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L’Osservatorio Liuc Banca Impresa 2030: le aziende italiane alla ricerca di sovranità (anche) digitale

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La sovranità digitale e l’euro digitale sono al centro dei lavori dell’Osservatorio Banca Impresa 2030 della Liuc, che riunirà i propri vertici questa mattina nella nuova sede di Kpmg, in via Pirelli 38, a Milano.
Al centro dei lavori l’intervento di Enrico Letta, presidente dello Jacques Delors Institute e autore di un recente Rapporto strategico che, con il parallelo lavoro di Mario Draghi, costituisce il pilastro dell’agenda economica e di competitività dell’Unione europea.
Proprio sul ruolo futuro dell’Unione europea in un contesto internazionale sempre più competitivo si è concentrato il recente impegno dell’Osservatorio Banca Impresa 2030, proponendo analisi e prospettive volte a delineare lo scenario competitivo per le aziende italiane, sia sul fronte creditizio, con gli enormi cambiamenti che la tecnologia sta imponendo all’intero settore, sia sul fronte produttivo, con l’annoso problema delle modeste dimensioni delle imprese nazionali, che si aggrava a causa del sovraccarico di regole e obblighi che la burocrazia nazionale e continentale impone loro, soprattutto sul fronte dell’innovazione.
Sul tema della sovranità digitale, dopo l’introduzione di Bruno Verona di Kpmg, sarà Lorenzo Macchi a presentare un’indagine, realizzata dalla medesima Kpmg, volta ad evidenziare l’alto livello di dipendenza che la Vecchia Europa presenta in settori chiave per lo sviluppo futuro, quali oggi appaiono essere il cloud computing, l’intelligenza artificiale e il Saas, ovvero tutto il mondo del Software as a service.

L’Europa, evidenzia la ricerca di Kpmg, dipende dagli Stati Uniti per il cloud computing, l’intelligenza artificiale e il software, ma anche per le infrastrutture di information technology, l’hardware e i chips (en plein!). Dipende dalla Russia per le fonti energetiche, diversi prodotti agricoli di prima necessità e per le terre rare. Dipende dalla Cina per le terre rare, la produzione di hardware, modelli di intelligenza artificiale e talune strutture di information technology.
Un quadro assai poco rassicurante, che evidenzia da un lato debolezze naturali, come la mancanza di materie prime, dall’altro deficienza maturare nel corso del tempo, a causa di un mal interpretato concetto di democrazia (la condanna all’inazione proclamata dal principio dell’unanimità) e dal morboso piacere della regolamentazione di ogni settore, che ha seppellito la magnifica idea dell’Unione europea sotto il peso di tonnellate di inutili e contraddicenti leggi e regolamenti.
L’urgenza di un cambiamento profondo nella visione e nell’approccio verrà sottolineato dal rettore dell’università Liuc, Anna Gervasoni. L’ateneo di Castellanza, in provincia di Varese, è socio fondatore e propulsore dell’Osservatorio, assieme all’Aifi, l’associazione del private equity, venture capital e private debt, e alla Fondazione Corriere della Sera.

Seguiranno poi gli interventi di Claudia Cattani, presidente di Bnl del gruppo Bnp Paribas, di Fabio Cerchiai presidente di Bper, di Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, di Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali, di Corrado Passera consigliere di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, di Giovanni Pirovano, presidente di Banca Mediolanum di Gian Luca Sichel, amministratore delegato Mediobanca Premier e di Compass e di Marco Siracusano, già amministratore delegato di Poste Pay.
Con loro, saranno anche Victor Massiah, Alessandra Perrazzelli del Politecnico di Milano, Matteo Valenti di Bancomat e Matteo Fumagalli Romario, managing director del gruppo Sol.
Le conclusioni dei lavori, che saranno affidate ad Anna Maria Tarantola, già vicedirettrice generale della Banca d’Italia, a Giovanni Gorno Tempini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti e a Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, porteranno a evidenziare soluzioni strategiche per le imprese italiane.
L’innovazione e i potenziali rischi che questa porta con se non possono essere sottovalutati, ma l’insieme delle imprese del Vecchio continente neppure possono continuare a inseguire i concorrenti che arrivano da oriente e da occidente. La differente competitività si misura frequentemente con il time-to-market per i nuovi prodotti: le aziende europee faticano, schiacciate da burocrazie e inefficienze, oltreché dall’incertezza regolatoria. Le soluzioni sono state prospettare proprio dal Rapporto Letta. Era il 18 aprile di due anni fa, in occasione del Consiglio europeo straordinario di Bruxelles e nel frattempo è stato fatto ben poco di quanto previsto nel documento. Da allora però la situazione si è aggravata: le tensioni internazionali e le decisioni dell’amministrazione statunitense hanno evidenziato i limiti della sovranità europea, non solo digitale, ma anche sul fronte difensivo, dell’approvvigionamento energetico, della leadership politica. Prossimo appuntamento il 16 novembre.