Economia

Svizzera, non ci sarà un «tetto» alla crescita della popolazione: fallisce il referendum più costoso

Svizzera, non ci sarà un «tetto» alla crescita della popolazione: fallisce il referendum più costoso

Fallisce il referendum in Svizzera. Non ci sarà il tetto all’immigrazione, nessun «congelamento» del Paese una volta raggiunti i10 milioni.
Ma il risultato, 54,8% di no, mostra come il tema dell’immigrazione sia divisivo, il più difficile da gestire per i partiti tradizionali. 

L’affluenza è stata da record: 59%. Si tratta del referendum più costoso della storia elvetica: entrambi i campi hanno speso oltre 15 milioni. È stato promosso — attraverso un’iniziativa popolare che ha raccolto le 100 mila firme necessarie — dalla SVP (Unione democratica di centro nei cantoni italiani), partito della destra conservatrice populista, che è il più votato dalla fine del secolo scorso. 

Se fosse passato, raggiunti i 9,5 milioni sarebbero stati fermati i ricongiungimenti familiari (anche da Francia e Italia); dai 10 milioni sarebbero stati interrotti gli accordi di libera circolazione con la Ue. Non a caso si è parlato di una «Brexit svizzera». 
Contrari tutti gli altri partiti, le associazioni industriali, i sindacati. In Parlamento, su 200 deputati, 123 si sono espressi contro il referendum
e 67 a favore, il governo ha dato indicazione per il «no». 

Eppure, l’opinione pubblica sul tema non segue i partiti. Negli ultimi anni, la Svizzera ha avuto una crescita della popolazione vertiginosa: il 32% degli abitanti è di origine straniera, tra i Paesi dell’Osce la superano solo il Lussemburgo e l’Australia. È passata da 7,2 milioni di abitanti nel 2003 — quand’è entrato in vigore l’accordo di libera circolazione con la Ue — ai 9,1 di adesso. E se rispetto ai Paesi vicini è più ricca, ha trasporti pubblici efficienti, un sistema di cooperative che rendono il problema della casa meno pressante, se è cosmopolita, la massiccia immigrazione ha messo questi equilibri sotto stress. 

Per molti svizzeri, le cose non funzionano più come prima: e poco importa se altrove va anche peggio. Gli esperti di politica notano che raramente i referendum d’iniziativa popolare hanno successo: in media, nel 10% dei
casi. Insomma se quest’antica democrazia si autoregola «in modo diretto» nel suo modo placido e senza scossoni (la famosa battuta di Orson Welles: «Cinque secoli di democrazia, e cos’hanno inventato? l’orologio a cucù»), stupisce un dato. Mentre i referendum promossi dal governo passano tra il 55 e il 60% (sui circa 800 documentati dal 1848), quelli d’«iniziativa popolare» falliscono regolarmente. Con un distinguo significativo, però: quelli recenti sull’immigrazione, il divieto di costruire minareti (2009) e di portare il burqa in pubblico (2021), sono stati approvati.

E allora, come leggere il voto? Urs Leuthard, celebre giornalista politico, dice che sinistra e centro-destra si sono uniti contro la destra populista. «La maggioranza ritiene che non si debbano mettere a rischio gli accordi con l’Ue e che l’immigrazione sia necessaria, ad esempio nell’assistenza sanitaria,  nella cura o nella ristorazione». 
Anche il fattore Europa—pensando allo choc della Brexit — stavolta
ha contato. 

15 giugno 2026, 12:59 - Aggiornata il 15 giugno 2026 , 13:03

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