L'IA si sta prendendo anche la ricerca web e avvicina il rischio 'zero clic'
C'erano una volta solo i link ipertestuali come risposta alle domande dei navigatori sul web.
Oggi parte della ricerca online passa dagli assistenti di intelligenza artificiale, anche su Google. Da marzo del 2025, sempre più italiani sperimentano le "Ai Overview", le sintesi di testo che il più famoso motore mostra prima dei siti che corrispondono a ciò che le persone chiedono. Il nome di un politico, il risultato di una partita, l'andamento del prezzo della benzina. I portali fonte delle notizie continuano a svolgere una funzione fondamentale ma, prima di loro, c'è l'IA che riesce a soddisfare, in poche righe, la curiosità del momento.
"Non basta più contare i clic", dice all'ANSA Irene Di Deo, Ricercatrice Senior dell'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, "l'azienda deve avere strumenti e processi per capire quanto e in che modo farsi notare e apparire nelle AI Overview".
Una recente indagine di Sensemakers sui dati di giugno 2026 di Comscore fotografa la situazione in Italia. Le sintesi generate dall'IA sono apparse nel 22% delle ricerche su Google effettuate dai computer nel nostro Paese. Si tratta di un incremento sostanziale rispetto all'8% dell'aprile 2025. Oltre 20 milioni di italiani si imbattono nelle Ai Overview di Google e nella controparte di Bing, il motore di Microsoft. Un'ascesa che fa temere il fenomeno dello "zero click": le risposte sintetiche delle IA velocizzano l'accesso alle notizie ma rischiano di ridurre le visite verso i siti sorgente aumentando, di conseguenza, il tempo speso sulla piattaforma di ricerca che ospita i chatbot.
"Lo zero click è uno scenario in cui emergeranno le aziende capaci di rendere dati e contenuti affidabili, aggiornati e facilmente comprensibili dagli assistenti IA", continua Di Deo, "solo chi saprà organizzare le proprie informazioni in modo coerente e accessibile attraverso tutti i canali digitali verrà 'visto' dall'IA e di conseguenza reso più visibile al consumatore".
Un impatto confermato da Antonio Pepe di Sensemakers, secondo cui, "un'adozione su così larga scala può ridefinire rapidamente le regole del mercato", imponendo di anticipare i cambiamenti per "ridurre i rischi".
Stando ai numeri del report Sensemakers-Comscore, l'utilizzo degli assistenti virtuali ha raggiunto ad agosto di quest'anno i 18,9 milioni di visitatori unici in Italia, portando la penetrazione sulla popolazione digitale al 40%. A inizio 2025, eravamo al 20%. Sono gli over 45 a registrare l'ascesa maggiore, con una crescita nell'uso del 96,4%, seguiti dalla fascia dei 35-44enni. Nel primo semestre del 2026, il tempo medio mensile trascorso sugli assistenti intelligenti dagli italiani è di 80 minuti per visitatore, quasi raddoppiato rispetto ai 44 minuti del 2025. Per confronto, Stati Uniti e Regno Unito nello stesso periodo, registrano rispettivamente 94 e 118 minuti mensili per persona.
In Italia, la percentuale di uso più elevata degli assistenti di IA è tra i 25-34enni, con il 55,6%, seguiti dai 35-44enni al 46,8%, dai 18-24enni al 36% e dal 34% degli over 45. Una tendenza che non sembra calare ma che guiderà nuove metodologie di uso del web nei prossimi anni. "Per fare scelte correte", conclude Di Deo, "sarà necessario cambiare le modalità di misurazione della fruizione digitale. Per il consumatore l'esperienza di navigazione sarà sempre più semplificata ma attenzione alla singola risposta. Spesso non è quella che racchiude l'unica verità possibile".
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