Schillaci: «Sanità, serve una spinta all’innovazione. Le case di comunità? Entro giugno»
Il sistema sanitario si trova in una fase di trasformazione che passa dall’integrazione di innovazione, sostenibilità e centralità della persona. È il quadro delineato nel corso della decima edizione dell’«Healthcare & Pharma Talk – Sistema Salute tra burocrazia e tecnologia» di RCS Academy in collaborazione con Corriere della Sera e Corriere Salute, dove è emerso come la tecnologia, in particolare l’Ai, possa rappresentare una leva straordinaria per migliorare prevenzione, diagnosi e cure ma solo se accompagnata da una nuova governance, da competenze adeguate e da una sanità territoriale più forte. «Entro il 30 giugno – ha evidenziato Orazio Schillaci, ministro della Salute - come previsto dal Pnrr, le Case di Comunità dovranno essere operative, con team multidisciplinari e i medici di medicina generale al centro del percorso di cura. Queste strutture rappresentano un rafforzamento della sanità territoriale portando servizi e cure più vicine ai cittadini». In questa prospettiva, lo sviluppo dei servizi sul territorio diventa uno snodo essenziale. Francesco Rocca, presidente Regione Lazio, ha invece raccontato gli obiettivi raggiunti: «Nel 2023 il Lazio aveva una previsione di perdita superiore a 700 milioni di euro e un debito di 23 miliardi di euro, oggi non generiamo nuovo debito. Inoltre sono stati abbattuti i tempi di attesa in pronto soccorso: dai 3.000 ai 1.000 minuti». Per Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Turismo, Sport e Moda di Roma Capitale, la chiave resta l’accessibilità del sistema: «La tecnologia e la semplificazione burocratica possono contribuire a rendere il sistema sanitario più efficiente e accessibile per rispondere ai bisogni dei cittadini».
Nel corso del dibattito sulla governance del sistema salute, Lorenzo Positano, managing director & partner BCG, ha sottolineato che «l’Ai si sviluppa grazie all’accesso ai dati, è necessario creare un ecosistema sicuro e regolato». Ha anche richiamato la necessità di un procurement pubblico più evoluto e di una collaborazione pubblico-privato più strutturata. Per Rocco Bellantone, presidente ISS, «l’Ai offre opportunità straordinarie per la diagnosi, la ricerca e lo sviluppo di nuove cure ma deve restare uno strumento al servizio delle persone e sotto una chiara supervisione umana». Ha poi evidenziato l’esigenza di linee guida etiche e di restituire centralità agli operatori sanitari, oggi spesso appesantiti dalla burocrazia, e all’educazione sanitaria. Marcello Cattani, presidente Farmindustria, ha invece rimarcato come «l’innovazione richiede una nuova governance, è poi necessario rilanciare la ricerca clinica per rendere l’Italia più attrattiva, oltre a creare condizioni certe per gli investimenti perché Usa e Cina stanno accelerando».
Sul tema della sostenibilità economica del sistema salute, Donato Scolozzi, partner KPMG Healthcare & Lifescience, ha evidenziato un cambio di paradigma: «La spesa sanitaria è un investimento strategico, non solo un costo. In questa ottica assistiamo a una trasformazione culturale nel modo di intendere il valore della sanità». In questa direzione, Manuela Borella, vicepresidente Nutrizione Specializzata Danone Nutricia Italia e Grecia, ha richiamato il ruolo della nutrizione nei percorsi di cura, sottolineando che una quota rilevante di pazienti oncologici arriva già malnutrita. «La nutrizione – ha detto - deve diventare parte della terapia, anche con potenziali risparmi per il sistema». Per Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento Ministero della Salute, «l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale deve tradursi in un investimento strategico, orientando le risorse verso prevenzione, screening e valorizzazione dei professionisti sanitari». Daniele Piacentini, direttore generale Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - IRCCS, ha invece richiamato il passaggio da una sanità «legata a una logica di volume a una sanità di esito, prendendo in carico il paziente in modo continuativo e sostenibile». Infine Giuseppe Quintavalle, direttore generale ASL Roma 1 - presidente Fiaso, ha sottolineato il ruolo delle persone e delle reti territoriali, «le Case di Comunità sono snodi essenziali per garantire continuità di cura e una sanità più umana e integrata».
Nel confronto dedicato al ruolo dell’Ai e dei Large Language Models come nuovi attori nell’informazione sanitaria degli italiani, è emerso come queste tecnologie stiano modificando il rapporto dei cittadini con la salute. Simone Andrea Telloni, ceo Havas Health Network Italy, ha evidenziato come «l’AI è ormai un fenomeno mainstream. L’88% degli italiani la utilizza e una persona su due la usa frequentemente». Tuttavia, ha sottolineato l’esistenza di un divario generazionale, poiché «la usa il 74% dei giovani contro il 33% degli over 50 mentre solo il 27% degli italiani ha ricevuto una formazione sul suo utilizzo». Secondo Telloni, «l’Ai può aiutare a comprendere meglio la propria salute ma deve integrarsi con i professionisti per diventare uno strumento davvero accessibile e utile». Sul tema della governance e tutela del dato sanitario, Sonia Selletti, avvocato Astolfi & Associati, ha ricordato che «è una risorsa sensibile e strategica per lo sviluppo della sanità». La sua condivisione, ha spiegato, «può generare valore per cura e prevenzione ma bisogna garantire sempre tutela della privacy, sicurezza e riservatezza».
Lo sviluppo dell’Ai richiede sicurezza, dati affidabili e una reale integrazione nei processi clinici. Claudio Bassoli, presidente e amministratore delegato HPE, ha evidenziato: «Il dato sanitario deve restare dove nasce, con infrastrutture sicure e vicine alla sua produzione. L’Ai può ridurre fino a un quinto i tempi della ricerca e migliorare l’efficienza dei processi». Andrea Simoni, segretario generale Fondazione Bruno Kessler, ha sottolineato che «serve un’integrazione tra tecnologie e pratica medica. L’unione di immagini diagnostiche, dati clinici e genomica apre la strada alla medicina personalizzata». Invece Lucilla Sioli, director EU AI Office DG Connect Commissione Europea, ha richiamato l’attenzione su competenze e governance: «Servono sistemi affidabili, dati di qualità e supervisione umana. L’Ai potrà crescere solo se percepita come sicura e utile per medici e pazienti».
Il settore delle life sciences è strategico per la competitività italiana, ma richiede più rapidità di accesso alle cure, semplificazione regolatoria e maggiore attrattività per la ricerca clinica. Federico Viganò, country manager Italia e Grecia Vertex Pharmaceuticals, ha detto che «la ricerca deve concentrarsi su patologie senza terapie e accelerare l’accesso. Serve semplificare la burocrazia per rendere l’Italia più competitiva». Alessandra Balduzzi, direttore medico Menarini Stemline Italia, ha sottolineato: «Velocizzare l’avvio degli studi clinici e ridurre le barriere amministrative è essenziale per competere con altri Paesi». Nicola Bencini, Regional vice president e general manager Incyte Italia, ha osservato che «è necessario un maggiore sostegno alla ricerca e valorizzazione dei giovani». Bernard Kilbane, VP & general manager Madrigal Pharmaceuticals Italy, ha affermato: «La MASH deve essere una priorità di salute pubblica e i costi sanitari devono essere considerati come investimenti per il futuro». Roberto Scrivo, chief external affairs Angelini Pharma, ha dichiarato: «Servono regole più moderne, approcci appartenenti al passato rischiano di frenare innovazione e progresso». Federico Villa, associate vice president Eli Lilly Italia, ha concluso sottolineando la necessità di «criteri europei condivisi per bilanciare innovazione, sostenibilità e accesso equo alle cure». La conclusione a Corrado Tomassini, vice president Havas PR, che ha evidenziato «la centralità della collaborazione tra uomo e macchina, fondamentale insieme al lavoro di verifica e mediazione di figure come i giornalisti».
17 giu 2026 | 10:17