero convinti che l’Antitrust possa dire no all’acquisto dei 625 sportelli Mps da parte di Messina, che già ne conta 2.646 in Italia e 923 all’estero.

Inoltre per gli analisti di Autonomous la struttura dell’offerta lascia in teoria spazio a un miglioramento con un premio del 15-20%. E, sulla carta, Intesa potrebbe anche trovarsi ad affrontare la concorrenza di Banco o Unicredit. Per non parlare del Danish Compromise su Generali su cui la Bce non si è ancora espressa a proposito di Piazzetta Cuccia. Una banca che acquista una compagnia assicurativa senza legami operativi significativi e con un portafoglio al di fuori dell’istituto non diventa necessariamente un operatore integrato nel settore bancassicurativo, scrive Autonomous.

Inoltre si continua a speculare sull’arrivo di un terzo cavaliere bianco per Rocca Salimbeni. L’assedio di Siena si concluse con la resa della città il 17 aprile 1555, dopo quasi quattordici mesi: Lovaglio dovrà respingere l’accerchiamento in meno tempo.

15 giu 2026 | 12:01