L’adozione dell’intelligenza artificiale« «è la più forte accelerazione tecnologica nella storia: nessuno sa ancora quali nuovi modelli economici genererà e quale impatto avrà sulla forza-lavoro, ma sarebbe meglio farsi trovare pronti». A partire dagli esordi in Italtel, Marco Fanizzi ha toccato con mano tutte le trasformazioni tecnologiche degli ultimi 35 anni. Oggi, da general manager e vice presidente sales per Italia, Svizzera e Austria di Dell Technologies, si trova al centro della rivoluzione Ai, che sta trainando i conti e le azioni della multinazionale statunitense ad aggiornare un record dopo l’altro.
Quando si pensa a Dell, la mente va subito ai pc: cosa c’entra con l’Ai?
«Circa un personal computer su cinque venduto nel mondo è a marchio Dell e quindi i pc sono senz’altro un prodotto importante per noi. E lo saranno sempre più ora che l’Ai si sta spostando dai data center ai dispositivi. Forse, però, è meno noto al grande pubblico che Dell Technologies controlla anche il 35% del mercato dei server e il 40% di quello dello storage, ossia dell’archiviazione e della protezione dei dati».
E in Italia?
«Le quote sono simili. Serviamo, per esempio, il 90% delle banche italiane di dimensioni medio-grandi e, se si prendono i primi 100 gruppi per fatturato del Paese, 90 di loro usufruiscono di almeno uno dei nostri servizi. E siamo molto presenti anche fra le pubbliche amministrazioni».
Le aziende italiane stanno investendo abbastanza sull’Ai?
«La domanda è molto forte, specialmente da parte del settore privato. Il problema, semmai, è starle dietro con l’offerta, come ha spiegato di recente anche il nostro ceo Michael Dell».
Perché?
«C’è una drammatica carenza di memoria. Dopo la pandemia, le tre aziende che li fabbricano nel mondo hanno ridotto la produzione di questi componenti proprio mentre l’Ai ne faceva esplodere la domanda. Il risultato è che oggi le forniture di questi chip sono prenotate per tutto il 2026 e, probabilmente, anche per il 2027. E i costi sono aumentati enormemente».
Di quanto?
«Fra il 60 e il 70%. Questo si è tradotto in un incremento del 20-25% dei prezzi dei pc, ma soprattutto ha fatto salire fino al 70% i costi dei server, che sono caratterizzati da un’elevata presenza di chip di memoria».
Questa inflazione sta deprimendo la domanda in Italia?
«No, non vediamo segni di rallentamento nel settore privato. Quanto alle pubbliche amministrazioni, la richiesta è forte, ma il problema è riuscire a conciliare i tempi lunghi e le condizioni economiche delle gare d’appalto con le logiche di un mercato dove c’è una rincorsa ad accaparrarsi le forniture di chip e altri componenti».
Quindi?
«Stiamo studiando con altre aziende di settore, Agid e Consip qualche soluzione straordinaria che consenta di rispettare i requisiti delle gare pubbliche e la necessità di non perdere il treno dell’innovazione e dell’Ai».
L’Europa non l’ha già perso?
«Sicuramente, l’Ue è stata sempre all’avanguardia nella legislazione, ma un po’ lenta negli investimenti. Ora però vedo segni di recupero: in Italia, per esempio, noi di Dell Technologies siamo in prima linea nella realizzazione del nuovo supercomputer IT4LIA che sorgerà presso il tecnopolo di Bologna e sarà gestito da Cineca».
Quando sarà pronto?
«La Ai Factory sarà pronta nel 2027 e sarà dedicata soprattutto alle startup e e alle pmi, ma anche aperto alla ricerca scientifica, all’accademia e agli sviluppatori. L’investimento previsto è di circa 420 milioni, co-finanziati dalla Commissione Ue a e dal governo».
Altri numeri rispetto alle centinaia di miliardi di investimenti in programma negli Stati Uniti…
«Vero, ma gli investimenti arriveranno anche in Europa: basta vedere il maxi-progetto appena annunciato in Francia e il piano da 20 miliardi dell’Ue per realizzare cinque gigafactory Ai in Europa. D’altra parte, specie quando si tratta del pubblico o in settori strategici come la sanità o l’energia, le esigenze di sovranità, controllo e “territorialità” del dato sono imprescindibili e indispensabili perché l’Ai possa davvero prendere piede».
Che intende?
«Sono tanti anni che faccio questo mestiere e ho visto almeno cinque grandi trasformazioni tecnologiche: Internet, smartphone, ecommerce, cloud. Che cosa hanno in comune? Tutte hanno avuto successo soltanto quando sono diventate accessibili economicamente e sicure per l’utente».
E l’intelligenza artificiale a che punto è di questo percorso?
«Il costo per un’impresa di una singola richiesta all’Ai, il token, è diminuito dell’80% negli ultimi mesi. Tuttavia, il numero di richieste è aumentato di 10 volte, alimentando una crescita della domanda di capacità computazionale. La bolletta sta salendo e sta rendendo più interessanti per aziende e pa le soluzioni di cloud privato: a fronte di un significativo investimento iniziale, si hanno costi operativi prevedibili e fissi. E, soprattutto, si mantiene il controllo sul dato, evitando pericolose dipendenze da fornitori».